Giornata di silenzio, domani si vota. Come ci poniamo di fronte a questa tornata elettorale? Qual è il nostro d’animo? Questi i pensieri della redazione. E i vostri? Scrivetelo nei commenti.

AMAREZZA E SCONFORTO – Mi avvicino a queste elezioni con un senso di amarezza e sconforto che non sentivo da tanto tempo. Complice il voto anticipato dell’Inghilterra e per il quale è prevista la vittoria schiacciante dei “Brexiters”, sono stato tentato di non andarci proprio a votare. Servirà il mio voto? Non credo. Anche in Italia le cose sembrano già scritte. Però per me ci sono anche le regionali e quindi non votare mi pare veramente brutto. Ci andrò, non è importante a chi darò il mio voto (ho pochissime idee al riguardo non essendoci in Italia un partito europeista che abbia le mie idee di Europa) ma so che lo farò per il Piemonte e per togliere un voto a Salvini. Non mi vanto di questo perchè è una motivazione imbarazzante ma è l’unica che attualmente trovo. (Fed. Gar.)

IL VOTO UTILE? – In questi giorni mi sono scontrata in un’idea che mi ha fatto ribrezzo, proposta da persone che mi hanno spaventata. Le elezioni sono alle porte e ho deciso per chi votare. All’improvviso mi si para davanti il voto utile. Tanti sono convinti che se uno vota per un partito piccolo allora il suo voto è sprecato. Quindi bisogna votare per un partito grande, anche se non ci piace, perché sennò si butta via un voto. Ecco, io questa cosa non la sopporto. Voglio votare per un partito che magari non arriva neanche al 3%, e allora? In tutta coscienza non mi sembra giusto votare per qualcuno solo per mettere i bastoni tra le ruote a qualcun altro. Non mi sembra molto democratico. Soprattutto, non mi sembra intelligente. Sì, magari tra un paio d’anni mi darò della stupida per aver ragionato in questo modo, ma se non posso nemmeno più votare chi mi rappresenta meglio la democrazia muore. E qui sorge il terrore, perché chi sostiene il voto utile spesso (molto spesso) si riempie la bocca di parole dolcissime e sublimi nei confronti della democrazia. A me questo spaventa tantissimo: è pura ipocrisia, ma è così velata che quasi ti frega. Quindi mi avvicino così, un po’ preoccupata di potermi ritrovare nel seggio con qualcuno che mi dica di non votare chi preferisco mascherando il suo proselitismo con un falsissimo: “Ma siamo dalla stessa parte, perché butti via il tuo voto?” (Fra. Spe.)

NON CI RESTA CHE SPERARE – Generalmente mi avvicino alle elezioni con spirito altamente pessimista, soprattutto al netto dei risultati ottenuti negli ultimi anni – a partire dalle varie amministrative e dal referendum del 4 dicembre 2016 per la precisione – ma questa volta ci spero davvero. Ho seguito una serie di candidati, alcuni incontrandoli anche di persona, e ho fatto la mia scelta in base ai valori in cui credo e che una volta tanto ho visto condivisi proprio da alcuni di questi candidati. Ma al di là della mia scelta, quello in cui spero questa volta è che chi andrà a votare abbia più consapevolezza del perché si sta votando – lo so, è una speranza assolutamente utopica, me ne rendo conto, ma in qualcosa bisogna pur sperare per riuscire, prima o poi, a contrastare questa deriva – perché se no si rischia davvero grosso, date le tendenze negative sempre più emergenti in Italia e in Europa. Si stanno buttando al macero sempre più valori fondamentali, calpestando e deridendo concetti e idee che per decenni sono stati alla base della società nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, a favore di altri a cui abbiamo sempre guardato con paura, ma che ora invece vengono presi in simpatia con la scusa del “siamo stufi, bisogna cambiare”. La mia speranza è quella che, se non in Italia, almeno in Europa si riesca a riconfermare quei capisaldi per cui abbiamo lottato per decenni, soprattutto per rispetto dei grandi risultati ottenuti per quanto riguarda la parità di quei diritti fondamentali che qualcuno, sempre di più, oggi mette in dubbio. Io ho estremamente paura di chi si burla di valori come quello dell’antifascismo o di chi scende in piazza sbraitando perché l’aborto è sbagliato e quindi bisogna tornare indietro di 50 anni e abrogare la legge 194, ho paura di chi dice che non è razzista, però prima gli italiani e poi gli altri se c’è posto, ho paura di chi ha anche amici omosessuali, però non è giusto che si sposino perché sono contronatura, ho paura di chi mi dice che parlo un po’ troppo per essere una ragazza e avrei fatto meglio a sposarmi qualche anno fa, così a quest’ora sarei sistemata e senza problemi. E siccome queste mie paure trovano riscontro e conferma, ahimé, non mi resta che sperare. (Sar. Mar.)

I MULINI A VENTO – Mi avvicino a queste elezioni abbastanza svuotato. Sono scoraggiato dalla perfetta riuscita della macchina propagandistica di qualche partito. Non riesco a capacitarmi di come si possa pensare, anzi…già prima non riuscivo a capacitarmi di come si potesse pensare di votarli questi partiti, dopo quest’ultimo anno, questo sentimento è decuplicato. Scopriamo che la maggior parte delle persone che viene rapita da questa propaganda ha un’istruzione limitata, capisco tutte le battaglie per distruggere l’istruzione che fine abbiano. Scopriamo che la maggior parte di queste persone non riconosce una fake news quando la legge e non si pone nemmeno il beneficio del dubbio. Capisco perché i portaborse di queste persone siano stati rimpiazzati dai blogger o media-qualcosa, perché le campagne elettorali si facciano su Facebook, perché i telegiornali/giornali si stiano conformando a questo stile di non-news. Sono così scoraggiato che non mi sono nemmeno informato, voterò le persone che già conosco, che so come hanno lavorato per il mio mondo. Non ci fossero le comunali penso che l’affluenza non supererebbe il 40% per le europee o il 50% per le regionali. E’ una vera tristezza e più mi guardo attorno, più vedo persone scoraggiate che non cercheranno altro che il prossimo mulino a vento da combattere. (Rob. Mos.)