Di Maria Scetta

Il 28 Marzo, a mezzanotte, su tutte le piattaforme di streaming musicale usciva “When we all fall aspleep, where do we go?”, album d’esordio di Billie Eilish Pirate Baird O’Connell, Billie Eilish per i fan.
Una settimana dopo i bardi bergamaschi per eccellenza, i Pinguini Tattici Nucleari, rilasciavano il loro primo album inciso con una major, Sony Music, intitolato “Verdura”.
Non sono più indie-pendenti, ma sono rimasti i soliti pinguini ultracitazionisti che volenti o nolenti danno un senso a quegli studi umanistici tanto denigrati nell’era dell’ingegneria quotando Shopenhauer e Danton e facendoci sentire un po’ più intelligenti perchè in grado di coglierle, menestrelli dalla piuma onesta, quel tanto da essere a volte brutali, ma in maniera bonaria. E poi c’è Billie, la rivelazione di quest’anno. In Italia si è fatta conoscere per “Bury a Friend”, ma all’estero era famosa già dai tempi di “Ocean Eyes”, album del 2016 in cui aveva solo tredici anni, quelli che quando ci pensi dici “caspita! E io a tredici anni che facevo? Ah, già! Giocavo a snake.”
Abbastanza agli antipodi, ma oltre alla vicinanza tra le date di release c’è un altro legame tra di loro: il tema del fallimento in campo sentimentale. Da un lato Billie con la sua “Wish you were gay”, dall’altro “Sashimi” dedicata da Zanotti al suo susharo di fiducia, entrambe le canzoni nella categoria “secondo singolo estratto da” per i rispettivi album.

La prima, melodia descritta dai critici come bare-boned, ovvero ridotta all’osso, fa risaltare la voce di Billie a tratti un sussurro a tratti invece dura, frustrata, come quando chiede direttamente al ragazzo che l’ha rifiutata “How am I supposed to make you feel okay? If all you do is walk the other way.” A rendere geniale la canzone è proprio la frase contenuta nel titolo: “Wish you were gay” ovvero “spero che tu sia gay”, un’affermazione che ha generato non poche critiche, a mio parere molto sterili, da parte della comunità LGBTQIA+. Infatti, come la stessa Billie Eilish ha affermato in seguito alla shitstorm lei non intendeva diffondere il messaggio che dare del gay a qualcuno sia un insulto, voleva semplicemente sottolineare che è più facile superare un due di picche se si scopre di non essere l’orientamento sessuale preferito della nostra crush (“preferred sexual orientation” per citare il testo) e non è forse così?
“Sashimi”, tra le sempre presenti citazioni musicali e non – Daft punk e The Rasmus le principali – inserisce il racconto di Gianpiero e della fine della sua storia d’amore, prima attribuita all’Erasmus, poi al destino, in una sorta di rivendicazione nei confronti dell’ex. Motivetto allegro, testo che cerca di non prendersi sul serio, ma un tema che di allegro ha poco. Il cameriere del Sushiko, qui in veste di consigliere sentimentale, consiglia agli ascoltatori di riprendersi in mano la propria vita e non esagerare con sushi, perché non c’è nulla di sbagliato nell’essere tristi, ma “bene non ti fa” ingozzarsi di gyoza e sashimi tutte le sere; né al corpo, né alla mente. Un consiglio che tutti dovrebbero sentire, ma pochi hanno il coraggio di dare per paura di offendere.

Entrambe le canzoni sono state in grado di mettere nero su bianco parole che quasi nessuno ha il fegato di esprimere, ma tutti pensano: che è sbagliato rifugiarsi nel cibo e abbrutirsi; che tutti, in fondo, vorremmo scoprire che il ragazzo o la ragazza che ci ha friendzonati/rifiutati si riveli essere omosessuale, perché significherebbe che non abbiamo niente che non va, che è una semplice questione di orientamento sessuale.

Lei una base lenta e triste che fa presagire un magone imminente se ne esce con frasi tipo “I wish you were gay” che per quanto possa essere triste essere rifiutati a me ha fatto sorridere, per l’onesta e per la rarità con cui si sentono frasi del genere che in tanti pensano e vi sfido a sostenere che non sia così. I Pinguini, indie, non più indie, ma sempre indie, con un motivetto simpatico a consigliarci di andarci piano col sashimi. Dove sta la verità? Probabilmente da entrambe le parti.