L’iride risplende sul cielo di Roubaix colorando le grigie stradine rurali delle campagne del nord della Francia.
E’ appena terminata la classica monumento più massacrante, l’ha vinta un certo Peter Sagan. Campionissimo o Cannibale moderno (appellativi ciclistici non casuali) ha varcato le porte del velodromo in seconda posizione, dietro all’eroico elvetico Dillier fuggitivo della prima ora, aggiudicandosi così la posizione migliore al suono della campana. Il risultato è “ormai” un racconto che profuma di leggenda: una bici al cielo per sugellare il trionfo che Adriano De Zan non avrebbe esitato a descrivere con una delle sue celebri frasi che rimangono nel cuore di ogni appassionato. Arrivato a Compiègne con i favori del pronostico ma con un’insolita sobrietà (ndr. almeno così dicono) quel buontempone di Peter sa che al pavè non piace la tecnologia ed allora niente freni a dico, niente cambio elettronico e quando lo dice lui l’ammiraglia tira fuori la brugola che userà per regolare una di quelle innovazioni finalizzate per quel giorno (chiedete ai tecnici Specialized).
Pedalando nelle campagne di Roubaix all’indomani della prima Guerra Mondiale sembrava di essere all’inferno e così venne ribattezzata pure la corsa anche se per molti è un paradiso (ad eccezione di Hinault che disse :”est une connerie”) come lo fu per De Vlaeminck o per Boonen. Pochi però sono riusciti a portare l’iride al trionfo a Roubaix: uno, neanche a dirlo fu Merckx, un altro fu Moser, poi Hinault, ma i due che forse più si somigliano ciclisticamente parlando sono proprio Sagan e Rik Van Looy.
Un’intera squadra, la Quick Step Floors, colma di fior fior di campioni erano partiti per mettere in scacco la corsa e il fenomeno Sagan ma sono tutti rimasti vittima di una favolosa cavalcata partita a più di cinquanta chilometri dall’arrivo che non è diminuita in potenza ed importanza sui settori più difficili di Mons en Pévèle e Carrefour de l’Arbre. Il Velodromo gremito in ogni ordine di posti, come ogni settore di pavè, è stata la splendida cornice di un arrivo di coppia Peter Sagan e Silvan Dillier in cui il forte sei giornista elvetico ha contribuito alla vittoria di Peter ma allo stesso tempo rischiava di entrare nella leggenda per aver battuto proprio in pista, suo terreno prediletto, il campionissimo della Bora-Hansgrohe ma così non è stato e Sagan, con Van Looy, Merckx, Moser e Hinault, entra nell’olimpo della Roubaix in maglia iridata, la più bella di tutte le maglie simbolo, secondo me, dell’amicizia che lega tutto il mondo degli appassionati del pedale a questo inferno paradisiaco, siamo tutti un po’ facenti parte dell’associazione “Les Amis de Paris-Roubaix” che cura i settori di pavé affinchè rimangano patrimonio francese e dell’umanità.