Dopo l’ondata del movimento Me Too e il conseguente scandalo che ha portato alle indagini su Harvey Weinstein e alla sostanziale disintegrazione dell’immagine attoriale di Kevin Spacey, questa volta ad essere accusato di molestie non è un maschio dell’establishment Hollywoodiano, bensì proprio una donna.

È infatti Asia Argento, fino a due giorni fa in prima file tra le paladine del movimento e prima accusatrice delle nefandezze di Weinstein, a essere accusata di aver avuto rapporti sessuali con un attore, Jimmy Bennett, ai tempi minorenne. L’attrice, che avrebbe poi accettato di pagare 380.000 dollari per evitare una causa legale, ha smentito le accuse, ammettendo di aver pagato il ragazzo sostanzialmente per liberarsi da un peso, su suggerimento del compagno Bourdain.

Le accuse ad Asia Argento hanno suscitato polemiche e riflessioni. Tra queste, ha destato particolari critiche il commento del Professor Orsini, pubblicato su The Post Internazionale. Secondo l’autore, non è possibile paragonare la violenza sessuale perpetrata da un uomo su una donna a quella di cui può essere capace la donna stessa, per la naturale differenza fisica tra i sessi, che porta l’uomo a essere più forte e difficile da contrastare. Quindi, tralasciando casi particolari, la visione dell’autore è netta: gli uomini stuprano e le donne vengono stuprate.

Andando avanti, l’autore spezza una lancia in favore della Argento, ritenendo le accuse nei confronti dell’attrice senza senso. Secondo lui, infatti, è praticamente impossibile che ‘un ragazzo di diciassette anni non sogni di essere l’amante di una bellissima attrice di 37 anni’.

Qualche commento risulta necessario.

Per quanto, nel caso in esame, sia possibile che il ragazzo stia cercando di cavalcare le ultime onde del fenomeno Me Too, è giusto che la sua testimonianza sia presa in considerazione quanto le altre, spesso anch’esse poco credibili. In primo luogo, il fatto che la presunta carnefice sia una bella e ricca attrice, che lo abbia portato in un albergo di lusso e che non gli abbia puntato una pistola alla testa, non rende automaticamente l’atto sessuale un qualcosa di voluto o bramato. Se affermiamo questo concetto, allora anche le accuse rivolte da molte attrici, come la stessa Argento, nei confronti di Weinstein o Spacey, non avrebbero motivo di essere prese in considerazione.

Nelle violenze sessuali entrano in gioco molteplici fattori, a partire dal soggiogamento psicologico. Una donna adulta, sessualmente matura e consapevole, ha certamente i mezzi per prevaricare un ragazzo di diciassette anni, di per sé in un momento di confusione dovuto al periodo adolescenziale. Il fatto che i due si conoscessero da parecchi anni prima dell’episodio, avendo recitato insieme quando Bennett di anni ne aveva 7, potrebbe avvalorare la tesi del condizionamento psicologico.

Al di là della dinamica dei fatti e della veridicità delle accuse, questo episodio deve spingere a una generale riflessione. Se davvero vogliamo avviarci verso una società che garantisca la parità tra uomo e donna, non possiamo definire la violenza sulle donne di serie A rispetto a quella sugli uomini e quindi, di fatto, sminuire la sofferenza che può essere provata da un uomo.

Basarsi sullo stereotipo inflazionato del ragazzo che ha il sogno di ‘farsi la Milf’, in pieno stile American Pie, o di trovare la sua ‘Mrs. Robinson’, come un (poco credibilmente) giovane Dustin Hoffman ne ‘Il laureato’, trasmette il messaggio che il sesso sia qualcosa che l’uomo ‘non può non volere’ e da cui non può tirarsi indietro, se non vuole ledere la sua virilità. In realtà, ad un occhio più attento ‘Il laureato’ non mostra un ragazzo così soddisfatto per essere andato a letto con la signora Robinson, ma un individuo confuso e costretto a dare una dimostrazione della sua maturità attraverso il sesso, solo per evitare di passare per un ragazzino. Il fatto che il pubblico non legga la scena come una violenza (non fisica, si intende, bensì psicologica) è il semplice risultato di una visione che ci è stata imposta dalla società.

In conclusione, questo episodio può segnare una svolta inaspettata nella crescita del movimento Me Too. Il movimento, infatti, se davvero ambisce a diventare qualcosa di più del classico gruppo femminista di facciata ‘politically correct’, non può in questo momento fare distinzioni di genere. Se l’obiettivo è quello di tutelare la categoria delle vittime di molestie sessuali al di là del loro genere e orientamento sessuale, non si può continuare a puntare il dito a priori contro il genere maschile. Nel superamento dei doppi standard, c’è ancora molta strada da fare.