2569494820_e4b950a9d0_b“Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”. Così, il 13 ottobre 2016, Bob Dylan, al secolo Robert Zimmerman, decide di scrivere un’altra pagina rivoluzionaria, per la sua carriera e per il mondo intero. Rivoluzionaria come la scelta, insolita per un menestrello, di imbracciare una chitarra elettrica e cantare quello che la Beat Generation andava predicando nel più o meno ruggente ventennio Fifties-Sixties. Un uomo, Dylan, capace di confezionare poesie delicatissime (“Love Minus Zero/No limits”, “Shelter from the Storm”, “Just like a Woman”) ed essere, al contempo, un pungente animale sociale (“Hurricane”, “The Times They are-A Changing”), cantore di un’epoca tormentata e dolcissima.

Tutta la sensibilità, tutta l’intelligenza, tutta la lucidità storica di un uomo tanto moderno quanto ancorato alla scena folk tradizionale statunitense, hanno donato al “Menestrello di Duluth” la massima onorificenza nel campo delle Lettere. E qualcuno (leggi Baricco, ad esempio) è riuscito a indispettirsi. “Allora diamo a Javier Marias il Grammy Awards”. Come se scrivere canzoni non fosse scrivere. Come se scrivere canzoni e chiamarsi Bob Dylan non fosse abbastanza. Oltre ai 59 (CINQUANTANOVE) album pubblicati, qualche raccolta di poesia (non certo all’altezza delle sue più celebri strofe cantate) e un volume di “Chronicles”, in cui, con grossa competenza letteraria, racconta la sua esperienza umana e professionale, che lo ha reso quello che, più o meno pubblicamente, dimostra di essere attraverso le sue canzoni.

Tralasciando la polemica sterile, c’è dell’altro. In un duemilasedici che ha saputo portar via illustri e storici artisti e intellettuali [ultimo in ordine di tempo il meraviglioso (o almeno ricordiamolo così) Dario Fo] insignire un rivoluzionario e dicotomico menestrello del Nobel è un gesto veramente forte. E’ consegnare al mondo la possibilità di cambiare, di ribaltare la prospettiva, col permesso dei vetusti e rigidi veterani dell’Accademia di Svezia. E’ Golia che suggerisce a Davide che il suo tempo è finito e lo invita a prenderlo a sassate. E’ un segnale che i tempi stanno davvero cambiando, che “Riconsiderare e Riconoscere” sono le parole chiave per la rivoluzione di domani.