4957612609_fffe278c65_o(1)Dalla nostra Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al principio di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27, comma 3). Fino ad ora si è fatto poco in questa direzione: è infatti ancora diffusa l’idea, ormai ampiamente superata, secondo la quale unico scopo della pena è quello di punire. Ed è su questa scia che si fanno discorsi tipo “lo chiudi dentro e butti via la chiave”, discorsi che ormai appartengono al passato.

Da Beccaria in avanti è stato appurato che la pena deve avere altre funzioni, e dal 1700 ad oggi si è giunti alla conclusione che scopo della sanzione è soprattutto quello di rieducare. Un dubbio, però, sorge spontaneo: come può essere rieducato un individuo che passa le sue giornate all’interno di un istituto chiuso al mondo esterno con pochissime possibilità di “risperimentarsi”?  

L’inserimento passa anche attraverso quelle che vengono definitive “pene alternative alla detenzione”.  Il 2 aprile la Camera ha approvato in via definitiva un disegno di legge che apporta alcune modifiche ad istituti già presenti, come gli arresti domiciliari e l’affidamento in prova ai servizi sociali, che verranno applicati in automatico per alcune categorie di reati. Inoltre, prevede l’uso dei braccialetti elettronici per la detenzione non continuativa, la depenalizzazione di alcuni reati minori e la sospensione del procedimento penale con messa alla prova.

La rieducazione del condannato non deve essere letta in un’ottica di giustificazione per i reati compiuti, ed è anche fondamentale che essa venga bilanciata con gli interessi delle vittime ad essere risarcite per il dolore subito. Ma è altrettanto vero che un detenuto rinchiuso in una cella, privato di ogni possibilità di essere utile alla società da lui stesso offesa, non porta a nulla. Un individuo che ha intrapreso e portato a termine con successo un progetto educativo deve essere reinserito. Solo in questo modo la società potrà raggiungere quella piena inclusione che resta ancora un’utopia.