di Alessio Mason

Ultimamente ci sono due app per smartphone che stanno facendo molto parlare di sé. App molto diffuse, con scopi assolutamente diversi, ma che in entrambi i casi hanno fatto sorgere grossi dubbi sulla possibile violazione della privacy dei loro utenti.

Per comprendere meglio, andiamo a guardare da vicino. Facciamo un gioco: riporto, qui di seguito, due estratti dai termini di utilizzo di queste due importanti app. Vediamo se riuscite a indovinare quali sono.

– App 1

Eccoti una lista di alcune delle misure con cui l’app protegge i tuoi dati:

• L’app non raccoglie alcun dato che consentirebbe di risalire alla tua identità. Per esempio, non ti chiede e non è in grado di ottenere il tuo nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email.

• L’app non raccoglie alcun dato di geolocalizzazione, inclusi i dati del GPS. I tuoi spostamenti non sono tracciati in alcun modo.

• Il codice trasmesso dall’app è generato in maniera casuale e non contiene alcuna informazione riguardo al tuo smartphone, né su di te. Inoltre, questo codice cambia svariate volte ogni ora, per tutelare ancora meglio la tua privacy.

• I dati salvati sul tuo smartphone sono cifrati.

• Le connessioni tra l’app e il server sono cifrate.

• Tutti i dati, siano essi salvati sul dispositivo o sul server, saranno cancellati non appena non saranno più necessari e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2020.

– App 2

L’app potrebbe raccogliere informazioni su di te, tra cui:

• Fotografie che invii durante l’uso dell’app

• Informazioni sull’uso dell’app, per esempio i modi in cui interagisci con l’app

• Informazioni dai social network, come il tuo nome utente, il tuo nome e cognome, o il numero e l’elenco dei nomi dei tuoi amici

• Informazioni sul dispositivo utilizzato

• Informazioni sull’attività online, ovvero informazioni sulle azioni compiute nell’app e sui siti web, inclusi le pagine o le schermate visualizzate, i percorsi seguiti tra le pagine o i tempi di visualizzazione delle stesse

Tali informazioni potrebbero essere utilizzate per migliorare l’app, per inviarti comunicazioni promozionali e di marketing, o per mostrarti pubblicità personalizzate.

Bene, se avete letto fino a qui, siete giunti alla fine del gioco. La prima app è nientemeno che Immuni, l’app di tracciamento sociale che dovrebbe sperabilmente aiutarci nella lotta contro il COVID-19. La seconda è invece FaceApp, app che sta spopolando e che permette di trasformare una propria fotografia in un se stesso “dell’altro sesso”, oppure molto invecchiato o ringiovanito.

Qualunque persona penserebbe che, vista la privacy policy qui sopra, qualche preoccupazione sull’uso di quest’app sia nato. Ed effettivamente è così, sono nate molte preoccupazioni riguardo la privacy. Ma non di FaceApp, di Immuni. Lo so, sembra incredibile, ma è così.

Ebbene, messaggio per tutti coloro che non vogliono scaricare Immuni perché “E la privacy?”, ma poi scaricano FaceApp senza troppi problemi: fate quello che volete. Ma almeno non vi lamentate, che ci fate più bella figura. Grazie, di cuore.

Con questo non voglio dire che Immuni sia perfetta: il fatto che così tante persone nutrano dubbi su quest’app significa che il lavoro di informazione non è stato sufficiente e che bisogna fare di più, spiegando in lungo e in largo perché tale app, se scaricata dalla maggior parte della popolazione e se utilizzata a dovere, potrebbe rappresentare un vantaggio non da poco nella lotta al virus.

D’altra parte, non c’è nulla di pericoloso o truffaldino nelle richieste di FaceApp, che non fa nient’altro che richiedere più permessi all’utente che questo, utilizzando l’app, accetta implicitamente (ma, almeno in teoria, consapevolmente), cosa che per altro, legittimamente, fanno molte altre app largamente utilizzate.

In ogni caso, che abbiate scaricato Immuni o FaceApp o tutte e due o nessuna, se decidete di preoccuparvi della vostra privacy gentilmente non fatelo solo nei giorni dispari, magari, e dico magari, fate che pensarci sempre.