eiffel-tower-498378_640Terrore. È la parola della giornata, una parola che non riesco a togliermi dalla testa. Terrore. Esprime perfettamente la situazione: se la parola terrorismo ormai ci ha abituati e quasi stufati, la parola terrore ci suona quasi nuova.

È il terrore che sta dilagando, il panico che da Parigi ormai si è espanso in tutta Europa e anche oltre. E io sono una tra le migliaia di ragazzi francesi, spagnoli, tedeschi, americani che guardano impietriti i fatti accaduti questa notte. Troppo giovane per ricordare bene l’11 settembre 2001, troppo giovane per buttarmi in elaborati complottismi politici. E nonostante la mia indole arrogante mi spinga spesso a farlo, oggi non penso di parlare a nome dell’umanità. Oggi sono solo una ragazza spaventata, per svariati motivi. E sono ipocrita, lo so. Perché proprio questo attentato, e non le centinaia che sonno avvenuti nel giro di pochissimi anni in tutto il mondo, mi ha colpita tanto?

La prima risposta, la più ovvia, è la vicinanza. A 500 km di distanza sono morte 150 persone. Civili. Che si stavano divertendo. Innocenti. Di cosa avevano colpa? Di non essere fanatici? Innocenti.

Altra motivazione del mio terrore: potevo essere una di loro. Sarà che solo una settimana fa ero ad un concerto rock, fatto sta che mi sento davvero vicina a quegli appassionati di musica che ieri sera si sono ritrovati all’inferno senza motivo. Potevo essere una di loro. Ancora peggio: potrei esserlo in un futuro imprecisato. Cosa dovrei fare, smettere di andare a vedere concerti? Mai. 11930917_1531429243815970_1762811186_n

Ed ecco, il fatto che io sia una testarda stupida diciannovenne mi manda nel panico, perché probabilmente durante un attacco del genere farei qualcosa di incredibilmente idiota e finirei immediatamente nel mirino di un fanatico. E non lo dico per vantarmi: è un’ammissione di colpa.

Da ultimo, ciò che davvero mi terrorizza è il dannato futuro. Mi sto impegnando a perseguire quello che credo essere l’obiettivo della mia vita, e una banda di pazzi tenta di distruggerlo. Io inseguo la cultura, il sapere, la conoscenza. Se me la tolgono, cosa mi resta? Non bastava l’incertezza su lavoro, famiglia e compagnia bella, ora vogliono rubarmi anche gli ideali. Non ci sto. Per questo oggi sono ipocrita, perché sono un essere umano. E non è giusto che mi si terrorizzi in nome di un’idea.