Dopo un periodo sabbatico, rieccoci qui a parlare delle cose belle del calcio italiano.

Era un po’ di settimane che avrei dovuto scrivere qualcosa su questo argomento, ma tempo ed eventi succedutisi in questo campionato non me ne avevano dato occasione. Ora invece credo che i tempi possano essere maturi per dedicare due righe, alla novità dell’anno, quella che avrebbe dovuto finalmente cambiare le sorti e soprattutto la correttezza e la credibilità del campionato italiano: la VAR o il VAR (già il sesso dello strumento è sempre stato un mistero di tutti).

Come potete notare, introducendo l’argomento sono stato costretto ad usare il condizionale: la VAR “avrebbe” dovuto cambiare il nostro calcio e renderlo più credibile. Ma siamo in Italia dove la credibilità e l’onestà intellettuale e non, sono inutili particolari e dopo i primi mesi dove davvero questo strumento sembrava finalmente aiutare l’operato dei direttori di gara, facendo loro rivedere azioni cruciali che avevano giudicato erroneamente, tutto sembra tornato come ai bei vecchi tempi.

E’ stato sufficiente alcune polemiche costruite ad arte, guarda caso sempre provenienti da tesserati di grandi squadre, molto spesso anche di solo una grande squadra, e non sto a dire quale lascio indovinare a voi, e l’utilità della VAR è andata in vacca.

Sì perché il problema, come al solito, non è lo strumento, il problema è chi lo usa, che è poi lo stesso problema che si ha da anni nei campi di calcio italiani: l’incapacità, la sudditanza e lasciatemelo dire la poca o se non assente buona fede della classe arbitrale italiana.

Lo dico subito, io non faccio parte di quella schiera di persone che crede ai tre luoghi comuni o fregnacce che vengono detti da anni riguardo ai torti arbitrali nei confronti delle piccole, rispetto alle 3-4 solite squadre (o forse solo una?): non credo che gli arbitri italiani siano i più bravi del mondo, non credo che a fine campionato i torti si compensino, ed infine, non credo alla buona fede degli arbitri in Italia, ma non da oggi, più o meno da quando ho iniziato a seguire il calcio da bambino.

Un’ulteriore prova di questo l’abbiamo avuta da due episodi accaduti in pochi giorni nell’ultima settimana.

Coppa Italia Juventus – Torino: 22° del secondo tempo Khedira interviene fallosamente su Acquah rubandogli il pallone, l’arbitro naturalmente non fischia e sugli sviluppi dell’azione la Juventus raddoppia con Mandzukic. Proteste dei granata, l’arbitro Doveri più per obbligo che per convinzione fa finta di andare a vedere lo schermo della VAR, probabilmente invece delle immagini del fallo guarda un film porno giapponese e decide che, nonostante tutto il mondo abbia visto che quello era fallo, per lui fallo non è con tanti saluti all’aiuto della tecnologia.

Sia chiaro la Juve quella partita avrebbe potuto vincerla 5-0, il Toro stava giocando da schifo, ma si era sull’1-0 e quel gol ha definitivamente chiuso la partita. L’unica cosa per me consolante è che la sconfitta ha permesso all’ex tecnico Sinisa Mihajlovic di poter cercare una nuova professione più consona alle sue capacità (ad esempio il buttafuori per locali notturni).

SERIE A 20^ giornata Cagliari – Juventus (strano che ci sia la Juve sempre protagonista n.d.r.): 74° il bianconero Benatia colpisce in contrasto Pavoletti al volto che rimane a terra, l’arbitro non fischia la Juve riparte con l’attaccante rosso blu ancora steso sul campo, e sugli sviluppi dell’azione Douglas Costa crossa basso in area dove trova Bernardeschi pronto a battere a rete. Inutili le proteste sarde;
77° ora è il Cagliari che attacca, tiro cross di Padoin da destra e Bernardeschi in area colpisce chiaramente con il braccio largo il pallone. Tutti protestano, il direttore di gara (Calvarese di Teramo) era tra l’altro posizionato ottimamente di fronte a al giocatore bianconero e senza nessuno che gli potesse ostruire la vista. Ci sarebbero tutti i presupposti per utilizzare la VAR ma in questo caso si chiude un occhio, anzi due, e va bene così, niente rigore, tre punti alla Juve e per il Cagliari sarà per la prossima volta.

Questi sono soltanto due casi, e c’è da sottolineare che a parte la tendenza tutta juventina a commettere furti anche quando non ce ne sarebbe nemmeno bisogno (a questo punto penso possa essere classificabile come una patologica e conclamata forma di “cleptomania acuta”) la tendenza ad usare o non usare la VAR per agevolare le grandi è accaduta anche in favore di Napoli, Roma o altre delle cosiddette 7 sorelle.

Ci si domanda: se la VAR deve aiutare l’arbitro a notare cose che non vede, perché si lascia allo stesso arbitro non vedente, la discrezionalità di decidere se usarla o meno? Certi arbitri hanno seri problemi di vista? Se sì perché non li si aiuta, portandoli da dei bravi oculisti? Cosa ci sta a fare l’arbitro che a bordo campo è addetto alla VAR se poi non segnala o segnala erroneamente le azioni degne di essere riviste o meno? Ad inizio campionato quando a Buffon la VAR non piaceva perché spezzettava troppo il gioco, ora a Buffon è diventata simpatica?

La risposta a tutte queste domande non le avremo mai e penso che nella prossima stagione si troverà una scusa per dire che la VAR crea più danni che benefici e che si dovrà di conseguenza tornare alle vecchie abitudini (che poi continuano ad essere quelle attuali), anzi io che son maligno penso che questi errori, assolutamente palesi, siano fatti di proposito proprio per poter giungere a fine campionato a questa decisione.

Naturalmente il problema non è la VAR, il problema è che viene esaminata, guardata ed utilizzata dalla stessa classe arbitrale che ha fatto, nei decenni, diventare il nostro campionato, uno dei meno appetibili, meno spettacolari e meno credibili d’Europa.

Eh già ma il problema del nostro calcio, è non aver segnato alla Svezia…