Amici di Palloni Sgonfiati perdonate l’assenza, ma purtroppo la spettacolarità di questo campionato, con la lotta per arrivare secondi sempre più serrata, impegni di lavoro e la mia pigrizia (l’ordine delle tre cause è assolutamente intercambiabile) mi hanno portato lontano per un po’ di tempo da questa rubrica.

Ma in questi giorni imperversa il fatto del momento, quello di cui tutti discutono, ossia il gesto di Josè Mourinho al termine del match di Champions tra Juventus e Manchester United vinto dagli inglesi allo scadere per 1-2.
Sì, perché dopo 90’ durante i quali l’allenatore portoghese è stato preso ad insulti per i suoi trascorsi interisti (e soprattutto perché lui, il tanto sospirato ed inseguito dai bianconeri triplete, lo ha fatto veramente) con solite e tipiche allusioni alla sua famiglia, dopo il triplice fischio si è rivolto al pubblico juventino con una mano all’orecchio in modo provocatorio, come a voler dire “Dai ragazzi fatevi sentire un po’ di più”.

Insomma nulla di nuovo, robe da stadio, tifosi che insultano, spesso in modo becero, qualsiasi avversario, giocatori ed allenatori che rispondono alle volte in modo altrettanto maleducato, ma purtroppo fa parte del gioco.
Ma naturalmente i commenti che si fanno, di lode o condanna, hanno metri di giudizio differenti, giudicando in base alla simpatia del personaggio, ma soprattutto in base all’importanza (più politica che fattuale) della tifoseria oggetto della provocazione stessa.

E’ celebre ad esempio la corsa del mitico Carletto Mazzone durante un Brescia-Atalanta con la squadra di casa sotto di due gol, e con la curva bergamasca che aveva passato tutta la partita ad insultare l’allenatore romano. Al gol del 3-3 sor Carletto, incurante della sua età e della forma fisica non propriamente ottimale, iniziò una corsa furente verso la curva avversaria, con il pugno alzato e urlando un inequivocabile “Li mortacci vostra” che è passato alla storia e che costarono all’allenatore varie giornate di squalifica.

Quella scena, passata agli annali, ha riscosso più solidarietà che strali polemici, non solo grazie alle scuse che Mazzone fece dopo il match, ma anche perché Carletto è sempre stato un personaggio bonario, genuino, simpatico, e soprattutto allenando squadre non propriamente di primissima fascia era più facile provare per lui simpatia, senza contare che il gesto era stato rivolto ai tifosi dell’Atalanta quindi sostenitori di una squadra non considerata di prima fascia sia calcisticamente che politicamente.

Ma per lo Special One sembra che sia diverso purtroppo, perché essendo sempre stato un personaggio piuttosto scomodo ed ingombrante, certamente con un atteggiamento non propriamente simpatico e soprattutto con poche simpatie nei confronti della prima squadra d’italia (sentimento alquanto reciproco), ecco che i commentatori sportivi e le loro opinioni sono subito differenti, ed anche l’ipocrisia regna sovrana.

Considerato che anche Mou nelle interviste dopo gara ha dichiarato che è stato un gesto istintivo e che a freddo non lo avrebbe rifatto, ecco subito alzarsi i difensori del fair play a fare la morale per una mano appoggiata all’orecchio. Editoriali, titoli di giornali, dichiarazioni di giornalisti o ex giocatori (naturalmente selezionati esclusivamente ex giocatori bianconeri) i giudizi pacati che ha ricevuto l’allenatore portoghese sono andati dal “patetico”, “imbecille”, “provocatore” fino alla vetta dell’ex portiere Tacconi, uno che di sportività se ne intende “io gli avrei dato una ginocchiata sulle costole”. Tutte queste dichiarazioni non sono state dette in un bar tra amici per sparare due minchiate in libertà, ma sono state dette in tv o scritte sui giornali, da persone che dovrebbero fare i giornalisti e non i tifosi dopo aver bevuto la terza grappa.

Tutto questo solamente perché l’oggetto della risposta di Mourinho erano i tifosi della Juventus. Se la stessa cosa l’avesse fatta a quelli del Cagliari naturalmente questi ultimi non sarebbero stati difesi da chicchessia (e poi dove c’è scritto che si debbano difendere delle persone che passano un’ora e mezza ad insultare un’altra persona?).
Ed è qui che tutto prende i connotati della farsa, perché proprio il fatto che si parli di fair play per un semplice gesto della mano compiuto in un luogo come lo Juventus Stadium, dopo quello che è uscito nelle ultime settimane è cosa piuttosto divertente.

Purtroppo però a seguito dei servizi di Report che hanno documentato le infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel tifo organizzato juventino (ora la curva della Juve è stata ribattezzata 41-bis), che hanno mostrato i frequenti contatti tra dipendenti della società bianconera con personaggi facenti parte di queste organizzazioni criminali, e che con l’aiuto di questi dipendenti, siano stati fatti entrare striscioni infami contro i caduti del Grande Torino (con Andrea Agnelli assolutamente a conoscenza di tutto) ecco, dopo l’uscita di queste inchieste non si sono visti tutti questi sostenitori del fair play sollevarsi per chiedere conto di questi fatti, nessuna richiesta di spiegazioni, di scuse, in quel caso tutto a posto, va bene così.

Ecco quando si parla del nostro calcio e dei gravi problemi che affronta, prima di tutto sarebbe necessario che vi fosse almeno un giornalismo ed un’informazione libera ed equilibrata, perché se ci si scandalizza per una mano appoggiata all’orecchio, non ci si può poi coprire gli occhi sulle vere cause che fanno del calcio italiano un affare sempre più sporco. Altrimenti parliamo soltanto di malafede, servilismo ed ipocrisia.