ATTENZIONE ARTICOLO FORTEMENTE POLEMICO E NON POLITICALLY CORRECT.

Forse sto invecchiando e quindi il mio già pessimo carattere peggiora con gli anni che avanzano, ed il mio livello di tolleranza, già piuttosto precario in verità, è crollato miseramente.

Son parecchi anni che seguo lo sport da semplice spettatore, il calcio, soprattutto le partite della mia squadra del cuore, un po’ di Formula 1 ed ogni tanto, ma devo essere sincero con più distaccato interesse, il motomondiale. Sono come la maggior parte delle persone uno spettatore medio, non mi sento esperto di nulla, mi diverto a guardare certi eventi come fanno un po’ tutti, e come la maggior parte del popolo italiano mi faccio coinvolgere dalle vicende calcistiche dei miei beniamini (il Toro in questo caso, ma varrebbe lo stesso per (quasi) qualsiasi altra squadra).

Come dicevo sono tanti anni che è così, alla passione non si comanda, ma più il tempo passa più il pensiero fisso che tutto questo non abbia senso, che bisognerebbe mollare tutto e lasciare al suo destino quello che è ormai uno squallido carrozzone, mi prende ogni giorno più violentemente.

Sì perché, a parte la mia squallida pigrizia, scrivere di calcio sta per me diventando sempre più difficile: lo è stato prima anni fa, quando scrivendo solo di vicende granata mi accorsi che non era possibile avere un pensiero libero e critico nemmeno nei confronti di chi dovrebbe avere tua la stessa fede calcistica, arrivando a rovinarmi il fegato con gente che mi insultava per quello che scrivevo, ed ora lo sta diventando perché la verità è che su questo calcio, sul campionato italiano, in realtà non c’è assolutamente più nulla da dire.

In queste settimane avrei potuto fare un pezzo al giorno dicendo le stesse cose (e anche questo stesso articolo lo potrei ripubblicare tutti i giorni per i prossimi 20 anni e risulterebbe sempre attuale), commentando le solite nefandezze, le solite pagliacciate che vengono messe in scena ogni settimana sui nostri campi.

Un campionato che non ha più credibilità, senza competizione, squilibrato all’inverosimile con la lotta scudetto già praticamente decisa a gennaio, con teatrini che farebbero vergognare chiunque, tranne gli abitanti di questo paese dove oramai la realtà ha ampiamente superato la fantasia.

In queste settimane son rimasto in silenzio assistendo a tutto e al contrario di tutto, ad arbitri che fischiano falli di mano in area quando il pallone è stato stoppato di petto, per poi vedere qualche partita successiva lo stesso arbitro non concedere un rigore per un fallo di mano nettissimo che tutto il mondo aveva visto.

Ho visto il capo degli arbitri scusarsi e dare spiegazioni per gli errori di un loro collega con i dirigenti di una società, solo perché quella società era il Milan, mentre per tutte le altre che son mesi che subiscono qualsiasi vaccata dai fischietti italiani, zero scuse, anzi meglio che stiano zitte e non rompano troppo le palle con le loro lamentele.

Ho visto allenatori rimproverare un proprio giocatore, per aver scelto di provare ad entrare in area per segnare, piuttosto che farsi fare un fallo o simularlo, così da far espellere il proprio avversario.

Ho visto la lega mettere in calendario il derby di Torino il 4 maggio, giorno dei 70 anni della tragedia di Superga, per venire incontro alle esigenze europee della squadra prima in classifica, senza rendersi conto che, sensibilità a parte, quello sarebbe il derby giocato in quello stesso stadio dove ogni anno ci sono striscioni inneggianti ad aerei che cadono, con la compiacenza della stessa dirigenza della squadra ospitante.

Ho visto solo qualche giorno fa la capolista, con un vantaggio mostruoso sulla seconda, giocare con la Spal, squadra che si sta onorevolmente giocando la salvezza con altre squadre, schierare in campo non solo le seconde linee ma addirittura più di un elemento della propria primavera, in nome di una partita di Champions da giocare tre giorni dopo, e se poi la partita sembra falsata chi se ne importa, tanto quegli straccioni che si giocano una permanenza in Serie A sono soltanto degni di sparire assieme ai loro tifosi che si ostinano a sostenere delle squadrette di provincia e non le solite 3 o 4 multinazionali del calcio.

Ho visto anche il mio Toro, questa domenica subire l’ennesimo torto arbitrale (credo siano gli effetti delle “scuse” di Rizzoli al Milan), nonostante il VAR, che doveva aiutare gli arbitri a non sbagliare.

Peccato che siamo in Italia, l’unico paese dove per primi si introduce il VAR e dopo qualche mese si trova il modo di aggirarlo, con direttori di gara pessimi e compiacenti che decidono se e come guardarlo, diventando addirittura ciechi davanti a quel fottutissimo schermo dove tutto il mondo vede una cosa e lui naturalmente vede l’esatto contrario.

Ecco ieri pomeriggio vedendo l’ennesima cialtroneria mi sono chiesto che senso aveva seguire ancora quello “spettacolo”. Se l’assistere ad un evento che dovrebbe essere sportivo possa avere ancora un motivo di interesse, se quello a cui stai assistendo sia una cosa vera o già decisa da una regia precedente, non su un prato verde, ma magari in qualche stanza lì vicino.

La verità è quelli come me, che in realtà non sono innamorati del calcio (non certo di questo schifo), ma dei colori delle maglie della loro squadra, della storia che rappresentano, sono portati a sopportare tutti i conati di vomito che ci fanno venire questi spettacoli indecenti, ed invece dovremmo smetterla.

Dovremmo spegnere le tv, svuotare gli stadi, dovremmo lasciare questa gente infima da sola, dovremmo sperare al fallimento definitivo di tutto il movimento, nella speranza che un giorno si possa ricostruire qualcosa che assomigli allo sport, e non ad un circo governato e regolato da cialtroni.