Una settimana di pausa, per permettere ai calciatori di farsi le meritate vacanze a Dubai o in paesi dove c’è caldo anche a gennaio, per recuperare dalle grandi fatiche sopportate durante le partite del periodo natalizio, ed ecco che ci ritroviamo nuovamente con un’altra giornata di campionato, con polemiche assortite tra un gol del Napoli sezionato con le immagini 3D, perché c’era un pelo pubico di Mertens leggermente al di là della linea dei difensori, e l’arbitro Doveri, che dopo i disastri del derby di Coppa Italia dove aveva ampiamente dimostrato di non saper vedere nemmeno lo schermo del VAR, ha ricominciato ad arbitrare indisturbato (alla faccia della sospensione punitiva per due giornate, ci credevate voi? Ahahaha, CIUPA!).

Proprio per questo motivo, ma non solo, oggi non ci soffermiamo sulle bellezze del calcio italico, ma andiamo oltre confine, perché insomma, qui non si sta bene ma anche all’estero ogni tanto non scherzano.

Mi è giunta sotto gli occhi l’immagine dell’immenso Cristiano Ronaldo, inversamente simpatico rispetto alle sue doti tecniche, che dopo aver preso un colpo in faccia durante un azione di gioco, invece di farsi medicare e rientrare in campo, prima di tutto si fa passare un cellulare per specchiarsi dalla fotocamera. E’ un immagine emblematica secondo me, di quello che è diventato il calcio oggi, fatto di fighette coi tacchetti, calciatori che entrano in campo con la brillantina (mi son sempre chiesto se negli spogliatoi ci siano dei parrucchieri per la messa in piega perfetta), tatuaggi in tutto il corpo e scarpette firmate e colorate con colori spesso improponibili.

Non voglio fare il solito anziano che dice “eh ai miei tempi sì che si stava bene, i treni arrivavano in ora….(ah no, quello era per un altro motivo n.d.r.), tuttavia questa immagine mi ha fatto tornare un po’ di malinconia per quel calcio e quei giocatori, che ancora negli anni 90, facevano della rudezza e spesso anche della follia un loro marchio di fabbrica.

Io da piccolino ho avuto la fortuna di vedere nella mia squadra giocatori tipo Policano, Annoni, e il mitico Pasquale Bruno. Giocatori che capivi che tipi erano già dai loro soprannomi oxfordiani, Rambo Policano, Tarzan Annoni, e soprattutto Bruno detto simpaticamente o’Animale. Gente che se gli davi anche involontariamente un calcio in faccia, non stavano certo lì a specchiarsi (è vero direte voi, non c’erano i telefonini, ma vi assicuro che non ne avrebbero sentito il bisogno), ma se non avevi la fortuna di stenderli definitivamente, era meglio per te aver già fatto prudentemente testamento, o al limite che conoscessi un bravo ortopedico che ti rimontasse le varie ossa messe in disordine dai suddetti.

Ma anche nei fuoriclasse di allora vi era molta differenza rispetto a quelli di oggi, Maradona con le sue mille sregolatezze in campo non faceva la prima donna e non si faceva pregare se c’era da fare rissa, e potremmo citarne altri tipo Gascoigne o Cantona.

Forse gli ultimi giocatori che hanno avuto ancora quell’antico spirito, sono stati Davids ,Gattuso, Montero, Stam, e forse per citarne uno ancora in attività Ibrahimovic il quale oltre alla grandissima umiltà che sempre lo contraddistingue (celebre una delle sue numerose frasi poco impegnative “Io non sono il Re. Io sono Dio”) non è certamente consigliabile farlo innervosire in campo, onde evitare peggiori conseguenze psicofisiche.

Anche se sarà sempre una speranza mal riposta, chi ha vissuto questi periodi auspica ad un ritorno di un calcio con più calciatori e meno fighette, ma ormai il calcio business predilige i personaggi, facendo diventare i calciatori da atleti a divi da copertina.