Continua il discorso con il creatore di Commenti Memorabili. In questa seconda parte dell’intervista abbiamo chiacchierato di gestione dei gruppi social, controllo dell’utenza e del futuro extra social all’insegna della stand-up comedy.

(Qui la prima parte dell’intervista)

Parliamo ora di aspetti un po’ più tecnici. Sulla gestione dei gruppi dei social noi di Idealmentre parliamo spesso e tu ti ritrovi a gestire oltre 7 milioni di utenti combinati tra le varie pagine e migliaia di commenti (alcuni memorabili e altri meno). Come fai e quanto è difficile?
In realtà è un dato pure sottostimato e ti spiego il perché: visualizzando i dati insight della sola pagina di Commenti Memorabili, i post raggiungono gli 11 milioni di persone la settimana, quindi si può tranquillamente pensare che le persone totali che vanno su tutte le nostre pagine siano circa 15 milioni. Perché molte persone che non hanno messo il “mi piace” alla pagina però vedono il post grazie agli amici che lo condividono, scrivono o fanno una qualsiasi azione social. Su quanto è difficile la gestione degli utenti attivi, ti dico che è molto difficile e infatti siamo solo in 10 circa a fare questo lavoro in Italia. Ci vuole una pazienza infinita, conoscenze che nessuno ti insegna e che puoi imparare solo sul campo sbattendoci la testa. Basti pensare che Facebook non ha linee guida, può fare quello che vuole, ti può bannare dall’oggi al domani. Ci sono letteralmente miliardi di regole non scritte che regolano i social, gestire questa mole di utenti è veramente difficile. Ci sono dunque metodologie diverse che vengono applicate in base alle realtà che noi seguiamo. Per esempio Quel che non sapevi è una pagina lontana dall’utente, che punta ai contenuti, non va a vedere se nei commenti ci sono delle critiche, ti sbatte in faccia quello che vuole e tu utente decidi se ti interessa o meno. È chiaro che in questo caso la gestione è molto più facile perché che tu abbia 1 like o 100 milioni ti cambia poco, la gestione è sempre quella. Ci sono poi realtà intermedie come Commenti Memorabili in cui non c’è un gruppo ma solo una pagina che però è molto grande e si alimenta di commenti quindi devi comunque interfacciarti con l’utente. E guarda io lo so bene perché sono quello che da 3 anni si spulcia ogni singolo commento, ci vuole una pazienza disumana ma è l’unico modo per fare che Commenti Memorabili sia quello che è. Fotografie Segnanti ha invece un rapporto molto più intimo con gli utenti perché si appoggia ad un gruppo privato e quindi necessita di un lavoro ancora maggiore con più di una persona che stia lì a fare moderazione sia in pagina che nel gruppo e poi serve qualcuno che abbia la sensibilità di capire quali post abbiano successo se trasportati in pagina dal gruppo. È la stessa cosa che succede in Carmagnola is for men ma in maniera notevolmente più grande.

Ci sono dei gruppi, e non sono pochi, che anche se hanno molti ma molti meno iscritti dei tuoi non riescono o sembra non vogliano moderare i commenti e i post e spesso si creano dei “casi”. Penso a gruppi come “Sesso, droga e pastorizia” o “Welcome to favelas”. La stessa cosa però si trova nei cosiddetti gruppi cittadini. Che ne pensi? C’è una strategia o è del tutto casuale?
Loro fanno un ragionamento diverso rispetto a quello tradizionale che si fa di solito: sapendo che quello che fanno è per pura goliardia, che trattano argomenti poco commercializzabili e che rimarranno nella pagina Facebook, puntano all’esasperazione, alle critiche e su argomenti borderline che possano creare flame (rissa verbale social, nda). Ad esempio dicendo che a Napoli ti rubano l’orologio e invece al nord si sta bene. Questo perché ogni volta che un post riceve tanti commenti sia negativi che positivi, tanti like o dislike, sono tutte interazioni social che vengono compiute e che vanno a creare viralità. Ha molta più visibilità un post che riceve 5mila commenti, di cui solo 100 positivi e i rimanenti sono insulti, che un post innocuo che ha solo 100 like. Loro puntano a questo, a essere dissacranti in maniera esagerata, a creare faida e dissing e realizzare una viralità dei post molto elevata.

Sempre a riguardo della moderazione e dei contenuti dei commenti/gruppi in molti richiedono un maggior controllo da parte di Facebook. Pensi sia tecnicamente possibile controllare la mole gigantesca di contenuti
Possibile sì; lo farà mai? No. Questo perché a Facebook fa piacere rimanga così. Fosse per Facebook lascerebbe anche i post con foto violente di qualsiasi tipo, non ha nessun riguardo. La cosa che gli interessa è una: l’interazione. Vuole che ci sia traffico nelle pagine, se potesse ne metterebbe ancora di più di quello che ha già. Naturalmente ci sono poi degli interessi, delle regole che vietano alcune cose. Lei quindi ha interesse nell’essere il meno chiaro possibile per quanto concerne le linee guida per poi poter rimanere in questa zona grigia dove va a bannare le cose indifendibili come la violenza estrema ma non è mai abbastanza chiara. Questo comporta che c’è un traffico molto più elevato rispetto a quello che ci sarebbe se ci fosse controllo, l’azienda si maschera dietro al fatto che non possono fare di più per via della mole gigantesca di dati ma la realtà è che per loro il social è come una via con tanti ristoranti: se sono pieni va bene, anche se in cucina ci sono i vermi. Solo quando arrivano i Nas e fan chiudere il locale sono obbligati a farlo. Poi loro potrebbero controllare maggiormente perché il 90% della moderazione che c’è su Facebook non è ovviamente gestita da persone ma da dei bot che lo fanno in maniera automatica. Basta pensare al bot che banna in automatico tutte le immagini con una svastica sopra.

Il fatto che Facebook debba controllare, lo ritieni corretto?
Io sono un amante del dark humor e della stand-up comedy, quindi dipendesse da me, io lascerei ogni tipo di contenuto, anche estremo. Ovviamente dovendomi rapportare con la società in cui viviamo è corretto che controlli. Se Facebook continua con l’idea degli ultimi anni, ovvero smettere di essere un social alla portata di tutti e dare bene l’idea di essere una piattaforma che rimane social ma ha come piano quello di fare business tramite marketing e brand content, deve per forza fare una netta distinzione tra quello che è lecito e quello che non lo è. Si sta trasformando nella televisione 2.0 e come in tv certi tipi di programmi non li troverai mai, non ci possono essere nemmeno su Facebook.

I social sono ciclici, con una vita di qualche anno. Pensi ci sarà un dopo Facebook? Come pensi che si possano evolvere o involvere?
Solo questa domanda richiederebbe ore di risposte. Io ho sempre pensato che il rapporto fosse più o meno di 1 a 5: 1 anno di permanenza sui social di una pagina, di una moda, equivale a 5 anni nella vita reale. A volte anche di più. Facebook sta durando tanto, anche più di Myspace che nel 2004 dicevano che non sarebbe mai stato soppiantato, che sarebbe durato per sempre poi è arrivato lo stesso Facebook e l’ha fatto dimenticare. Facebook non farà la stessa fine perché si è già comprato quello che potrebbe essere il successore, che è Instagram. Poi Facebook ha avuto un’evoluzione completamente diversa rispetto a Myspace: nel tempo Facebook sarà sempre visto come il “genitore”, quello che ha dato il via a tutto. Però sarà anche visto meno come il social che è adesso e più come un diario di vita. Nasceranno nuovi social, ovviamente, e lo stesso Instagram – l’ho dico già da un anno – avrà sempre più piede e sta già raggiungendo Facebook come interazioni e tutto. Mi spingo anche a fare una previsione, magari sbagliando ma possiamo risentirci tra qualche anno e vedere cos’è successo, cioè che nel futuro ci sarà un social, nuovo o derivato da Facebook, implementato con la realtà virtuale. Non si può scampare al passare del tempo ma ci si può tenere aggiornati in modo che quello che gestisci sia sempre al passo coi tempi.

Tra l’altro dei social in Vr li stanno già sperimentando con l’Oculus Rift.
Si, io credo che il futuro sarà quello. Poi io penso che la realtà virtuale uscita in questi ultimi anni sia uscita troppo presto, è ancora nelle fasi iniziali. Però la strada è quella, prossimamente noi guarderemo Facebook come oggi guardiamo gli sms o Whatsapp.

Ultima domanda. Tu cosa vorresti fare in ambito social che non hai ancora fatto?
In ambito puramente social non saprei cosa dirti perché di cose ne ho fatte. Me l’avessi chiesto due mesi fa ti avrei detto la pagina Carmagnola is for men, adesso mi prendi un po’ alla sprovvista. Ci sono più delle cose extra social che vorrei fare.

Bene, dimmi quelle extra social.
Uno dei sogni che ho in questo momento è quello di portare uno spettacolo dal vivo, sulla base degli stand-up comedy, che prenda spunto da alcune cose prese da Commenti Memorabili e che però si sviluppino in un monologo in maniera diversa. Questa è una cosa che sto cercando di tirar giù in questi mesi e avrò l’esordio dello spettacolo a Settembre durante il Festival della Satira che si svolge in provincia di Asti.

Sei un po’ lo Yotobi di Facebook.
(Ride) Sì un pochino, diciamo che mentre lui si è staccato completamente da quello che faceva, è partito su Youtube e adesso fa gli spettacoli, io vorrei mantenere l’origine di Commenti Memorabili. Prendere come spunto delle immagini rappresentative e costruire il monologo, ovviamente molto dissacrante in stile stand-up. Avere una sorta di filo che colleghi  lo spettacolo dal vivo con quello che ho fatto sulla pagina di Commenti Memorabili, una cosa che secondo me si sposa molto bene. Il battesimo del fuoco sarà appunto ad Asti, poi bisogna vedere tante cose. Il pubblico italiano non è ancora molto pronto per lo stand-up comedy, lo dimostra il fatto che abbiamo Brignano nei teatri di tutta Italia e un fenomeno come Giorgio Montanini che si esibisce ancora nelle sagre. Però mi piace l’idea di andare ad unire una cosa extra popolare e commercializzata come Commenti Memorabili con uno spettacolo dal vivo di nicchia in cui c’è lo stesso creatore della pagina che sul social ti fa le battutine molto easy e poi da due metri sul palco ti insulta. Trovo molto bella questa contrapposizione e spero di riuscire a ricrearla. Ci sto lavorando in questi mesi e vediamo cosa ne esce fuori, bisogna fare i conti con il pubblico che hai davanti e con il riuscire a far capire il concetto perché sicuramente tantissime persone rimarranno spiazzate. Noi siamo abituati ai comici di Zelig, di Colorado Cafè, in cui al massimo c’è lo sketch sulla moglie che ti accompagna al centro commerciale e ti rompe i coglioni. Il pubblico italiano medio è così e quindi quando si sente parlare in uno spettacolo di pedofilia in ambienti religiosi c’è sempre qualcuno che non capisce.