n-CHARLIE-HEBDO-COVER-mediumIn questi giorni tutti abbiamo seguito con interesse, rabbia e sofferenza la vicenda terribile di Parigi.

Oggi, vorrei soffermarmi su quei ragazzi affascinati dal fanatismo islamico. Non credo, come alcuni in questi giorni hanno scritto, che il problema sia il perbenismo e che la soluzione sia la cancellazione di ogni credo. L’uomo ha bisogno di qualcosa in cui credere e lascio ad ognuno, come è giusto che sia, la possibilità di scegliere cosa è meglio per sé.

Però, non possiamo non notare come oggi la mancanza di valori caldi e di giustizia nella religione, nella politica e nella società, abbia portato ad aumentare la fragilità che porta a condurti a santoni, miti di bellezza estetica e fanatici che ti fanno tornare entusiasmo nella vita perché ti affidano un compito per cui la tua vita assume un peso.

Per questo, non riesco più a sopportare chi critica senza sporcarsi le mani, chi scrive dicendo che “la soluzione è cancellare i valori” e criticando chi prova a portare avanti i propri dialogando e collaborando con l’altro, seppur con idee diverse da sé. Soprattutto si sta creando una fascia crescente di persone che fa parte di una comunità (religiosa, politica o altro che sia) e critica la propria “casa” senza mettersi in gioco, senza prendere una decisione che dia chiarezza alla propria vita.

Quanti si riconoscono “credenti” ma sono i primi a prendere la cosa come un gioco e a beffeggiare chi ne ha invece una maggiore convinzione? Come si può sostenere la giustizia nella politica se la maggior parte dei politici non riescono a rinunciare ad un po’ di stipendio o ad aiutare chi è più in difficoltà? Si può credere in dei valori se questi  sono vissuti come un gioco, senza più importanza? Non sarebbe più facile e dignitoso ammettere che non si crede più nella giustizia, in Dio o in altro? Perché continuare a frequentare ambienti dove questi valori vengono portati avanti e non crearne di nuovi?

Insomma, sono per prendere delle scelte, sono per il Bene e mi va bene che lo faccia chi crede così come chi non crede. Invece, reputo troppo facile chi parla stando alla finestra, a guardare che gli altri fanno, criticando il più delle volte, ma senza il coraggio di dire “faccio la mia parte”.

Insomma, questi giovani non hanno, a mio umile parere, bisogno di cancellare i valori “perbenisti” sui cui basano la loro vita. Hanno bisogno di proposte, di essere coinvolti, attivati, di sentirsi vivi, cosa che il fanatismo gli ha dato modo di fare. Il nostro paese ha deresponsalizzato molti giovani del tutto, annullandoli e rendendoli inutili alla società, proprio perché non gli ha mai dato modo di capire nel concreto l’importanza del loro contributo.

Per questo chiedo a tutti, credenti e non credenti e, in primis a me stessa, di sporcarci le mani e di metterci la faccia, invece di stare appollaiati sugli allori pensando che, a criticare il mondo, soprattutto il mondo che ci ha cresciuto, questo un giorno si accorga che esistiamo e che vogliamo farne parte.