gay_kissers_by_skylertrinityrapture-d67r328Stavolta va così, inizio banale. Quindi: premetto che. Premetto che non ho tutti gli amici gay che ha Salvini. Io ne ho uno solo, di amico gay dichiarato. E nonostante ci conosciamo da poco meno che un anno, gli voglio bene. Non lo ritengo particolarmente coraggioso per la sua scelta, né diverso da chiunque altro.

Quello che mi ha davvero stupito di lui è la sua spontaneità. È naturale, genuino, ed è anche per questo che mi sta davvero a cuore. Un pomeriggio, mentre ci prendevamo un caffè col solito gruppetto di universitari, lui ci ha detto che stava programmando una serata in un locale per soli omosessuali. Siamo stati molto contenti di sentirglielo dire; è un tipo timido, e cerchiamo sempre di spronarlo a combattere questa sua paura.

Il giorno dopo ci ha raccontato della sua bellissima serata, e la storia finisce qui. Però questa storia che a me sembrava assolutamente normale e soprattutto finita ora mi tormenta. È successo dall’altra parte del mondo. Siamo sette miliardi di persone sulla terra. Ma poteva capitare a lui. Potevo perdere un grande amico. Però c’è di più. È successo che qualcuno ha davvero perso un amico. O magari un fratello. O un fidanzato. Un figlio.

Immaginate il dolore di una madre. Immaginate di aver perso vostro fratello, vostro marito, vostra moglie. E ora, con questi bei pensieri in testa, abbiate la sfacciataggine, anzi la stupidità necessaria per scrivere “è colpa loro”. Spiegatemi quanta ignoranza ci vuole ad affermare che se non fossero stati gay sarebbe stato tutto diverso. Perché l’unica cosa diversa è la partecipazione al dolore, che c’era poco tempo fa con gli attentati di Parigi ma oggi non c’è. Vi prego, fatemi capire per quale motivo non si possono piangere cinquanta persone assassinate ad Orlando solo perché sono state se stesse. A quanto pare la nuova parola è “provocazione”: ovvero, sono stati i gay a provocare con il loro atteggiamento lascivo e innaturale.

Lasciatemi dire solo più questo, prima di chiudervi di nuovo nella vostra confortante crisalide di indifferenza e perbenismo. La stessa parola, “provocazione”, è quella che viene usata per additare le donne che vengono quotidianamente assalite, stuprate, uccise. Ecco, io penso che la causa scatenante di questi omicidi non sia un atteggiamento provocante. Il problema è nella testa degli assassini, e non nel comportamento delle vittime. E se davvero avete mille amici gay, allora sono certa che sarete d’accordo con me, e che anche a voi certe affermazioni abbiano fatto ribrezzo.