Solo qualche giorno fa parlavamo di un fatto capitato a Trento, di un imprenditore che usava Salvini e la sua aura di “ritorno al passato” per minacciare di morte un dipendente musulmano che aveva osato chiedere un giorno di malattia.
Salvini può piacere o non piacere ma politicamente ha fatto e sta facendo un miracolo vero. Ha preso un partito quasi finito come la Lega Nord e in pochi anni è riuscito a darle un valore nazionale, togliendo la sua tipica connotazione “nordista”, le ha fatto prendere la guida del centro-destra (trasformandolo in destra vera) e di regioni e comuni impensabili dopo gli scandali passati e ora sta cannibalizzando anche il M5S (e ci riuscirà). Non mi sento di dargli il merito di aver distrutto il centro-sinistra perché ne hanno il merito un po’ tutti. E’ riuscito a diventare vicepremier e ministro dell’interno senza vincere le elezioni, lasciando che i suoi alleati ma non troppo del M5S (che di voti ne han presi di più) finissero con l’essere marginali nel governo. Tanto che a leggere i giornali nazionali ed esteri è lui il vero premier e la Lega la vera forza di governo.
Per tutti quelli che si chiedono “ma come ha fatto?” la risposta è incredibilmente semplice: ha seguito le strategie di Trump. L’ha copiato in praticamente tutto ma contestualizzandolo nel paese in cui viviamo, Italia ed Europa. Dai colori, agli slogan, ai contenuti, ai messaggi è la copia italiana di Trump. Ma essendo Salvini un politico navigato, a differenza di Trump, ha pure una marcia in più. Sull’immigrazione – cavallo di battaglia di Trump e del trumpismo – Salvini sta evitando gli erroracci di Trump (Travel ban incostituzionali, divisioni delle famiglie, deportazioni,ecc) e al contempo riesce a sembrare pure più duro ed efficace (porti bloccati alle Ong e migranti lasciati in mare). Ma potrei fare altre decine di esempi: rapporto con le forze dell’ordine, tasse, politica estera, Russia, orgoglio nazionale, ecc.
Salvini ha anche una fortuna in più di Trump: non ha opposizione. Il PD non esiste praticamente più, è disunito e i suoi esponenti si muovono in ordine sparso. Il M5S invece è suo alleato di governo e sta cedendo il passo proprio per la natura fluida del movimento. In ogni caso le due forze non riescono a competere in nessun caso contro il suo sistema di comunicazione con le persone. La comunicazione Salviniana è potente, retorica, immediata e facile; si rivolge principalmente ad un pubblico che si informa poco e che vive un momento storico di forte insofferenza. Salvini può dire una balla gigantesca e venire smentito in 3-4 ore senza subire alcun contraccolpo perché in quel lasso di tempo è diventata verità o, per dirla alla Trump, un “fatto alternativo”. Una cosa di una pericolosità immensa. Anche il M5S degli inizi faceva così ma negli anni sono nati decine e decine di blog/siti/pagine social che sbugiardano le loro fake news in tempo quasi reale. Per arrivare ad avere gli stessi anticorpi anche con Salvini ci vorrà del tempo. Tempo durante il quale potrà arrivare ad avere consensi importanti.
Rimane il problema: se la politica non può/non riesce ad opporsi a Salvini, lo deve fare qualcun altro. Già, ma chi? In America la politica funziona in modo diverso e l’opposizione a Trump viene fatta praticamente da tutti (politici, imprenditori, intellettuali,ecc) indipendentemente dalle idee politiche a seconda del contesto. Il Partito Democratico americano si sta rinnovando e al momento non ha un leader antagonista vero. Però Trump è un vulcano di gaffe e sparate clamorose e quindi mostra il fianco alle critiche praticamente ogni giorno rendendo facile il lavoro. In più in Usa i giornalisti politici sono dei mastini veri.
In Italia le cose vanno malino su tutti questi fronti. L’informazione è troppo spesso legata alla pubblicità e alle vendite ma con numeri troppo bassi per puntare ad un pubblico preciso. Non puoi essere troppo pro o troppo contro se non vuoi perdere soldi. C’è solamente una piccola fetta di giornalismo indipendente che fa anche un ottimo lavoro ma raggiunge poche persone. Rimane, allora, la società civile, cioè noi. In percentuale siamo la maggioranza (spesso silenziosa) ma non siamo apparentemente in grado di fermare questa ondata populista. Il motivo è, anche qua, semplice: sbagliamo approccio.
Salvini viene criticato sempre a sproposito, mai nel merito. Facciamo qualche esempio: il raduno di Pontida è stato sbeffeggiato per le persone presenti ma non per le idiozie vaghe, retoriche e fallaci dette su quel palco. Anzi, in pochi hanno letto o ascoltato i discorsi pronunciati mentre in tantissimi hanno fatto meme con le foto dei tizi vestiti da vichinghi. Si è attaccata la parte colorata e festosa di quel raduno fermandosi solamente alle bieche apparenze. Qualche illuminato si è spinto a far vedere come, di fatto, fosse un gay pride di destra solo che invece che celebrare la libertà di essere quello che si è, si è celebrata la libertà di essere razzista (anche questo aspetto mutuato da Trump). E altri aspetti criticabili c’erano: dalle braccia tese per salutare fascistamente il capitano Matteo – il termine capitano veniva usato per i gerarchi delle SS – alle tante scritte “prima il nord” che cozzavano con le delegazioni leghiste del sud Italia.
Altro esempio: la foto delle quattro ragazze italiane di colore che hanno vinto l’oro nella staffetta 4×100 ai Giochi del Mediterraneo. Un autogol da studiare nei corsi di comunicazione. Si è infatti usata quella foto non per celebrare un’Italia giustamente multietnica, ma come affronto personale a Salvini. Peccato che per Salvini, nell’ottica della sua retorica nazionalista, quella foto sia oro perché rappresenta l’Italia che vince (ed essendo ministro quando l’Italia vince, vince anche lui) e gli offre l’opportunità di poter dire “guardatemi non sono razzista, mi dipingono così perché sono spocchiosi”. Cosa che ovviamente ha fatto perché il suo razzismo non è verso il colore della pelle ma verso gli immigrati provenienti dall’Africa. Chi invece unisce le due cose e semplifica sono al massimo alcuni suoi elettori e/o detrattori. E infatti invece che sfruttare quelle ragazze al posto di celebrare la loro vittoria, bastava far notare i centinaia di commenti social razzisti di profili inneggianti a Salvini, in modo da costringerlo a dover prendere le distanze da suoi elettori. Potremmo andare avanti.
Salvini dal palco ha detto che governerà 30 anni. Difficile ma possibile. Soprattutto se continuerà a trovare praterie per le sue idee e narrazioni e non verrà mai attaccato, anche duramente, sul merito dei fatti e delle proposte. Soprattutto se non verranno mai fatte delle proposte alternative attuabili rispetto a quello che propone lui. Soprattutto se non si smette di pensare di essere intellettualmente superiori e si inizia ad agire.