A proposito di Olimpiadi, e dell’eterno confronto tra Torino e Milano che dura dai tempi di Cattaneo e delle cinque giornate di Milano, qualcosa al Coni sulla scelta, in piena autonomia e senza consulto con i territori, di indicare Milano come sede italiana per le Olimpiadi invernali del 2026 glielo si potrebbe anche dire.

Torino gode di un’eredità olimpica che ancora oggi è quotidianamente sfruttata e mantenuta operativa con soluzioni economiche che permettono l’autosufficienza degli impianti. Torino è anche quella città che ha rivoluzionato il modello delle Olimpiadi invernali, superando il sistema norvegese dell’accentramento, e sviluppando un sistema diffuso che sfruttasse le peculiarità dei territori lasciando a questi i diretti benefici.

Un modello che ha permesso per la prima volta nella storia il riconoscimento di sostenibilità ambientale globale, da parte di enti certificati, a un’olimpiade e una città. Un modello che dal 2006 è il principale riferimento per l’organizzazione e la pianificazione degli eventi olimpici invernali ed estivi. Torino è quella città che non solo ha fatto la prima “olimpiade sostenibile” definendo le basi dei criteri di candidatura per i successivi eventi, ma è anche quella città che ha realizzato uno degli eventi olimpici meglio gestiti nella storia del Cio.

Torino è quella città che, nonostante l’inerzia e la difficoltà iniziale, dal 2001 è riuscita a costruire una cabina di regia di concerto nazionale e regionale riuscendo a ottimizzare gli interventi, i costi e la gestione della pesante eredità. Torino è quella città che su un costo totale di circa 3,00 miliardi di euro ha richiesto solo 1,20 miliardi allo stato, il resto sono state risorse messe in campo dagli enti locali piemontesi e da forme di finanziamento privato, oltre alla pubblicità.

Torino è quella città che grazie alle Olimpiadi ha saputo rinnovarsi, crescere e farsi conoscere con una nuova immagine creando anche un modello di gestione post-evento in tema di eredità e marketing territoriale che oggi altre città usano come riferimento. Torino è quella città che, a distanza di dieci anni, senza aiuti statali, ha chiuso i bilanci delle sue società e le sue società in attivo, e che sta riducendo annualmente e consistentemente il suo debito (fino al 2016, prima dell’insediamento di Appendino), debito che crebbe perché investì su sé stessa, senza appunto, eccessivi contributi nazionali se non nulli su molte opere.

Torino è quel modello su cui la Magistratura ha indagato, e anche grazie alla buona gestione e trasparenza, non ha trovato nulla chiudendo le indagini e archiviando il tutto. Torino, insomma, non ha solo l’eredità, ma anche il modello di riferimento, le strutture, la capacità organizzativa e gli attori per dimostrare di essere all’altezza e migliore di qualsiasi altra città che nel tempo, non fosse stato per alcuni aiuti, non avrebbe nemmeno chiuso in tempo il suo principale e unico evento non derubato a qualche città vicina.

Soprattutto, dovremmo dire che Torino ha uno skyline unico e inimitabili dove le montagne sono da sempre protagoniste, e sono realmente a portata di mano, Milano ha la torre Velasca e le montagne non sono tra le sue principali caratteristiche come nel caso di Torino.

Infine, un giorno, senza troppa polemica e con oggettività, si dovrebbe aprire un dibattito sulla forza fagocitatrice di Milano a danno dei principali centri urbani liguri, emiliani, piemontesi e veneti che strappa a tutti questi territorio eventi, manifestazioni e occasioni storiche e su cui i principali attori nazionali concentrano e accentrano risorse in maniera indiscriminata. A pagarne le conseguenze c’è anche Roma, ma in generali una larga maggioranza di italiani. Un fenomeno che parte dalla gestione degli aeroporti e dalle tratte nazionali Alitalia e che arriva sino al futuro prossimo con tutti i fatti pubblici del caso.

Torino è come i Lannister e i Tyrell allo stesso tempo, nel primo caso perché paga sempre i suoi debiti, nel secondo perché buona, bella, capace e sagace. Per fare un modello a uso e consumo del mondo e della storia devi avere queste caratteristiche, sennò sei Milano.