2264761231_b6ffcc0381Nella giornata di sabato 14 aprile 2015 si sono svolte in due punti diversi d’Italia, per la precisione a Milano ed a Caserta, due manifestazioni antiabortiste organizzate dal Comitato NO194 appoggiate da Forza Nuova ed a sostegno, dunque, dell’obiezione di coscienza. Al di là delle molteplici opinioni che si possano avere in merito a questo delicatissimo argomento, dalla più bigotta alla più libertina, ciò che emerge, alla fin fine, sono sempre i dati e le percentuali. Percentuali, secondo il mio modesto parere, preoccupanti, oltre che imbarazzanti.

Sì, perché oggi i medici obiettori di coscienza  su territorio italiano superano il 70%, arrivando addirittura al 90% in alcune regioni, percentuali tra le più alte se comparate al resto dell’Europa. Va da sé il fatto che l’efficienza dei servizi sanitari che si occupano di ciò sia sempre in pericolo, con conseguenti problemi per donne e ragazze, che si ritrovano a dover girare di ospedale in ospedale in cerca di un medico non obiettore.

Ma, senza tener conto dei motivi che spingono un medico, un farmacista od un infermiere ad appellarsi all’obiezione di coscienza – tenendo conto del fatto che, per quel che concerne la mia opinione, forse, se si hanno determinati concetti etici sarebbe meglio evitare di intraprendere la carriera medica e di ginecologo ed ostetrico in particolare –  cos’è che rende ingiusta e non lecita l’obiezione in sé? Semplice: il fatto che i suddetti medici facciano appello alla propria etica e morale anche quando non previsto dalla legge, la famosa e tanto discussa legge 194.

Essa, in uno dei suoi punti, stabilisce infatti che «l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento».  Ma è sempre così? Assolutamente no, perché il medico obiettore, sfruttando il fatto che le pazienti nel 90% dei casi non siano affatto informate su ciò a cui hanno diritto, si appella alla facoltà di sollevare obiezione di coscienza anche in casi che non rientrano affatto in quelle che la legge cita come «[…] procedure e attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza […]», come ecografie post assunzione della pillola abortiva o prescrizione di contraccettivi ordinari e contraccettivi di emergenza.

In quest’ultimo caso, inreferendum_aborto_30_anni_6_ok particolare, sono tantissimi i ginecologi ed i farmacisti che si rifiutano i primi di prescrivere un contraccettivo, soprattutto di emergenza, ed i secondi di venderlo, pur non esistendo alcuna legge che preveda l’obiezione per queste procedure, dato che, anche nel caso della famosa pillola  dei cinque giorni dopo, non si tratta affatto di aborto, bensì di contraccezione d’emergenza da assumere preferibilmente entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio. Si tratta semplicemente di una pillola che andrà a bloccare l’ovulazione, non di omicidio –  tant’è che sarebbe ora di eliminare la prescrizione obbligatoria per assumerla anche in Italia, facilitando così le pazienti che, invece, si ritrovano spesso a non riuscire ad ottenerla entro le prime 24 ore. Eppure, nonostante ciò, i suddetti medici non rispondono nemmeno di mancato servizio e contribuiscono ad aumentare i casi di obiezione illegale.

Essi, insieme a coloro che invece interpretano correttamente la legge 194 appellandosi ai casi in cui l’obiezione è permessa – in questo caso ci sarebbe poi ancora da discutere su quanto sia giusto permettere al giorno d’oggi il rifiuto di un servizio sanitario per motivi etici e morali – fanno sì che non solo il servizio di interruzione della gravidanza, ma anche procedure molto più semplici e meno pesanti da scegliere a livello psicologico, come la prescrizione di un contraccettivo ordinario, siano eterogenee anziché equamente distribuite sul territorio nazionale.

A questo punto, perché non diamo la possibilità anche ad un giornalaio di obiettare? Perché un medico per i suoi ideali può scegliere di non adempiere ad un suo compito nonostante sappia benissimo di doverlo svolgere, in quanto previsto dalla propria professione (perché scelta, a questo punto?), mentre il proprietario di un edicola non può non vendere testate giornalistiche da lui ritenute immorali, perché altrimenti danneggerebbe l’informazione del cittadino?