imagesLo vedo come lo guardi, ragazza. Lo vedo come cammini sicura sui tuoi tacchi, mostrando orgogliosa quel tuo corpo di donna. Le gambe chilometriche racchiuse in seducenti collant neri, ricamati quel tanto da rendere il tutto più sensuale. Eccoti, cammini con il tuo cocktail in mano, in quella sala del bar gremita di gente. Lo vedi, passi sicura, e poi lanci il tuo sguardo, la tua esca. E lui raccoglie tutto, assolutamente incantato da quella tua bellezza felina. È fatta, anche questa volta ce l’hai fatta, cacciatrice!   

Oppure eccoti là, sensuale nei tuoi jeans sgualciti, che sai indossare così bene. E lo sai che non ti servono grandi forme per devastare tutti: sorridi, e sai di farlo bene, e anche lui sembra essersene accorto. Un richiamo delicato, la semplicità.

È lui che vuoi, lui che per te è incredibilmente bello, che ti fa tornare a casa con lo stomaco un po’ in subbuglio ed uno sguardo ebete incollato alla faccia per qualche giorno. È un momento bellissimo, quello della caccia: quando tutto si fa gioco di sguardi, rapide occhiate e sorrisi veloci, quando un abbraccio, una carezza, una presa in giro diventano messaggi criptati e codici da decifrare, quando è tutto in bilico, tutto ancora da definire, tutto fresco e stuzzicante.  hqdefault

Poi le cose si fanno via via più naturali, più quotidiane, senza essere mai banali: le prime uscite, le cene insieme, io da te tu da me, ti passo a prendere a lavoro, un weekend fuori… Diventa normale cercarsi, ritrovarsi nelle proprie giornate, sentirsi parte della vita dell’altro. È tutto così bello! Non finirà mai, lo so, te lo prometto! Sei tu quello che voglio, che vorrò sempre!

Alle volte, però, il per sempre finisce prima di quanto avevi programmato. Non ti amo più, scusami. Voglio stare da sola per un po’, capiscimi. Ho conosciuto un altro, capita. Mi sono resa conto che non fai per me, che siamo troppo diversi, non odiarmi, accettalo.

Ci sono cose che sono difficili da mandare giù, lo sai, e sai anche che ve lo eravate detti quel “per sempre”. Eri stata sincera, quel che provavi lo sentivi davvero, ora però non è più così. Basta, semplicemente è finito tutto. Capita. Perché lui non capisce? Forse bisogna solo essere pazienti, aspettare che il tempo curi le sue ferite. Sei sicura che capirà. E allora anche tu starai più tranquilla. Basta telefonate a qualsiasi ora. Basta incrociarlo “per caso” sotto casa tua o davanti al lavoro, o ovunque tu decida di andare. Basta biglietti, mazzi di fiori recapitati a casa con una lettera di strazianti parole per tornare insieme, basta litigate furiose in cui lui ti strattona, ti dice cose terribili, perché dice che lo stai facendo soffrire, perché ti ama, sei sua, glielo avevo detto, e ora non puoi andartene. Basta, capirà e accetterà tutto, vedrai.4135410159_fb1aa39033_o

Anche quel giorno che ha suonato il campanello di casa per l’ennesima volta lo hai pensato, “capirà”. Gli hai aperto, ancora un po’ spettinata dal sonno, ma non hai avuto il tempo di sorprenderti. Non c’erano rose, peluches, biglietti di scuse strappalacrimoni. C’era una bottiglia di benzina, il cui contenuto ti si è versato addosso, te lo ha versato addosso prima di darti fuoco. O mia o di nessun altro, ti ha detto. Non ti avrà più nessuno, ora che non respiri più, mangiata dalle fiamme. Lui, la tua preda in quel gioco di sguardi è diventata cacciatore, aguzzino, assassino. Il tuo assassino.

In tv parlano di te, mille interviste ad amici e parenti. Parlano anche di lui. Dicono che ti abbia uccisa per troppo amore. Ma tu non crederci, bambina: non si ama troppo. O si ama o non si ama. Troppo che? Troppo chi? Troppo rispetto a cosa? C’è una scala Richter dell’amore, forse? Tipo “provo per te un amore di magnitudo 7, forse è un po’ pericoloso”. C’è? Esiste?

Troppo è quella cosa che non puoi contenere, e allora distrugge. Come il troppo caldo, che se ne muore. Come il troppo chiusi, che si soffoca. Come il troppo soli, che si rischia di impazzire.

Si pretende, troppo. Quello sì.
Si rispetta, poco. Anche quello, sì.

Lui ha visto in te qualcosa che non esiste: un attaccamento morboso non verso di te, ma verso quello che in quel momento, per qualche assurdo gioco del destino, tu rappresentavi per lui: una sicurezza, una proprietà. E non è colpa tua, non pensarlo mai. Anche quando cercherai di spiegartelo. Non c’è spiegazione alla cattiveria umana. Quando diventi un oggetto che si può possedere e distruggere, quando ai suoi occhi non hai più un’anima, dei pensieri e delle volontà, non sei tu il problema, è lui.   womens-group-735907_640

Potevi accorgertene prima? Forse. Potevi evitarlo tutto ciò? Forse.  Ce ne accorgiamo quasi sempre quando ormai è troppo tardi, quando il fuoco, le botte, il coltello, hanno avuto la meglio.

Quante donne e ragazze sarai ora, di ogni provenienza ed età. Magari sei ancora viva, magari segnata da qualche livido, un naso rotto, uno sfregio o un’ustione. Magari non ce l’hai fatta.   Non c’è una soluzione facile, uguale per tutti. Non è matematica, ma logica umana, decisamente più complicata ed imprevedibile.

Per quello che vale, però, se anche solo per un attimo i tuoi occhi si sono posati su queste parole, ascoltami: non sei sbagliata, non credere a ciò che ti dice o che ti ha detto. Non sei sola, in questo mondo difficile e violento, ricordatelo sempre, e non avere paura a chiedere aiuto. Anche se sarà dura, anche se ti sembrerà assurdo, anche se ti sembrerà di provare un’immensa vergogna. Non tollerare la sua aggressività, con le parole o con le azioni. Perché il dolore non si merita, mai. Non lo meriti neanche tu.