Recentemente si è discusso sulla proposta da parte dei Ministero dell’Istruzione di abolire il numero chiuso a tutti i dipartimenti universitari italiani di Medicina. Il mio intento non è quello di discutere ulteriormente su questa scellerata proposta, ma ogni volta che qualcuno parla di eliminare il numero chiuso dalle università a favore dell’accesso diretto ai corsi, non posso che constatare una cosa: chi propone una cosa del genere è evidente che non conosce minimamente la realtà delle università italiane.
Sarebbe infatti tanto bello vivere in un mondo in cui ognuno fa solo ciò che vuole e ciò che sogna fin da bambino, ma questo bel mondo ideale non esiste e soprattutto non esiste in Italia. Siamo cresciuti con l’idea disneyana che “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, ma mi spiace svegliarvi da questo bel sogno e dirvi che la realtà è un’altra. Prima di tutto mancano i mezzi. Le università italiane non hanno la possibilità fisica e materiale di ospitare chiunque. Perché sarà pur vero che in tanti dipartimenti la selezione “naturale” tra gli studenti meritevoli e quelli non meritevoli di solito avviene entro i primi due anni, ma resta il fatto che per almeno due anni bisognerebbe dare un posto a migliaia e migliaia di studenti che hanno avuto accesso libero. E questi posti non ci sono, a meno che non si voglia spostare tutti gli aspiranti medici dell’Università di Torino all’Allianz Stadium, con relativa gastrite da parte degli studenti granata. E sinceramente non trovo nemmeno giusto il fatto che vengano tolte risorse a uno studente meritevole per darle a uno che una mattina si è svegliato col pallino di voler fare medico e visto che tanto il test d’ingresso è stato abolito si è ritrovato direttamente a seguire le lezioni. Per quel che mi riguarda, abolire il numero chiuso uccide la meritocrazia, che già non se la passa bene in generale in Italia. E vi dirò di più: non sarebbe male, a mio avviso, inserire invece un test di ingresso a ogni dipartimento – ovviamente parlo di test d’ingresso ben studiati e con domande consone, non con domande del tipo “Chi ha vinto il Grande Fratello nel 2011?”. Ho studiato per cinque anni presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, rimasto tra i pochi a non avere alcun tipo di esame selettivo prima dell’accesso ai corsi e posso dirvi che non mi sono mai sentita soddisfatta di tale libertà. Prima di tutto perché per i primi due anni di triennale ho fatto lezione più seduta per terra che su una sedia, sperando sempre che non ci fosse bisogno di dover evacuare l’aula per qualche motivo, dato che ovviamente andavamo contro ogni standard di sicurezza. Più volte sono arrivata a lezione per poi sentirmi dire che la lezione non si sarebbe tenuta perché il docente, giustamente, non si assumeva la responsabilità di far lezione a studenti che pur di riuscire a stare in aula stavano seduti sui davanzali delle finestre. Il mio terzo giorno di lezione, parliamo ormai di cinque anni fa, ho addirittura visto arrivare la Digos, che credeva fosse in atto una protesta, perché ci avevano assegnato un’aula da 85 posti mentre noi eravamo 350 e quindi eravamo ammassati nei corridoi – e vi assicuro che negli anni le matricole di Lingue Straniere sono aumentate nettamente. Per non parlare della voglia di lanciare un Kovalev in faccia a chi mi diceva “Ah ma io ho scelto lingue solo perché non ho passato il test di Ingegneria e non avevo voglia di stare a casa”. E magari questa persona stava comodamente seduta su una sedia e poteva prendere appunti su un banco, mentre io facevo la contorsionista per terra cercando un appoggio per prendere appunti.
Vogliamo poi parlare del fatto che no, se puoi sognarlo non puoi per forza farlo? Spiace dirlo, è una cosa parecchio brutta, ma non tutti possono effettivamente fare ciò che sognano. Ci sono persone che sognano di insegnare, tanto per fare un esempio, ma che a causa di alcune difficoltà o problematiche non possono adempiere al 100% a questa mansione – evitate i moralismi: sfido chiunque a sentirsi sicuro lasciando i propri figli in mano a persone che, purtroppo, non possono seguirli e soprattutto controllarli come si dovrebbe. Perché illuderli facendo spendere loro anche soldi in tasse universitarie per poi lasciarli con l’amaro in bocca a studi conclusi dicendo loro che non potranno prendere l’abilitazione a causa di queste problematiche? A questo punto non sarebbe meglio avere un test d’ingresso fatto come si deve, per evitare sprechi di tempo e di denaro inutili?
Il libero accesso funziona solo se ci sono mezzi per tutti. Se i mezzi non ci sono, non è una libertà per tutti, ma una limite per molti.