Non ricordo bene quando e come è cominciata. Forse c’è sempre stata. Ma ricordo benissimo quando me ne sono accorto: 22 ottobre 2012, la Ministra Fornero si rivolge ai giovani dicendo loro di non essere choosy nella ricerca di una occupazione. Disoccupazione giovanile al 35%, precariato al 60%, ma la colpa è dei giovani che sono viziati, alla ricerca di un lavoro pagato dignitosamente e giusto per le proprie competenze.

Negli anni se ne sono viste tante di critiche: ah, i giovani fanno la coda per comprare il nuovo IPhone. Ah i giovani vanno a spalare il fango per farsi i selfie e per farsi chiamare eroi (fisso nella mia memoria è l’immagine di Paolo Villaggio che dice “Io quando andavo a spalare ero contento, loro invece si fanno chiamare angeli e si lamentano”). Oppure, ancora, da anni si assiste alla tiritera dei poveri imprenditori che vogliono assumere giovani pagandoli 2000 euro al mese senza tuttavia trovare nessuno disposto a lavorare.

Poi, ogni qualvolta si è approfondita la notizia, si è scoperto che non erano 2000 euro, che si trattava di uno stage, che le competenze richieste non erano quelle di uno stagista, che magari era meglio aprirsi la partita Iva e lavorare da dipendente 50 ore a settimana ( e con queste notizie ci si rende conto dell’enorme problema sulla libertà di informazione in Italia, condizionata da pessime testate giornalistiche tutte in mano a cordate di grossi imprenditori).

E nel frattempo, la politica e l’informazione, oltre a sbraitare e prendere in giro i giovani, che fa? A parte suggerire di trovare lavoro andando a giocare a calcetto, ovviamente. La risposta è una: niente. Perchè? Facile. Perchè non conviene elettoralmente. Tagli all’istruzione pubblica, assenza totale di politiche giovanili, salvo qualche piccolo provvedimento paragonabile a un cerotto messo su una gamba rotta. Ah, qualche proposta arriva, ogni tanto. L’ultima, quella di concedere sgravi a chi assume giovani con contratti a 30 ore, con lo stipendio proporzionalmente più basso, ovviamente. E niente, fa ridere già così.

Ma arriviamo a oggi, fine maggio 2020. Il coronavirus è stato per la generazione degli under 35 come un terremoto dopo anni di uragano. Tra le categorie contrattuali e non (non scordiamoci del lavoro in nero cui sono costretti ancora oggi troppe, troppe persone specie tra i giovanissimi) dimenticate dal governo ci sono decine di migliaia di giovani, già precari ben prima del coronavirus. Così succede che, in un paese dove l’emergenza è stata gestita alla carlona, in un paese dove diverse regioni hanno provocato ecatombi e favorito il virus più che contrastarlo, in regioni come la Lombardia dove durante il lockdown il 70% delle imprese ha continuato a lavorare, in uno stato dove se vengono chiesti più controlli nelle fabbriche si urla alla sovietizzazione, finalmente si è trovato il vero responsabile di questa situazione: il giovane.

Siamo stati inondati dalle immagini dei giovani che hanno riempito le piazze e i bar. Semplicemente alla ricerca della socialità, unica soddisfazione rimasta alla generazione più povera e depressa degli ultimi settanta anni. Condivido quelle immagini? Probabilmente no. Si dovrebbe prestare più attenzione? Sicuramente sì. È normale? Assolutamente sì. E anche prevedibile: se apri i centri di aggregazione giovanile è scontato che si crei aggregazione.

Così ancora una volta sono partite le polemiche di chi, dall’alto della sua vita vissuta, inizia le paternali di vario tipo: piangete miseria ma avete i soldi per l’aperitivo, se andaste in piazza a protestare per i vostri diritti come fate per gli aperitivi stareste meglio (ma quando lo facciamo siamo solo degli imbecilli che non vogliono andare a scuola o a lavorare), siete degli egoisti senza cervello che pensano solo a loro stessi (come se questa società e questo modello economico che ci siamo trovati imposto non fosse la celebrazione dell’individualismo).

Il tutto detto da generazioni che, pur nella fatica e nei sacrifici, ha avuto tutto. Boom economico, aiuti dallo stato, debito pubblico aumentato senza paure quando ce n’era bisogno. Il tutto detto da chi, quando a inizio marzo venne ipotizzato di aumentare le tasse sui redditi superiori ai 4000 euro mensili netti, si rivoltò perchè incapace di rinunciare, ma molto solerti nel chiedere ai giovani di rinunciare alla propria socialità.

Posso immaginare il pensiero di molti, guardando noi ragazzi così irresponsabili e così choosy e viziati, posso proprio leggerlo: “cosa abbiamo fatto per meritarci questa generazione?”. Già, cosa avete fatto?

di Gabriele Zainer