15035651_219108155197517_1514130814000955392_nIl mondo dei social, si sa, è bello perché è vario. Intendiamoci, dentro ci trovi cose tremende: bufale, insulti, selfie improbabili di cinquantenni che di colpo si credono coetanei di Justin Bieber, citazioni filosofiche di Salvini. Però, vivaddio, pullulano i contenuti umoristici: parodie, tormentoni, fotomontaggi, satira politicamente scorretta. E a firmarli non sono attori, autori e sceneggiatori, che della risata hanno fatto il loro lavoro: bensì noi comuni mortali, la “gggente”, l’uomo della strada per intenderci, che sul web trova una platea che nella vita vera si sogna. Negli anni Novanta in libreria spopolava la grandiosa raccolta delle “Formiche” di Gino & Michele: semplicemente, la Bibbia della battuta. Oggi, un successo così è irripetibile e impraticabile. La comicità si è trasferita irreversibilmente in massa da cinema e televisione al mondo social. Il risultato è che trovi più battute intelligenti su Twitter che in Zelig (che, non a caso, non è più il fenomeno dei tempi d’oro).

L’esemplificazione massima della comicità facebookiana, che ammette solo manifestazioni fulminee, è il meme. La definizione che dà Wikipedia è “un’idea, stile o azione che si propaga attraverso Internet, spesso per imitazione, diventando improvvisamente celebre”. Chiunque bazzica la rete si è imbattuto in un meme, si è fatto una risata e magari lo ha condiviso. Ci sono fior di pagine, anche insospettabili, che ne sfornano in continuazione: alcuni strepitosi, altri carini, altri così così, altri pessimi. Questione di gusti, beninteso. Il vero problema, però, è la quantità. Che nel mondo esagerato e straripante di Fb, dove ogni contenuto è portato all’eccesso, va a cozzare inevitabilmente con la qualità.

Personalmente ho maturato l’opinione che i meme hanno, scusate il francesismo, rotto il cazzo. O perlomeno, alcuni di essi. Un problema legato alla scelta, da parte di molte pagine, anzi praticamente tutte, di interpretare, o re-interpretare, slogan e tormentoni del momento in ogni forma e versione possibile, fino al totale esaurimento delle idee. Spolpandoli fino all’osso, insomma. Si procede ad ondate e a stormi: quando spunta un nuovo tormentone, eccolo puntuale apparire in tutte le bacheche, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, per settimane.  Un’invasione che, ovviamente, gli fa perdere, condivisione dopo condivisione, freschezza ed originalità. Untitled-1

All’inizio, vero, ammiri l’idea e ti strappa una bella risata. Alla seconda sorridi. Alla terza hai le palle che tendono alla frantumazione. Alla quarta, inesorabilmente, ti viene già voglia di attaccare lo Speciale Referendum di Porta a Porta perché hai voglia di gustarti qualcosa di nuovo. Grazie a Dio, il filone aurifero dopo un po’ si esaurisce, come gli scenari in cui spaziano i protagonisti di The Walking Dead: la fattoria, la prigione, Woodbury, eccetera. Il problema è che, nel frattempo, si è anche esaurita l’allegria dell’utente, ormai annoiato. Come in quell’episodio dei Simpson dove Bart diventa una star per il tormentone “Non sono stato io” e, finiti i 15 minuti di celebrità di warholiana memoria, ripiomba tristemente nell’anonimato.

Alcuni esempi? Pensiamo al meme con la smorfia di Gerry Scotti, ormai onnipresente sul mondo Fb da settimane e rivisto praticamente in ogni chiave: sportiva, storica, politica. O alle varie interpretazioni del verso ‘Aveva gli occhi di chi ne ha viste tante e il sorriso di chi le ha passate tutte’ (questo già in via di esaurimento, fortunatamente). Adesso è il turno del gomorriano ‘Ue uagliu bell stu urolog’, mentre in queste ore è esplosa la Bello FiGo mania: era solo questione di secondi, visto l’expoit del rapper capace di trollare (Dio, quanto mi piace usare la terminologia del webbe) in diretta Alessandra Mussolini. Ne potrei citare tantissimi altri.  15232150_1826026917672518_7661998766642545506_n

Ecco: di fronte ad un’invasione di tale proporzioni penso che anche per i creatori di meme, che il cielo li abbia sempre in gloria sia chiaro, non sarebbe male fermarsi un momento prima che la cosa sfugga loro di mano. Ritirarsi nel momento di massima gloria, non un secondo dopo, come il neo campione del mondo Rosberg ha appena insegnato. Del resto la comicità più brillante è quella centellinata e che evita il rischio esondazione: Spinoza sforna una battuta al giorno, mica duecento. E’ un’analisi, e una proposta, la mia, da vecchio borbottone trentacinquenne? Forse. Anzi: sì, sicuramente. Perché è un’utopia che sbanda paurosamente contro le leggi non scritte del mondo social, dove mettersi in mostra ad ogni costo non è importante: è l’unica cosa che conta. Però penso di rivolgermi a gente sveglia: sono convinto che la gran parte (non tutti, eh) dei creatori di meme sia di gran lunga più intelligente di chi li legge. E forse, aggiungo, è proprio per questo che non si pone freni di fronte al popolo bue. D’altronde, l’immensa piazza di Facebook ha dispensato fortuna e gloria, manco fossero in possesso delle mitiche pietre di Shankara, anche a secchioni e nerd: oggi, gli amici del primo banco possono fare i fighi ironizzando con pagine, queste sì brillanti, e di nicchia, che vedono protagonisti scienziati, scrittori, eventi storici.

La domanda che mi si farà a questo punto sorge spontanea: ma che te frega dell’invasione incontrollata dei meme? Hai solo da spegnere il pc e andare a tagliare legna nei boschi. Giusto. Sono perfettamente conscio che il mio è un appello assolutamente inutile. Pure il sottoscritto, ebbene sì, come quel tale, ho gli occhi di chi ne ha viste tante (sul web). E il sorriso di chi se le fa passare tutte.