Andy Warhol ci ha presi in giro.
Se è pur vero che nel suo futuro, tutti sarebbero stati famosi per 15 minuti, sarebbe stato altrettanto vero affermare “suo malgrado”. Tra il pressapochismo di gente che non sa di esser rimbalzata in un attimo su milioni e milioni di smartphone e la costante fame di umiliazione che abbiamo noi contemporanei, sembra ormai evidente che quel quarto d’ora di notorietà a noi regalato saranno, con ottime probabilità, 15 minuti di vergogna sulla pubblica piazza. Dove i colpevoli sono tanti, quindi nessuno, e la vittima una sola, e quindi irrilevante.
In una classifica come questa mi sembra scontato sottolineare che il Bel Paese segua il trend con una costanza e una tenacia formidabile. Ogni giorno abbiamo manifestazioni di veneti in difficoltà con le addizioni, milanesi che insultano napoletani, napoletani che insegnano come aggirare le restrizioni dei DPCM e negazionisti. Negazionisti in ogni angolo. Così tanti negazionisti che se fossero veri in questo momento la curva dei contagi in Italia sarebbe fuori controll…. Va beh, andiamo avanti.
Tornando alla notorietà, un fulgido esempio di quanto previsto da Warhol ce lo regala la signora Angela, che quest’estate durante un intervista per un emittente palermitana esordisce con un colorito “Buongiorno da Mondello” per poi esplodere la sua ormai celebre battuta “Non ce n’è coviddi”. Dopodichè servizi di tutti i telegiornali, qualche comparsata su giornali e rotocalchi, la benedizione del mondo del trash per mano del suo sacerdote supremo Barbara d’Urso e, inevitabilmente, un mare di critiche, offese e minacce di morte. “A pari poteri derivano pari responsabilità”, avrebbe chiosato lo zio di Spiderman. L’apice di questa scena indegna è un’intervista che la malcapitata rilascia in diretta proprio alla D’Urso (me la son guardata per scrivere questo pezzo, credo che valga come infortunio sul lavoro) dove si lamenta del trattamento violento che le è stato riservato.
Al che ti viene da entrare in sintonia con questa signora, così duramente colpita ed offesa per una frase detta con leggerezza in un giorno di mare. L’istinto mi porterebbe a difenderla, perché saranno anche solo 15 minuti di gogna, ma può esser molto pesante per una persona riceve le offese di un’intera nazione.
Ed è proprio lì che questo Paese mi fa incazzare. Quando la sua commedia si tramuta in tragedia, ti fa sentire in colpa per le risate fatte poco fa e ti sprona a riparare ai tuoi danni. Ti riempie la bocca di “ma in fondo che ha fatto di male”, “è una vittima” e chi più ne ha più ne metta. Mi fa incazzare questo Paese, dicevo, perché quando ormai ti sei deciso ad imbracciare lo scudo e difendere questa povera donna cosa leggi? “Angela da Mondello lancia la sua canzone “Non ce n’è””, 9 novembre, Il fatto quotidiano.
“Chi è causa del suo mal pianga se stesso” recita un vecchio proverbio, ed è proprio così. Se la celebrità di prima è stata impetuosa ma destinata a durare poco, adesso è capace che questo personaggio ce lo ritroviamo tra i piedi per un po’ di tempo, data la nostra fenomenale attitudine ad essere accumulatori seriali di cose inutili. Ma qual è il “mal” e chi è la “causa”? Le offese pubbliche forse sono il male e la signora è la causa, oppure il male è proprio il messaggio della signora e la causa siamo noi che anche in questa sede ne stiamo parlando.
Non sono certo di nulla, però forse una cosa l’ho capita: quella di Warhol non era una previsione, se mai un monito. “Fate in modo che la vostra notorietà duri appena 15 minuti, perché dal sedicesimo saranno sono grandissime figuracce per tutti”, ecco forse cosa voleva dirci.