29782768073_fcbe1dda59_bQualche anno fa in Italia, c’era un comico che ebbe un discreto successo con il tormentone “povero Silvio”, riferito a Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio. Ogni settimana in televisione, in vari programmi, ripeteva la pantomima di tirare fuori un fazzoletto gigante e piangere ironizzando sulle “disgrazie” di Berlusconi. Una volta aveva sbagliato in buona fede, una volta non era stato capito, una volta invece veniva semplicemente deriso. Cercando di difenderlo e parlarne bene, il risultato voluto era l’opposto: denigrarlo. Col passare delle settimane però le persone iniziarono ad assuefarsi allo sketch e anzi, in alcuni casi, a provare maggiore empatia per il premier, che all’epoca non navigava in bellissime acque. Le critiche che gli venivano mosse erano infatti risibili, stupide e mal costruite. Non si colpiva il nocciolo del problema – conflitto di interessi, scarsa lungimiranza decisionale, poco conoscenza di alcuni temi, ecc – ma si andava a parare sul gossip, sull’aspetto estetico o su un qualunque argomento facilone.

In queste settimane con Trump sta succedendo lo stesso. Molto più in grande perché The Donald offre spunti maggiori – è pur sempre il presidente degli USA – ma si sta creando un clima banale e approssimativo, senza guardare dove sono i veri problemi. La notizia bomba dei giorni scorsi è stata la pubblicazione di un presunto dossier su Trump e i suoi legami con la Russia. Legami che lo vedrebbero passibile di ricatto dal governo di Putin.tr

Andiamo per ordine: il 10 Gennaio la CNN dice che al presidente uscente Obama e al neo eletto Trump era stato mostrato un dossier dalle forze di intelligence americane. In questo dossier venivano mostrati alcuni rapporti non ben definiti tra Trump e il governo russo e l’esistenza di materiale ricattatorio nelle mani di quest’ultimo. Il documento però non viene classificato come attendibile e anzi, sembrerebbe presentare alcune incongruenze. Il sito americano Buzzfeed decide comunque di pubblicarlo integralmente, in nome della “trasparenza con i suoi lettori” (leggasi visualizzazioni e pubblicità) e ne viene fuori un putiferio. In pochi si concentrato sulle presunte offerte di proprietà sul suolo russo o sulla divulgazione di informazioni sensibili riguardante la sfidante alla casa bianca Hillary Clinton. In massa, invece, ci si riversa sulle sempre presunte, ma ben più gustose, pratiche sessuali che Trump avrebbe intrapreso con delle prostitute in un hotel in Russia. Potrebbe non sembrare ma spostare l’attenzione sulle cose più “basse” e socialmente infamanti (pratica sessuale estrema) invece che sulle cose davvero preoccupanti (interessi economici), va tutto in favore di Trump.tr2

Lo stesso ne può approfittare per attaccare i media che lo criticano, screditando in poche ore il lavoro di mesi. Pensiamo al lavoro incredibile del giornalista del Washington Post, David Fahrenthold, colui che durante il 2016 ha scoperto alcuni illeciti della fondazione di Trump, le bugie sulle donazioni benefiche (annunciate e mai fatte) e portato a galla il famoso video “del bus” in cui Trump si vanta delle sue molestie. In queste ore molti sostenitori di Trump, di cui abbiamo avuto già occasione di vedere come poco interessati ad alcune verità, si stanno chiedendo se non facesse tutto parte dello stesso tentativo diffamatorio. Screditando Trump sugli aspetti della sua vita privata attraverso voci e illazioni, lo si rafforza. Ed è una cosa abbastanza incredibile se pensiamo alla montagna di elementi opachi della sua vita imprenditoriale e politica.5440002785_7b1ed0ac3e_b

Torniamo al dossier. Non sappiamo ancora se sia totalmente vero, lo sia solo in parte o del tutto falso. Sappiamo che è stato consegnato agli Usa da ufficiali inglesi attendibili e che l’intelligence americana l’ha ritenuto importante abbastanza da essere mostrato ad Obama e Trump. Escludendo le parti più boccaccesche – e meno interessanti – sarebbero da approfondire i legami di Trump con la Russia. Trump che durante la campagna elettorale ha detto contemporaneamente di essere amico di Putin e più duro di Obama o Clinton verso di loro. Trump che ha invitato gli hacker russi a trafugare dati dai computer della Clinton e ha negato di avere conoscenza di attacchi informatici da parte di hacker russi salvo cambiare idea nuovamente qualche settimana fa. Trump che ha fatto della falsa informazione la sua arma vincente  tramite siti di fake-news macedoni gestiti da personalità russe. Trump che ha debiti per oltre 600 milioni di dollari e che ha ricevuto finanziamenti da banche russe dagli anni ‘80. Ecco, meno golden shower e più giornalismo serio. Smettiamola di interessarci di gossip e torniamo a parlare di cose importanti.27435263990_8f7566831d_b

Trump in tutto questo ci sguazza da sempre. È uno show man, sa come funzionano i meccanismi dello spettacolo e della percezione dell’immagine da parte dello spettatore. E sa benissimo quanto gli convenga creare un pastone mediatico fatto di bugie, illazioni, complottismo spicciolo e amenità varie. Faccio due esempi: Obamacare e Nato.

Uno dei cavalli di battaglia della politica di Trump è lo smantellamento della riforma sanitaria voluta dal suo predecessore. Una riforma che è stata costosa ma necessaria per portare milioni di persone ad avere accesso alle cure mediche. È facilmente intuibile che non si possa sostituire dall’oggi al domani senza avere un altro piano sanitario pronto. Invece facendo leva sulle tasche degli americani del ceto medio ha fatto passare il messaggio che si poteva fare, che prima si toglieva meglio era per tutti (con buona pace di chi si ammala), che una soluzione sarebbe uscita fuori. Soluzione che ad oggi non solo non c’è ma viene cambiata in maniera randomica su base quotidiana. Ovviamente ne sono seguite delle fortissime proteste con cortei in centinaia di città americane ma di nuovo, si è dato l’idea che chi manifestasse fosse in malafede perché protestava senza sapere come la riforma sarebbe cambiata, in fondo potrebbe essere qualsiasi cosa.images

Vale lo stesso discorso sulla Nato. Trump ha detto di volerne uscire, poi rimanere, poi che era una farsa. Ha messo in mezzo Brexit, migranti e trattati economici, dicendosi contento di un’Europa divisa. In molti si stanno chiedendo se questa non sia solamente una nuova forma di propaganda. La propaganda c’è sempre stata e con le nuove tecnologie la si è potenziata. Però oggi non è più questione di dire una grossa bugia all’infinito e sperare che diventi verità. Oggi si vuole non far più credere in nulla, cercando di mostrare come ogni notizia sia possibile propaganda e possa essere modificata ad arte. Magari con il coinvolgimento di paesi e forze straniere o peggio, paragonando siti e testate di notizie vere con blog personali o forum da 4 soldi. In questo modo la notizia diventa vera a seconda di chi legge e di dove la legge.le-bufale-di-internet-820751

Dicendo sempre tutto e il suo contrario vale sempre qualsiasi cosa. Sono discorsi così vaghi da essere inattaccabili perché verrà sempre dichiarato il contrario di qualcos’altro. Anche di fronte all’evidenza di un cambio totale di posizione o dell’inequivocabile e granitica certezza che una notizia sia falsa, ci si rifugia nel cinismo e nell’insulto. Magari si ritorna a screditare il giornalista, reo di aver commentato nei mesi prima qualche idiozia uscita fuori da una fonte poco attendibile. Idiozia che però ha fatto il record di visualizzazioni del mese e quindi non si poteva non commentare. Il giro così ricomincia daccapo, con buona pace degli elettori a cui nulla è più dovuto.