Il calcio italiano non é qualcosa d’altro dalla nostra società, in fondo siamo noi nel bene e nel male.
Siamo Noi, quando lo Stadio Giuseppe Meazza fischia l’inno nazionale svedese.

Siamo Noi, quando nelle curve degli stadi si fondono razzismo, xenofobia ed antisemitismo e si manifestano in maniera palese con cori, striscioni e le più recenti figurine su Anna Frank.

Siamo Noi, quando facciamo un goal in seconda categoria ed esibiamo a Marzabotto la maglia del R.s.i con scuse ridicole “Ho agito con leggerezza senza pensare alle conseguenze”.
Siamo Noi, che portiamo i bambini al campo per la partitella domenicale e insegnamo che l’obiettivo delle nostre frustrazioni sono l’arbitro e l’allenatore meritandosi violenze verbali nella migliore delle ipotesi.

Non possiamo pretendere di confrontarci con la cultura del calcio mondiale quando abbiamo perso la nostra Nazionale. Quella che si costruisce ogni domenica fatta del talento e sacrificio non di simboli e ignoranza.

Nessuno ricorderà questa Nazionale ma speriamo che qualcuno si ricordi di questa Nazione di cui l’azzurro identifica la monarchia prima e oggi la Repubblica.