Thiabedji-SenegalIn questo periodo difficile a livello religioso, tanti mi hanno espresso dubbi e perplessità sull’andare in Africa per il viaggio di nozze. Eppure, tornata da pochi giorni, penso davvero di essermi trovata nel posto giusto al momento giusto. Non voglio dilungarmi, o lo farò in un altro spazio, sulla mia passione per la cultura africana.  Tra i tanti stimoli, mi voglio soffermare sull’incontro tra religioni che abbiamo avuto in questi giorni.

In Senegal il 95 per cento delle persone è musulmana, mentre il 5 per cento delle persone è cristiana; eppure le religioni convivono in modo assolutamente pacifico. Io cristiana mi sono sentita accolta con affetto da molti musulmani che con disponibilità e interesse hanno dialogato con me e scambiato conoscenze e opinioni. In particolare modo, mi ha colpito la possibilità di condividere esperienze, di trovare punti di incontro e la voglia e passione di porsi in un cammino comune.

In particolar modo, ho scoperto un esempio bellissimo di vita nei villaggi gemelli di Joal e Fadiouth, dove vivono in modo aperto e tollerante cristiani e musulmani e esistono numerosi esempi di matrimoni misti. Un ponte di legno porta ad una piccola isola dove si trova il cimitero cattolico e musulmano in cui sono presenti tombe di musulmani e di cristiani le une di fianco alle altre. E’ un luogo mistico dove si respira energia positiva. Quando ho chiesto al ragazzo che ci ha accompagnato come sia possibile questa convivenza, egli mi ha risposto: “In fondo, Dio non è uno solo? Questo è in comune ed è sufficiente per vivere insieme nel dialogo e nella ricerca della Vita. L’animismo ci unisce anche molto”.Lalo_-_Baobab_tree_dry_green_leaf_powder,_Senegal

L’animismo accomuna i cristiani e i musulmani in Senegal e racchiude la tradizione africana, le storie umane di questo popolo. Con animismo si intende una concezione della natura tipica delle religioni primitive, secondo la quale tutte le cose sono animate da spiriti benefici o malefici , ma in realtà, la cosa che più emerge da queste credenze comuni è il sentirsi parte della stessa Storia, fratelli nello stesso mondo.

Da qui nasce una piccola provocazione: tutte queste critiche alla religione, l’idea molto forte e comune che senza la religione tutti, o quasi tutti, i problemi di terrorismo e violenza non esisterebbero, forse non sono solo una scusa? Forse chi si fa veramente portatore della bandiera dell’Isis non è un religioso convinto, ma bensì una persona che di fede non ne ha propria nessuna?

I musulmani e cristiani che ho conosciuto io sono pieni di Vita, in ricerca e non hanno tempo da perdere dietro a battaglie e violenze. La loro fede e Vita ha tanto da conoscere e costruire che l’idea di distruggere non li sfiora nemmeno. Ovviamente sto parlando di chi è realmente in cerca di pienezza e non dei cristiani in pensione, come ha definito Papa Francesco tanti giovani, o ragazzi solo per etichetta e copertina credenti. papa-avnt1

Forse, e dico forse, chi non ha più fede in nulla, né valori con radici profonde, trova o ha trovato in tali follie un progetto, una missione che dà un po’ la sensazione di essere importanti, di avere un posto e un senso nel mondo e, forse, costoro cercheranno di sopperire il proprio vuoto con le prime balle raccontate da un gruppo di fanatici, ma anche per rimanere più vicini alla nostra quotidianità, dai media e dalle mode attuali.

Ritornare al nostro centro, ecco di cosa abbiamo bisogno e per fare questo abbiamo bisogno di dialogare su valori forti su cui spendere la vita. Ho assistito ad una Lezione di Padre Enzo Bianchi ed egli è partito da quest’affermazione: “la qualità di una città è data dalle domande che si fa fare. La domanda implica una ricerca e l’uomo, per sua natura, tende a cercare. L’uomo non può vivere in autarchia, ma matura, si umanizza stando con gli altri. L’uomo è in cerca di significato: credente o non credente che sia, cercare diventa sempre di più “cercare l’Uomo”. Infine, egli ha riportato alla mente di tutti i presenti la situazione in Medio Oriente, gli uomini sgozzati senza un perché, persone con dignità uguale alla nostra, vittime di una guerra senza un senso: ditemi se questo è un Uomo, ha chiesto con le parole di Primo Levi. “Siccis oculis” di fronte ad una mancanza di interesse di senso, in cui si perseguono solo gli scopi individualistici. n-CHARLIE-HEBDO-COVER-medium

Bene, a me sembra che in Africa, con tutti limiti e le arretratezze presenti, si cerchi l’Uomo. Invece, a tratti, mi sembra che la direzione verso la quale siamo diretti noi sia quella di uno specchio, ognuno guardando se stesso fisso negli occhi. Si sta parlando di amare e venerare solo se stessi senza requie.

Un professore di italiano del liceo mi aveva detto una volta: “prendi una scelta, poi la scelta farà te.” Le scelte che facciamo dicono qualcosa della nostra essenza. Per questo è importante scegliere l’altro e il dialogo, scegliere valori autentici e profondi, dato che, mentre scegliamo, camminiamo. Solo nel cammino riusciamo poi a prendere consapevolezza di cosa comporta la scelta fatta, ma la cosa importante è che essa ci ha posto in un sentiero che può renderci più vicini a noi stessi. L’invito, dunque, è quello di fare una buona scelta, ma, soprattutto, di avere responsabilità nei confronti di coloro che ci sono affidati: è un invito alla scelta che va proposta, sostenuta, vissuta e testimoniata.

Solo così, i valori possono essere vissuti e proposti non come un dover essere distante e incombente, che porta alla violenza inaudita di oggi, ma come una responsabilità vitalizzante: “Se il mondo è così, non è colpa vostra, lo sarà se lo lascerete così”. Scelgo di credere in un mondo in dialogo come Joal e Fadiouth convinta che sia la strada giusta da percorrere.