11997048715_6dbae9451b_zIn questo ultimo anno di università mi è capitato spesso di sentir parlare di famiglie omogenitoriali, ovvero quelle famiglie composte da due genitori dello stesso sesso (gay o lesbiche). Alcuni dei docenti infatti sono coinvolti in prima linea nella ricerca legata a questo grande tema, riguardo non solo lo sviluppo psicosociale del bambino in famiglie ‘non tradizionali’, ma anche rispetto alla funzione genitoriale e cogenitoriale nei compiti di accudimento dei bambini. In Italia è un tema molto recente e ancora pressochè ‘alieno’, considerata la mancanza di una legislazione in materia di unioni (e adozioni) omosessuali, cosa che ci distingue (come sempre) dal resto d’Europa, dove lo statuto , i diritti e le necessità delle famiglie omosessuali sono riconosciuti da molto tempo.

Ovviamente ognuno è libero di pensarla come crede a riguardo, però allo stesso tempo penso che sia non solo utile ma doveroso per una volta tanto lasciare da parte preconcetti e pregiudizi (perchè temo che spesso si rifletta poco e ci si lasci guidare da antiche convinzioni cattoliche) e leggere la realtà per quella che è, attraverso i dati che la ricerca fornisce. Ovvero che non è la composizione (omogenitoriale o eterogenitoriale) di una famiglia a determinare la qualità delle cure che riceverà il bambino. Una buona famiglia è tale sia che ci siano due mamme, due papà, una mamma e un papà, una sola mamma, un solo papà. Questo è vero perchè la funzione genitoriale non dipende dal genere o dall’orientamento sessuale del genitore.

Pensate alla vostra famiglia: per alcuni di voi il papà è quello che da le regole e le fa rispettare mentre la mamma è quella affettuosa e permissiva; per altri è vero il contrario, il papà è quello coccolone e la mamma quella che detta leggi. Questo vale anche per famiglie omogenitariali, perchè la funzione materna o paterna non è legata al sesso, per cui in una coppia omosessuale ci sarà, come in quella eterogenitoriale, una suddivisione dei ruoli per cui uno svolgerà la funzione materna e l’altro quella paterna e questo a prescindere dal suo genere a dal suo orientamento sessuale.

Un risultato importantissimo a cui sono giunti numerosi studi scientifici in campo psicologico ci dice inoltre che l’orientamento sessuale dei genitori non influisce sullo sviluppo psicosociale del bambino, infatti non emerge nessuna differenza in termini di qualità di sviluppo e di psicopatologia tra bambini cresciuti in famiglie etero o omogenitoriali. Questo dato conferma il fatto che due genitori gay o lesbiche sono in grado di accudire e crescere bambini sani tanto quanto sono in grado di farlo una mamma e un papà. Le differenze che emergono, perciò, dipendono altri tipi di fattori, come la psicopatologia del genitore, caratteristiche specifiche del bambino, fattori ambientali (come povertà, mancanza di supporto sociale, ecc.), ovvero quegli stessi fattori di rischio che sono presenti anche in tutte le famiglie con genitori di sesso opposto.

Alla luce di queste evidenze empiriche trovo ridicolo chi ancora definisce “una sconfitta per l’umanità” l’approvazione delle nozze gay e quindi dell’adozione per genitori dello stesso sesso. Io credo piuttosto che l’umanità è sconfitta quando un bambino si trova senza genitori, viene maltratto, abusato, abbandonato e istituzionalizzato, non quando gli si dà la possibilità di crescere con due genitori amorevoli e con la possibilità di un futuro sano e felice. Il bambino ha il diritto a una famiglia e famiglia significa cure, amore, rispetto, attenzione e credetemi non sono certo la mera presenza di un padre e una madre a garantire tutto questo.