«Non esiste traccia d’un mio ordine scritto!»

Quest’affermazione ricorda quelle che i gerarchi nazisti dissero all’indomani della cattura e del processo di Norimberga. Invece, sono le parole di Ratko Mladic, il macellaio di Srebrenica, che viene condannato all’ergastolo per genocidio dal Tribunale internazionale delle Nazioni Unite. La sentenza, per “ironia della sorte”, viene pronunciata dal giudice Aphons Orie, olandese.

Proprio questo aspetto è, forse, un modo di ricordare il silenzio assordante dell’Europa e dell’Onu che con i caschi blu olandesi non furono capaci di intervenire evitando la morte di diecimila persone fra Srebrenica e altre sei città vicine.

Speriamo che l’Onu abbia imparato e non utilizzi più il silenzio, che odora di indifferenza, come modus operandi nel mondo. Intervenire è un obbligo per evitare crimini contro l’ umanità, suggerisco la Libia.

Screenshot da Repubblica.it