La classica di San Giuseppe, così era chiamata la Milano Sanremo, quando si correva nel giorno allora festivo contraddistinto dal primo caldo sole che scaldava la Riviera ancor prima delle città del Nord. Erano gli anni delle vittorie di Binda, Girardengo, Bartali, Coppi, Gimondi e Merckx.

Successivamente la prima delle classiche monumento in calendario venne spostata al Sabato più vicino al 19 Marzo (San Giuseppe, appunto). Questa non è l’unica grande certezza della Milano Sanremo anzi, ce n’è sono molte altre: la lunghezza, il Turchino che segna il passaggio metaforico dalla fredda e nebbiosa pianura alla mite Riviera dei Fiori, i Capi i quali in rapida sequenza scorrono sotto le ruote degli avventurieri corridori prima il Mele poi Berta ed ancora Cipressa ed infine il Poggio, quest’ultimo che lancia i corridori in Aurelia verso la centralissima Via Roma con la sua ormai celebre fontana punto decisivo per chi decide di vincere in volata perché è proprio in quel punto dove Merckx consiglia di stare coperti a ruota perché se si è già “al vento” in quel frangente la sconfitta è quasi matematica.
Le Storie che profumano di leggenda sono molte ma oggi una pagina di quelle che rimarranno negli annali del ciclismo l’ha scritta un ragazzo di 34 anni che ogni volta sa far emozionare un intero popolo, sceso in strada o incollato al televisore, e risponde al nome di Vincenzo Nibali.
Lo squalo dello stretto ha già accarezzato il successo alla Milano Sanremo. Essa si configura come una corsa più congeniale ai velocisti o a quei finisseur potenti da classiche (senza far nomi)che ai corridori da corse a tappe, soprattutto nel ciclismo moderno.
Vincenzo Nibali però è un Campione per non dire un Campionissimo che nel ciclismo assume un’accezione veramente illustre e non sarò certo io giudicarlo tale. L’unica cosa certa che Vincenzo Nibali ha ricalcato il solco dei grandi nomi delle grandi corse a tappe che sanno vincere anche le grandi classiche monumento con imprese che hanno ogni volta dell’unicità perché certo non si può arrivare con i velocisti.
Certo tra Vincenzo Nibali e Caleb Ewan, secondo, non c’è stato il tempo di trasmettere musica da ballo come successe alla Radio quando vinse Fausto Coppi, ma sicuramente il trionfo si Beppe Saronni in maglia iridata del 1983 è stato altrettanto intenso, per modalità ed emozione, a quello di Vincenzo. Costruito sul Poggio, prima lo scatto con forcing fino allo scollinamento per poi planare su una Sanremo completamente zittita dal groppo in gola di un Uomo Solo Al Comando che arriva in Via Roma braccato da un gruppo lanciato verso una feroce volata ma che non ha chance contro la classe del grande campione che dopo tutte le corse a tappe ed il Lombardia conquista un’altra classica monumento e non domo debutterà al prossimo Giro delle Fiandre ma soprattutto a conquistare la prossima Doyenne (la Liegi Bastogne Liegi) per entrare definitivamente, qualora non lo fosse già, nella leggenda del pedale.