Il programma era gambe in spalla e pedalare come tutti i Sabati, o quasi.

La notizia mi giunge appena afferro il telefono: Michele Scarponi è morto. Io, come tanti, speravamo in una di quelle fake news di pessimo gusto, e invece no. Ѐ la Gazzetta dello Sport a dare la notizia. Già proprio quel giornale che del rosa tinge le sue pagine e la maglia di campione del Giro, che avresti corso da capitano.

Il Michele Scarponi che ricordo è quello della battuta scanzonata in un albergo di Torino, la quale azzerava la distanza fra il grande campione e l’appassionato di ciclismo. Lui era così: gli altri fuggivano in ascensore mentre Michele chiamava uno dello staff, di passaggio, perché facesse una bella foto ricordo.

Michele però era un vero campione: l’ho visto sul Colle delle Finestre, nel 2011, rimanere incollato alla ruota di Contador mentre Nibali (allora suo avversario) rimaneva attardato.

Michele è il Colle dell’Agnello, cima Coppi 2016. Un uomo solo è al comando la sua maglia è celeste il suo nome è Michele Scarponi. Non è una parafrasi retorica, è il ricordo più grande, intenso e vivo che ho dell’AQUILA DI FILOTTRANO. Io c’ero in mezzo a tanti appassionati ad aspettare i corridori su quella montagna tanto dura quanto affascinante per noi piemontesi! Io c’ero ad aspettare Michele Scarponi in fuga solitaria col ghigno e la determinazione di quando lui era capitano dell’Androni-Giocattoli.

Ciao Michele, grazie a te molti ciclisti, e non, hanno imparato ad amare questo sport vedendoti semplicemente faticare in salita proprio come piace a noi:

“con gli occhi allegri di un italiano in gita”!