Non tollero più:

– i “lo faccio da ministro e da padre”, e poi separiamo minorenni dalle loro famiglie, intrappolati su una nave perché papà Matteo ha deciso così: ah Salvì, mi facevi ribrezzo come ministro, non farti giudicare anche come padre, è troppo;

– i “perché non li prendi a casa tua?!1!”: per lo stesso motivo per cui non mi occupo di insegnare nelle scuole, di operare negli ospedali, di curare il verde pubblico: pago già le tasse;

– i “e gli italiani senza lavoro?”: Giggino è il ministro del lavoro. Un ministro del lavoro si occupa, indovinate un po’, di lavoro. Magari rivolgersi a lui, anziché baciargli le mani durante i funerali di Stato?

– i “parli tu che guadagni un sacco!”, rivolto ai personaggi dello spettacolo che esprimono solidarietà ai migranti: ah quindi il punto è che ti rode che abbia un conto in banca più grosso del tuo? Pensiero maturo;

– gli utilizzatori del termine “piddioti”: e io che ritenevo scemo “petaloso”. Quello almeno era stato inventato da un bimbo delle elementari…

– i “e allora il PD??”: ma chi ti ha mai parlato del PD, santa pazienza, chi?!

– i “buonista!!!”: ancora non mi capacito del fatto che dovrei vergognarmi di essere “buono”;

– i “sei solo un radical chic/intellettuale del c***o”: i prerequisiti per esprimere un’opinione oggi sono diventati l’ISEE pari a zero e l’analfabetismo, siamo a cavallo;

– i “Salvini è stato voluto dal popolo”: 17% dei voti. Ma a scuola voi che facevate?;

– i “e allora del ponte Morandi non hai detto niente??”: mi spiace, ma se non ha parlato dell’argomento precedente non ha diritto ad esprimersi su questo, si ripresenti alla sessione di settembre.