Nel giro di poche ore la campagna mediatica “Me Too” (in italiano “Anche Io”) si è diffusa a livello mondiale. Trovo lodevole l’intento, perché denunciare una violenza subita è assolutamente fondamentale e credo che questa proposta possa aver in parte aiutato tante donne e ragazze a trovare il coraggio di farlo, ma forse, parere mio, la cosa ci sta sfuggendo leggermente di mano. Mi spiego: in poche ore ho avuto modo di leggere parecchie testimonianze di molestie o presunte tali che mi hanno fatto riflettere.

Perché è vero, la maggior parte delle testimonianze lette possono essere considerate molestie più o meno gravi, ma ho letto anche tante altre vicende che, secondo me, non lo sono. Come le occhiate per strada o sui mezzi pubblici. È vero, sono tremendamente fastidiose e sentirsi addosso lo sguardo lascivo di un uomo o un ragazzo maleducato è veramente svilente, ma forse prima di denunciare un episodio come questo dovremmo fermarci e chiederci se fosse effettivamente uno sguardo malsano anziché un semplice sguardo di interesse. Perché altrimenti rischiamo di lanciare pesanti accuse per gesti che noi donne e ragazze facciamo per prime: quante volte, infatti, ci fermiamo ad ammirare il fisico scolpito di un bel ragazzo che sta correndo al parco? Non lo stiamo trattando anche noi come un pezzo di carne?

La risposta è sì. Mi spiace per le nazifemministe che odiano gli uomini, senza nulla togliere invece a chi crede veramente in questo tipo di campagna, ma se uno semplice sguardo sul tram da oggi non vuol più significare interesse, bensì violenza, allora siamo delle molestatrici anche noi. Basta prenderne atto.

Ps: ovviamente con questo discorso non voglio assolutamente sminuire tutti gli episodi di vera violenza denunciati con questa campagna. Anzi, un plauso particolare va a tutte coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare. Semplicemente volevo far riflettere su alcuni episodi letti.