SANTIAGO SIERRA – Mea culpa. Padiglione di Arte Contemporanea di Milano. 29 marzo – 4 giugno.

È una buona occasione per fare una gita a Milano, senza venir per forza risucchiati dalle vetrine e dai negozi. È un buon modo per approcciarsi all’arte contemporanea, senza dover per forza trovare in un significato in un gabinetto fatto di Swarovski o in una scatola di tonno aperta in mezzo ad una stanza. È un bello stratagemma per farci comprendere quanto siamo fortunati ad essere chi siamo, e dove siamo.

Un viaggio che ho fatto di recente e che consiglio tutti: “Mea culpa”, mostra dell’artista spagnolo Santiago Sierra, in scena alla PAC di Milano fino al 4 giugno 2017. Un padiglione che propone le opere più famose, intriganti e discusse di uno degli artisti più stimolanti della penisola iberica e, anche, del mondo.

Una forma d’arte che non rimane indifferente al credo politico e sociale dell’artista, il quale si definisce un anarchico, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Tesi alcune volte difficilmente controbattibili, altre volte molto discutibili. Ma andiamo per ordine…

Il mio obiettivo è convincere ad andare a questa mostra, quindi cercherò di non anticipare nulla di saliente. Una cosa però sono obbligato a raccontarla, perché è il motivo per cui ci ritornerei.

Una delle performance più famose di Sierra è stata immortalata da una fotografia, rigorosamente in bianco e nero. Nell’immagine si vedono dei ragazzi senza maglietta, disposti contro un muro, voltati di spalle rispetto a chi scatta la foto. Sulle loro schiene si vede nettamente una riga che parte dal fianco sinistro e finisce sul fianco destro. Così, su ogni schiena di ognuno dei ragazzi.

Santiago Sierra pagò 30 dollari cadauno questi ragazzi cubani, i quali acconsentirono a farsi marchiare indelebilmente il corpo. Già, per 30 dollari.

L’artista ha voluto dimostrare come nel Mondo che ci siamo costruiti non esista più un “credo”, se non quello in favore di Dio denaro. Ha pagato 30 dollari dei ragazzi disperati, ma è convinto che sia solo una questione di soldi. Con un budget illimitato potrebbe convincere chiunque, e chi non si farebbe convincere è solo chi quei soldi li ha già tutti.

Una tesi a tratti populista ed a tratti condivisibile, ma il punto è un altro, a parer mio. Non importa sapere se Santiago Sierra abbia ragione oppure torto, importa sapere che Santiago Sierra in quel caso ha avuto ragione. Un caso è sufficiente ed è già troppo.

Ripeté la performance, tempo dopo, e il soggetto furono delle prostitute pagate con una dose di eroina.

Eppure, pensaci, cos’hai fatto tu per nascere in un posto o in un altro? Cos’hai fatto per meritarti i genitori che hai? Ti sembra di non aver fatto nulla? Ecco, bravo. Perché è proprio così. Viviamo in un quadrato di serenità e felicità che non ci siamo conquistati, ci siamo trovati sotto i piedi e cerchiamo di mantenerlo tale, lamentandoci se qualcuno ci chiede “Ehi, ma c’è posto pure per me?”

Sono giochi più grandi di noi ed è veramente difficile che la nostra vita possa in qualche modo porre fine a queste disparità sociali. Quindi perché andare a questa mostra? Per prendere coscienza, forse. Per capire che ci roviniamo l’umore e le giornate per cose che non sono così importanti. Litighiamo per un ritardo ad un appuntamento, per una precedenza in rotonda non data, per una finestra lasciata aperta durante un temporale. Ma ci dimentichiamo che potremmo non avere gente a cui dare un appuntamento, potremmo non avere una macchina, potremmo non avere una finestra.

A volte l’arte è pura estetica, ricerca del “bello”. Altre volte è comunicazione di un messaggio, attraverso gli occhi e le immagini, quel linguaggio che cominciamo ad apprendere da subito, fin da bambini. Nel modo più semplice, si possono far passare i messaggi più difficili. E in questo, Santiago Sierra, credo di poter ammettere che sia parecchio dotato.

Ecco dunque il significato del titolo della mostra!

I mal di pancia di quando sono bloccato nel traffico? Mea culpa.

Le liti per decidere a chi tocchi lavare i piatti? Mea culpa.

La chiamata inferocita all’assistenza Vodafone? Mea culpa.

Milano. Santiago Sierra. Mea culpa.