Mauro Serio, attore e conduttore televisivo, ha da poco finito le riprese di una nuova fiction per RAI 1, Blanca, che vedremo sul piccolo schermo nel 2022. Nella sua carriera ha lavorato anche al cinema, con registi come Gabriele Muccino e a teatro, dove ha portato in scena opere di personaggi come Shakespeare. Per chi ha avuto la fortuna di crescere nella magia degli anni ’80 e ’90, Mauro Serio è stato un’icona della tv dei ragazzi in quanto ha condotto trasmissioni come “Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”, “Amici Mostri”, “Lo Zecchino d’Oro”, “Giochi Senza Frontiere” e soprattutto “Solletico”. Noi di IdealMentre lo abbiamo intervistato, cercando di analizzare con lui il presente e il futuro del teatro e del cinema nei tempi di pandemia e rivivendo la nostalgia delle trasmissioni degli anni ’90 e di una televisione che purtroppo, non esiste più.

 

Cominciamo parlando della situazione attuale in quanto da qualche giorno i teatri sono finalmente aperti. Secondo te si tornerà a teatro con la stessa serenità di prima nel breve periodo, oppure ci vorrà del tempo?

Purtroppo temo che nulla sarà più come prima, o per lo meno, non lo sarà fino a che non raggiungeremo l’immunità di gregge grazie al vaccino. Le regole sanitarie attualmente in vigore sono molto restrittive e, tra le altre cose, non danno la possibilità di occupare tutti i quanti i posti a sedere. Dobbiamo considerare che il teatro era una realtà in difficoltà già prima del covid in quanto, anche quando si registrava il tutto esaurito, era comunque complicato coprire i costi dello spettacolo e stipendiare correttamente attori e maestranze. Secondo me dovremo accettare l’idea di dire addio alle grandi produzioni e, probabilmente per un lungo periodo, ci concentreremo principalmente su monologhi o scene con due protagonisti, in modo da riuscire a contenere i costi. Una parte di me vuole comunque rimanere fiduciosa.

Alla luce di tutto ciò, fermare il mondo del teatro così a lungo è stata una scelta saggia? Seppur, nel breve periodo in cui vi sono state le aperture, i dati hanno dimostrato che teatri e cinema fossero il luoghi con il minor contagio.
Con il senno di poi direi che sarebbe stato sensato mantenere i teatri aperti. Dopo il primo lockdown si è deciso di tentare una riapertura in cui appunto è stato dimostrato che seguendo le disposizioni sanitarie e le norme igieniche era possibile presenziare a spettacoli teatrali in totale sicurezza. Poi, quando quest’autunno si è deciso di chiudere nuovamente l’industria, abbiamo amaramente accettato le direttive, ma se devo essere sincero, mi ha lasciato perplesso vedere i mezzi pubblici pieni, o situazioni di movida e assembramento non controllati, come la festa scudetto dell’Inter di pochi giorni fa per fare un esempio. Mantenere aperti i teatri, attrezzandoli secondo le disposizioni per evitare contagi, sarebbe stata una decisione che avrebbe garantito la sicurezza dei cittadini e, allo stesso tempo, avrebbe causato meno danni rispetto agli assembramenti sui mezzi pubblici.
Un discorso analogo vale per i ristoranti, che si erano attrezzati per affrontare la crisi pandemica, o per la scuola. Mentre nel resto d’Europa i bambini hanno continuato a frequentare gli istituti scolastici, in Italia si è deciso di bloccare l’istruzione per un anno e mezzo. Insomma, abbiamo scelto di crescere ignoranti.

Tornerai subito a teatro?
Prima del lockdown della scorsa primavera vi erano in cantiere diversi progetti, che poi purtroppo sono sfumati. Dobbiamo vedere come si evolverà la situazione a livello nazionale, come va l’andamento dei contagi e quali saranno le direttive ministeriali nei prossimi mesi. Credo che d’ora in avanti la tipologia di spettacolo che si vorrà mettere in scena, verrà studiata in base alle regole sanitarie. Attualmente sto facendo un laboratorio teatrale online: è un’avventura un po’ diversa, ma non meno stimolante.

Oltre ad essere attore di teatro, reciti anche all’interno di fiction. Negli ultimi anni, per esempio, hai lavorato con Riccardo Donna a due prodotti di grande successo come “La Strada di Casa” e “Io sono Mia”. Credi che, negli ultimi anni, la fiction italiana stia andando verso un mercato internazionale?
In realtà è sempre stato così, nel senso che da sempre si è lavorato con l’idea di vendere i prodotti anche all’estero, ma chiaramente con l’arrivo delle varie piattaforme online come Netflix e Amazon Prime le carte in tavola sono un po’ cambiate. Per esempio, l’anno scorso ho recitato nell’ultimo film di Gabriele Muccino, “Gli anni più belli”, che sarebbe dovuto uscire in sala nella primavera del 2020. A causa del lockdown il film è stato distribuito direttamente online e molte altre pellicole hanno dovuto prendere questa stessa strada. In questo 2020 abbiamo capito che un film può essere pensato e realizzato direttamente per il mercato dell’online e non solo più per quello cinematografico. In questo modo è molto più semplice distribuire un prodotto nel mercato estero e, di conseguenza, i film e le serie vengono già studiate in proiezione di una distribuzione internazionale.

Attualmente nel mondo del cinema e della fiction la situazione lavorativa è simile a quella del teatro?
No, per fortuna. Nel mondo della fiction la situazione è decisamente migliore, al momento infatti vi sono molte produzioni che stanno partendo. Chiaramente, anche in questo ambito la situazione non è semplice in quanto con le nuove norme sanitarie la logistica si è fatta più complessa e i costi di una produzione sono lievitati. Nel mondo del cinema c’è tutta una procedura anti-covid da seguire, che consiste, tra le altre cose, nell’effettuare costantemente i tamponi agli attori e alla troupe. Oggi, quando si gira un film, si vive all’interno di una bolla, ma fortunatamente, nonostante le regole sanitarie e le grosse spese da sostenere per le produzioni, si riesce a lavorare.

Torniamo indietro nel tempo. Negli anni ‘90 sei stato il conduttore di Solletico, una trasmissione che andava in onda su Rai 1 e che ha accompagnato un’intera generazione di ragazzi. Che ricordi hai di quel periodo?
Se devo essere sincero ripenso a quegli anni con grandissima nostalgia, più che altro perché stiamo parlando di una TV che non esiste più. Il lavoro che c’era dietro Solletico, e dietro le altre trasmissioni che ho condotto per una decina di anni in televisione come Che fine ha fatto Carmen Sandiego? o Lo Zecchino d’Oro era straordinario. C’era una grande squadra che lavorava dietro le quinte e che cercava di creare un contenitore importante per la tv dei ragazzi. Siamo stati tra i primi a creare giochi interattivi in cui si poteva interagire giocando da casa e, parallelamente avevamo rubriche dedicate alla scienza o alla cucina. Negli ultimi anni abbiamo introdotto un format nel quale si insegnava ad usare il computer (era l’alba degli anni 2000) per non parlare del GT ragazzi, un servizio di informazione sull’attualità condotto da Tiziana Ferrario. L’obiettivo di Solletico consisteva nel stimolare la curiosità nei ragazzi. Volevamo che i giovani, guardando la trasmissione, crescessero, imparassero e cominciassero a pensare che cosa avrebbero voluto fare da grandi.
Era una tv educativa che mirava a stimolare la curiosità e la creatività dei ragazzi.

Come è cambiata la tv dei ragazzi in questi anni? Al giorno d’oggi una trasmissione come Solletico sarebbe possibile?
No, non credo che sarebbe possibile purtroppo. Oggi i ragazzi non sentono più l’esigenza di quell’appuntamento pomeridiano. La tv ha perso questo tipo di funzione in quanto tutto l’intrattenimento dei giovani è in mano ai social. I ragazzi si connettono e guardano cosa vogliono nel momento in cui lo desiderano. E poi, purtroppo, adesso il vero intrattenimento è dettato da una tipologia di programmi, come il Grande Fratello Vip, atti a stimolare una cera tipologia di voyeurismo nello spettatore. Si è creata questa sorta di esigenza di spiare il comportamento di persone famose poste in condizioni particolari o critiche.

Come mai la RAI ha deciso di cancellare Solletico?
Dal 2000 in avanti, con l’arrivo del computer in casa e della tv satellitare, sono stati introdotti tantissimi nuovi canali che trasmettono cartoni e telenovelas e che, forse inconsciamente, hanno cominciato a far cambiare mentalità allo spettatore. A tutto ciò si aggiunsero anche motivi di natura economica e si decise che il costo di una trasmissione come Solletico, che andava in onda tutti i giorni per nove mesi all’anno e che tra autori e maestranze vedeva coinvolte un centinaio di persone, non fosse più sostenibile.
Adesso si punta a fare investimenti più sicuri economicamente parlando, come comprare format dall’estero.

Ti senti ancora con i colleghi di quel periodo?
Con Elisabetta, mia collega e co-conduttrice per molte edizioni, ci sentiamo ancora. Certo fino a qualche tempo fa, quando vivevo a Roma, era più facile vedersi. Ma Roma, pur essendo bellissima, è una città troppo caotica e ho deciso di trasferirmi. Comunque, nonostante la lontananza, ci sentiamo ancora ogni tanto.

Nella tua lunga carriera, hai lavorato sia con un pubblico di adulti che con un pubblico di ragazzi. Quali sono le differenze tra i due?
Io ho condotto anche le ultime due edizioni di Giochi Senza Frontiere. Il fil rouge che legava programmi come “Solletico” e “Giochi Senza Frontiere” era appunto il gioco. Certo, i ragazzi sono più innocenti e spontanei, ma se devo essere sincero rimanevo sorpreso nel trovare le stesse reazioni e le stesse dinamiche anche tra gli adulti: lo spirito di squadra, l’arrabbiarsi quando si sbagliava, la delusione per una sconfitta o la gioia di una vittoria. Alla fine, adulti e bambini, se posti in condizioni ludiche, si comportavano in maniera molto simile e questo era decisamente l’aspetto più bello.

A proposito di Giochi Senza Frontiere. Stiamo parlando di una trasmissione storica della tv europea. Un programma in cui tutti gli stati dell’Unione si sfidavano giocando. Nel panorama politico attuale, fatto di tensioni continue tra i vari Paesi, quanto sarebbe importante riproporre una trasmissione come Giochi Senza Frontiere?
Sarebbe importantissimo. Ma magari si rifacesse un programma del genere! Sono convinto che avrebbe un grandissimo seguito. Vedi, mantenere il gioco come punto focale è importantissimo in quanto è una tematica leggera, ludica e divertente che esprime positività. Giochi Senza Frontiere ha iniziato ad unire l’Unione Europea sotto il profilo del gioco. Poi il progetto dell’Unione è proseguito dal punto di vista monetario ed economico. Adesso manca l’Unione che detti le regole, che non permetta ad ognuno di agire per i fatti propri, ma che stabilisca le direttive che tutti dobbiamo seguire per vivere in armonia.
Per certi versi Giochi Senza Frontiere potrebbe essere proprio il punto di partenza per riscrivere queste regole.

Dove ti vedremo nell’immediato futuro?
Tre settimane fa ho terminato le riprese di una nuova fiction per RAI 1, dal titolo Blanca, una produzione girata tra Genova e Roma che vede protagonista Maria Chiara Giannetta. Sarà una serie di 6 puntate che andrà in onda nel 2022. Io sarò il protagonista della quinta puntata.