La maturità, che esame di merda. Scusate il francesismo, ma non c’è un altro modo per definirlo: passi mesi e mesi sopra tomi incomprensibili nella speranza di capire qualcosa e alla fine, dopo attacchi cardiaci e litri di caffè, finisce tutto nel giro di un niente. E due giorni dopo aver superato questa tortura siamo tutti pronti a fare i vissuti, a dire “ma alla fine non era così difficile”, a sfottere i poveretti che devono ancora affrontarla.

Mi ricordo poco della mia maturità. Una cosa su tutte, quella che avevo preparato meglio: la playlist del prima e del dopo. Ho passato mesi ascoltando “Lonely day” (e in generale i System Of A Down, sono eccezionali), “Let it go” e Hurt”. Tutti titoli emblematici, sì. E poi, uscita dall’orale, tutte le versioni recuperabili di “Feeling good”. Oh sì, mi sentivo proprio bene dopo.

La seconda cosa che ricordo di aver fatto con tutti i crismi è la tesina. Era fottutamente ben strutturata, e mi ero esaltata un sacco ad esporla. Che bei momenti, quando già sai che sarai nel limbo di quelli con un voto “medio”, ma almeno hai potuto dimostrare di avere degli interessi personali. Di non essere il solito perfettino con la presentazione che si lega con tutto (malissimo, in alcuni casi), ma che non sa di niente.

E poi uno dei momenti più belli della mia vita. E qui voglio dirvi una cosa, ragazzi: se vi capita di fare una cazzata durante la maturità, fatela. Ma anche prima, anche se è soltanto un’interrogazione. Fatela. Avevo una scommessa in ballo: niente di eccezionale, una pizza. Ma era la gloria a cui ambivo. La scommessa era semplice, dovevo soltanto storpiare il nome di un autore italiano. Sposto la sedia davanti alla professoressa di italiano e latino, dopo una colossale figuraccia con l’esterno di matematica e fisica. Lei mi guarda e mi dice: “Parliamo di Leopardi, va bene?”. Eccolo, lo scrittore che avevo osannato per un anno intero.

La mia risposta è stata rapida, non mi è neanche passato per la testa il pensiero che potesse essere un’idiozia, o che quella che avevo davanti fosse la persona meno adatta per uno scherzo del genere. “Sì, il nostro amico Giacomino!”. Mi giro verso l’amica che mi sta fissando con gli occhi spalancati. Mi volto di nuovo verso la professoressa, che mi risponde soltanto: “Sì, il nostro amico”. E capisco che è fatta, ho vinto. E che finché campo potrò andare a raccontare questa storia in giro, perché l’ho fatto e ho vinto una pizza (che poi è diventato un panino per motivi tecnici).

Il sunto di tutto ciò è che mi ricordo davvero molto poco della mia maturità. Gli unici ricordi che restano indelebili sono quelli legati alle emozioni, alla passione, all’ignoranza (quella sana intendo). Perciò studiate, perché le nozioni che apprenderete vi arricchiranno personalmente. Però rilassatevi, godetevi tutto, soprattutto l’ansia le la paura. Una roba del genere non tornerà mai più nella vita; non credete agli universitari che passano il tempo a lamentarsi e a dire che è peggio la sessione estiva: niente è al livello della maturità. E lo dico da universitaria in sessione estiva. E soprattutto, daje regà, ce la potete fare!