A contare le parole spese riguardo Matteo Salvini ormai si fa troppa fatica. Potrebbe diventare una nuova pena dantesca se ci fosse un novello Dante Alighieri desideroso di creare un reboot dell’inferno. E’ inutile negarlo, nel bene o nel male Salvini crea dibattito, incentiva all’opinione, è molto polarizzante, divisivo e urticante. Ma ha anche dei difetti.
E’ una persona molto complessa, stratificata e ben costruita quindi difficile da analizzare nella sua interezza senza dimenticarsi qualcosa. Provocatoriamente (ma fino ad un certo punto) potrei dire che Salvini è uno e trino: uomo, politico e personaggio.

Tre “stati” in uno, tre insiemi che non sempre coincidono, tre personalità. Non a caso anche i nomi che lui stesso e i suoi comprimari usano, sono tre: semplicemente Matteo se ci si riferisce alla persona, Salvini se si parla del politico e Capitano quando si vuole commentare il personaggio. Ogni tanto le differenze tra le tre fenomenologie spariscono in una voluta e cercata, poiché necessaria, ambiguità di fondo. A tutto questo, nelle ultime settimane, si sta assistendo ad un moltiplicarsi delle “sfumature” salviniane dovute, in parte, da una stranamente cattiva interpretazione delle mode e uso dei social. Ma partiamo dall’inizio.

– MATTEO L’UOMO.
Forse la parte più nascosta, quella che arriva al pubblico solo tramite i racconti di quelli che lo conoscono personalmente al di fuori della politica. Sono racconti molto interessanti perché spesso dipingono una persona molto diversa da quella che la tv e i social ci fanno vedere. Praticamente tutti (anche i detrattori politici) ci raccontano di un Matteo molto simpatico, amante della musica e, strano a dirsi, molto generoso. Un ritratto che sembra quasi un parto della fantasia perché diametralmente opposto agli altri due “Matteo” che compongono il puzzle. Eppure spulciandosi tutto il materiale a riguardo uscito negli ultimi due anni, le opinioni combaciano alla perfezione tra di loro.

Non credo vedremo mai palesemente questo lato, forse solo nel periodo della mediatica separazione con la Isoardi, corredata di post Twitter e Instagram, abbiamo visto Matteo l’uomo, palesemente imbarazzato nel parlare del fatto. Non credo abbia voluto nascondere il suo lato “perdente”, ma sicuramente il suo entourage social gli ha consigliato di non mostrarsi mai sofferente, specialmente per una donna. Invece, in pochi hanno notato questo tratto personale nell’ormai famigerato spot del “vinciSalvini” , dove credo sia venuta fuori la sua verve più cazzara. Ne torneremo a parlare dopo ma io penso che quel “concorso” sia stato un po’ frainteso e non abbiamo capito (ma forse nemmeno i suoi creatori) che cosa volesse essere veramente.

– SALVINI IL POLITICO.
Politicamente Salvini non è una gran cosa. Fa politica attiva da praticamente sempre, in Lombardia, in Europa e in Italia. Da giovane ha scambiato la sinistra con la destra sociale facendo il “comunista padano” e poi si è stabilizzato leghista duro e puro. Più recentemente ha salvato e trasformato la Lega in un partito di destra – destra ma valido a livello nazionale, mentre prima era una realtà nordocentrica. Atti politici veri e propri, di quelli che lasciano il segno, però, non se ne ricordano. Ora che è al governo, a ben vedere, anche. Se prendiamo i suoi due più grandi successi, perlomeno dichiarati tali – Flat Tax e Decreto Sicurezza – e li analizziamo per bene, vediamo che creano più problemi di quelli che vorrebbero risolvere.

A prescindere dal discorso “fa bene o fa male”, “è buono o è cattivo”, “mi piace o non mi piace”, all’atto pratico sono due provvedimenti mal fatti e che verranno necessariamente modificati in futuro. Viene accusato di essere vicino all’estrema destra e alcune sue uscite lo parrebbero confermare. Però bisogna non farsi fregare troppo dalle apparenze perché, palesemente, la sua è una vicinanza di comodo. C’è sicuramente una vicinanza formale in alcuni slogan, in alcuni modi di porsi ma che, di nuovo, vedremo più avanti. A livello politico, Salvini, è più vicino a Forza Italia che a Casapound. Anzi, si potrebbe dire che è Casapound ad essere vicina a Salvini e prova ne è che se fosse davvero il contrario l’estrema destra voterebbe Salvini facendo scomparire il proprio partito (visto come ha cannibalizzato il Movimento 5 Stelle in meno di 12 mesi).

Allo stesso tempo è innegabile che le forze di estrema destra nelle periferie di alcune grandi città facciano estremamente comodo a Salvini, specialmente quando si parla della città di Roma. Sono un mezzo per arrivare in quelle realtà con la strada spianata, una mera opportunità. Che Salvini abbia messo gli occhi su Roma non è un mistero, vedremo se per il futuro non ci sarà magari qualche sorpresa a riguardo.

Sul fascismo di ritorno c’è poi una precisazione da fare: agli italiani è vero che piace la persona sola al comando ma è perché sono pigri. L’italiano vuole che qualcuno gli sistemi i problemi della propria vita ed è disposto a leccargli il culo e a prostrarsi tutto il giorno pur di trarne vantaggio. Quando capisce che non ci sono abbastanza vantaggi per tutti, cerca di entrare nel circolo ristretto di quella persona MA se non ci riesce (e ci riescono in pochi di solito) passa dall’altra parte e inizia a sommergerlo di merda. E’ successo con Renzi, con Berlusconi, con i 5 Stelle e succederà ancora. (*per motivi di tempo questo mio pezzo l’ho scritto in più riprese e l’analisi sugli italiani e il fascismo è stata fatta molto simile anche dalla pagina facebook “Trolling Politika”, ultima realtà rimasta a commentare lucidamente la politica italiana.*)

– IL PERSONAGGIO DEL CAPITANO.
Il lato più conosciuto, famoso, stimato, amato, odiato, detestato, insultato di tutti. E’ quello più riconoscibile o meglio, quello talmente più forte ed efficace che ha coperto l’uomo e il politico. E’ stato costruito molto bene all’inizio ma si sta ingolfando nelle ultime settimane.

L’origine del Capitano è abbastanza difficile da trovare. Il termine “capitano”, però, è geniale: richiama il calcio, sport italiano e popolare per eccellenza, ma anche le gerarchie militari. Va bene per tutti: per i nazisti come per i disperati bisognosi di una guida. Capitano lo era (e per molti lo è ancora) Totti come lo era Priebke, ovviamente in contesti molto diversi.

All’inizio lo chiamavano così i suoi “fan” della prima ora poi, durante la campagna di Trump e l’incontro con Steve Bannon (famoso ideologo trumpiano nonché ideatore di un certo modo di fare e intendere la politica e che ha avuto un ruolo nello sviluppo della figura di Salvini) ha iniziato a diffondersi, soprattutto tramite i social. Sui social, con la sua “bestia” (il gruppo di giovani ragazzi che seguono i social media e la propaganda pro-Salvini) ha creato il suo personaggio e il consenso popolare prima ancora che con le proposte politiche. Ma solo i social non bastano, il Capitano ha dalla sua una capacità oratoria che non si vedeva da tempo.

Semplice, diretta, facilissima da capire, colpisce subito la pancia di quelli che hanno più problemi. Infatti Salvini è in perenne campagna elettorale, un comizio dopo l’altro, paesino dopo paesino. Ma la sua platea è sconfinata perché lui è costantemente anche in diretta Facebook. Questa cosa, chiaramente mutuata da Trump e il suo account Twitter, è stata incredibilmente risolutiva per il suo successo. Ogni sua esclamazione pubblica riesce contemporaneamente a ingalluzzire i suoi estimatori e a far ribollire il sangue di chi non lo può vedere, spesso mutua parole e concetti dalla destra estrema proprio per essere il più possibile divisivo. Non c’è giorno che non dica almeno tre cose (possibilmente slegate tra di loro e appartenenti a contesti diversissimi) che dividano il paese in maniera netta.

Questo perché se le persone sono occupate a litigare non faranno caso ai dettagli. E nei dettagli si nasconde il diavolo. A questo ci possiamo aggiungere foto, video e meme costruiti ad arte: se ci pensate con le foto delle felpe ha solidificato il legame con le forze di polizia e militari (non è un caso se ora la Digos sta diventando letteralmente il suo braccio armato), con le foto del cibo ha creato empatia con tutti i buongustai d’Italia e con i selfie ha dimostrato di avere la stessa smania egocentrica che contraddistingue 9 italiani su 10. Ogni suo post era fatto di un breve slogan e una foto. Termini come “bacioni”, “rosiconi”, “buonista” erano ricorsivi e contribuivano ad enfatizzare la divisione tra le persone. Onnipresente ed ingombrante ma necessario per gli ascolti di televisione e radio. Dove non bastava la comunicazione più semplice arrivavano le fake news costruite ad arte dal suo team. Ne ha rilanciate tante e mai smentite, tanto nessuno gli ha mai chiesto conto. Acclamato dalle folle soprattutto per la sua disponibilità a farsi fotografare, a concedere un pegno di una celebrità al popolino festante.

Poi qualcosa si è rotto. Non so se sia stato il continuo battere sui migranti, anche sotto Natale, o la famosa foto pasquale con il mitra. Forse dopo oltre 12 mesi di sovraesposizione semplicemente la gente si è stufata. Attenzione: non sto dicendo che abbia perso il suo consenso politico, anzi, ma ne sto parlando in termini relativi al “personaggio Salvini” e ai social.

Complice anche alcune azioni non felici, come ad esempio tutto il caso Siri, la Digos usata impropriamente e la censura di alcune manifestazioni di dissenso, il capitano sta diventando un meme vivente. Quando sei il ministro degli interni, vicepremier e uomo di punta del governo, questo non è un bene. Prima era (o meglio dava l’impressione di essere) una persona normale che faceva il suo lavoro e mostrava sui social la sua vita (comizi, panini alla nutella, programmi televisivi), adesso sembra più che altro un cinquantenne perennemente incazzato e livoroso. E’ passato dai “bacioni ai rosiconi” al far rimuovere gli striscioni di dissenso creando un gigantesco effetto Streisand (un fenomeno mediatico per il quale censurare o rimuovere un’informazione ne provoca la sua pubblicizzazione ingigantita per decine di volte) con lenzuolate globali ogni volta che visita una città.

Non so se abbia avuto dei problemi con il suo team social (la diffusione delle spese per la gestione dei social sembrerebbe far propendere per gli screzi interni) o se alla fine l’uomo e il politico si siano totalmente identificati con il personaggio virtuale e non sia riuscito a distinguere Facebook dalla realtà. Persino lo spot del “vinciSalvini”, che probabilmente voleva solamente essere un momento ironico e distensivo, sempre cercando l’empatia con le persone, si è trasformato in un momento trash e compromettente perché truccato, coi vincitori già selezionati. Forse il punto più basso, per ora, si è raggiunto con lo sbarco di migranti a Lampedusa, in diretta tv durante una intervista tra Salvini e Giletti, mentre lui diceva che con lui non sarebbe MAI successo. Da uomo di ferro a cattivo dei cartoni animati è un attimo, da grande capitano a Dick Dastardly ancora meno, il tempo di un meme.

Tra meno di una settimana si saranno svolte le elezioni europee e vedremo cosa succederà. Qualcosa Salvini dovrà cambiare, può essere la sua immagine social o il suo modo di porsi, difficilmente sarà la linea politica. In ogni caso sarà un rischio perché i cambiamenti non sono mai facili e raramente sono accolti con favore dal pubblico. E se fai della politica che vive di sensazioni istantanee questo può essere un grosso problema.

[Immagine: Hipster Democratici]