spin Personalmente non ho mai sopportato i fumatori di cannabis. Ho sempre trovato irritante la loro espressione idiota quando rollano e fumano i loro spinelli, ma soprattutto mi fa incazzare quella loro aria da ribelli, di chi si atteggia ad “alternativo” e “anticonformista” perché si fa le canne il sabato sera.

Per anni ho dovuto reprimere i miei istinti violenti all’udire le loro ridicole argomentazioni a favore della marijuana “guarda che fa meno male delle sigarette”, “è tutta roba naturale”, “in Giamaica la fumano tutti e guarda Bolt come corre!”. Probabilmente è per questo che non sopporto Usain Bolt e mi fa schifo la musica di Bob Marley e il reggae in generale.

Trovo fastidioso l’odore delle canne quando vado ad un concerto, e mi arrabbio quando lo sento ad una manifestazione perché credo che la presenza di fumatori di cannabis danneggi la credibilità dell’evento. Insomma, se avessi la bacchetta magica non esiterei a far sparire dalla faccia della terra chi fuma cannabis. Ma purtroppo la bacchetta magica non ce l’ho, e il problema dello spaccio e del consumo di marijuana continua e (con mio gran disappunto) continuerà ad esserci; inevitabilmente ci saranno sempre migliaia di consumatori di cannabis in Italia e nel mondo. A questo punto bisogna chiedersi quale sia la strategia più adatta per affrontare il problema, cercando di essere il più realisti possibile.

Credo che il punto di partenza debba essere la constatazione che decenni di politiche proibizioniste hanno semplicemente fallito: nonostante lo spaccio di cannabis sia severamente punito dalla legge italiana, il volume di affari che gira intorno alla marijuana è impressionante, il numero di consumatori (abituali e non) è di svariati milioni e non sembra intenzionato a calare. La presenza nelle carceri italiane di migliaia di detenuti per reati legati allo spaccio, detenzione e traffico di droghe leggere non svolge la funzione di deterrente. Questa situazione ha una conseguenza particolarmente spiacevole: il commercio di cannabis genera profitti nell’ordine di svariati miliardi per la malavita italiana, consentendole di finanziare le sue attività criminali.concertto

Visto che i fatti ci indicano chiaramente che l’azione repressiva dello Stato (nonostante l’impiego di migliaia di poliziotti, carabinieri e magistrati) non è in grado di eliminare il commercio di cannabis, bisogna (purtroppo) cambiare l’obiettivo: invece che sradicare definitivamente il problema dobbiamo provare a limitare i danni.

Credo che la recente proposta di legge per la legalizzazione della cannabis vada proprio in questa direzione: nell’impossibilità di impedire alle persone di consumare droga (leggera), lo Stato dovrebbe consentire un consumo controllato di cannabis. Questo consentirebbe di tutelare maggiormente la qualità della droga venduta minimizzando i danni per la salute di chi la consuma (esattamente come avviene per il commercio di alcolici: le bottiglie vendute nei negozi o nei bar sono sottoposte a controlli sanitari, quelle vendute abusivamente ovviamente no).

La legalizzazione della cannabis toglierebbe miliardi di euro dalle casse delle organizzazioni criminali (anche mafiose) e darebbe allo Stato le risorse necessarie per attuare efficaci campagne di informazione riguardo i danni alla salute causati dall’assunzione di droghe leggere (esattamente come avviene per le normali sigarette: una parte degli incassi viene riutilizzato per le campagne contro il fumo; i risultati sembrano positivi visto il sensibile calo dei fumatori in Italia negli ultimi 20 anni.canna

Purtroppo bisogna rassegnarsi alla dura realtà: viviamo in un mondo in cui ci saranno sempre dei consumatori di cannabis. Legalizzarla consentirebbe di ridurre i danni sociali causati da questa pratica. E cancellerebbe di colpo quell’insopportabile espressione di compiacimento per la propria “ribellione al sistema” dalla faccia di chi si fa le canne. Vi pare poco?