di Alessio Mason

Erano le 03:56 in Italia, le 22:56 a Houston. Era il 20 luglio 1969. Tutto il mondo era incollato ai televisori, per seguire le imprese di tre astronauti americani che tanto erano lontani da tutti gli altri esseri umani, anche se erano poi soltanto lì, sopra le teste di tutti. Esattamente 50 anni fa, Neil Armstrong e Buzz Aldrin furono i primi due uomini a mettere piede sulla Luna, il nostro satellite, oggetto dei sogni di tutte le generazioni dalla notte dei tempi.

“Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”, così ci descrisse Armstrong questa impresa, nello scendere dalla scaletta del modulo lunare. Tutto era iniziato nel 1962, quando il presidente JF Kennedy, in un suo famoso discorso, aveva annunciato che l’uomo, e in particolare uno statunitense, sarebbe stato sulla Luna entro la fine del decennio. Si era in periodo di Guerra Fredda, e, dal punto di vista americano, non si poteva di certo andare avanti così: il primo satellite lanciato in orbita era stato un russo, lo Sputnik 1, il primo uomo nello spazio era stato un russo, Yuri Gagarin, e, in generale, bisognava riaffermare la supremazia statunitense. Iniziò così la cosiddetta “corsa allo spazio”.

Nel ’62 nessuno aveva idea di come portare a termine un obiettivo tanto ambizioso da essere quasi folle. Ma solo 7 anni più tardi, era tutto pronto. Sembra incredibile che in così poco tempo, con mezzi limitati, con computer che erano molto meno avanzati di un banale telefono cellulare da quattro soldi dei giorni nostri, la Nasa riuscì a prepararsi ad una simile impresa. Eppure, il 16 luglio del 1969 Armstrong, Aldrin e il pilota del modulo di comando Micheal Collins erano pronti a partire a bordo del razzo Saturn V dalla base spaziale di Cape Kennedy, in Florida. Il 20 luglio, poi, arrivò il fatidico momento. Dopo un eroico allunaggio, condotto con soli 30 secondi di carburante rimanente in condizioni critiche, i due astronauti, con Collins a guardarli, misero piede sulla Luna. Un evento che forse, ancora oggi, sottovalutiamo per importanza e per portata storica, ma che possiamo anche accostare alla scoperta dell’America o ad altri eventi che definiscono la storia in modo così significativo.

Altre missioni seguirono, fino a quando nel 1972 si chiuse il programma Apollo con l’Apollo 17. Nessuno è più stato sulla Luna da quel momento, ma forse questi giorni stanno per finire: la Cina ha da tempo indicato la sua volontà di portare un suo equipaggio sulla Luna, e si dice che potrebbe farcela entro il 2030, mentre recentemente il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence ha annunciato che gli Usa saranno di ritorno sul satellite entro il 2024. Sarà vero?

In ogni caso, per il momento, non ci resta che ricordare le imprese dei tempi che furono. In tempo di cortine di ferro, l’Apollo 11 fu davvero un’impresa che unì il mondo. Sì, la bandiera che ancora oggi alberga sul suolo lunare è quella statunitense, ma la targa che gli astronauti posero lassù recita “Venimmo in pace per tutta l’umanità”. Un’umanità che, a 50 anni dall’impresa, ancora sogna di poter fare salti alti 3 metri e di poter passeggiare sul lato oscuro della luna.