“Se dico quello che penso
Non resta neanche un amico
Sono una merda confesso
Se penso a quello che dico”
(Salmo – Perdonami)

Anche questa volta so già che me ne pentirò. Sto scrivendo un pezzo su una cosa che non vorrei scrivere o meglio, so che non dovrei scrivere. In questi tempi, certe cose è meglio non dirle apertamente perché si viene esposti ad un fuoco incrociato di supponenza e analfabetismo di ritorno tipico dei social. Però è più forte di me. Perdonatemi se potete.

Il tutto nasce dalla tournée in Italia (ma non solo) del comico americano Louis CK, famoso per le sue battute scorrette, serie tv divertenti e perché qualche anno fa è stato tirato in mezzo in alcuni scandali durante il periodo di fuoco del MeToo. Il comico infatti ha (dato sicuro, confessato, certo) molestato alcune sue colleghe in maniera abbastanza esplicita, masturbandosi davanti a loro. Lui si è scusato dicendo che pensava fossero consenzienti e, in effetti, alcune gli avrebbero detto di “si” ma solo perché, per loro, lui era un uomo potente in quel business e avevano paura di rifiutarlo. Il caso, decisamente ricco di sfumature, è stato molto eclatante ma sopratutto rappresentativo di alcune gravi problematiche relative al mondo del lavoro e nella vita in generaleper le donne.

Dopo lo scandalo per Louis è iniziato il “classico” periodo fuori dai radar in cui avrebbe lavorato su se stesso per migliorarsi, ecc. Solita “scusa” inverificabile che tutti usano o quantomeno devono usare per fare buon viso a cattivo gioco. Louis, tra l’altro, aveva anche un film molto atteso in uscita che è stato cancellato con un danno economico importante. Ironicamente (ma non troppo) ne ha fatto le spese anche il suo cast che comprendeva un’attrice molto schierata e attivista femminista come Chloë Grace Moretz ma questa è un’altra storia.

Louis adesso è tornato sulle scene – stessa cosa sta capitando ad Aziz Ansari e, speriamo, a Kevin Spacey, accusati entrambi nello stesso periodo di Louis per molestie e affini che si sono rivelate o si stanno rivelando non chiarissime – e questo tour sarebbe servito a riportarlo in auge presso il grande pubblico. I biglietti per le date italiane sono andati esauriti in pochissimo tempo e stanno uscendo diverse recensioni (in realtà opinioni mascherate da recensioni ma vabbè) che mi hanno particolarmente colpito.

Tralasciando le poche nel merito dello spettacolo, mi voglio concentrare sulle tante che invece si sono soffermate su Louis uomo in relazione a chi stava scrivendo. Ne ho lette un po’, circa una quindicina, alcune di persone che seguo soprattutto per il lavoro magnifico che fanno di attivismo, informazione e sensibilizzazione su argomenti “caldi” e complessi come femminismo, omofobia, stereotipi di genere, ecc. In prevalenza donne ma anche qualche uomo.

Uno dei leitmotiv comuni a praticamente tutti è che Louis non è cambiato, il suo spettacolo continua ad avere battute sessiste e che lui non ha imparato nulla, continua ad essere un vecchio pervertito odiatore di donne.

Io allo spettacolo non c’ero ma non faccio fatica a crederci. Solo mi sarebbe piaciuto avere qualche informazione in più. Tutti gli articoli non citano mai nessuna battuta sessista quindi dobbiamo crederci sulla fiducia. Le pochissime battute riportate sono messe lì, fuori contesto e analizzate partendo dal presupposto che fossero contro le donne anche quando, almeno a me che le leggo decontestualizzate, non mi sembra ci siano gli estremi minimi per pensarla così. Ma vabbè.

C’è poi un problema, a mio avviso grosso, relativo ad un dettaglio non da poco: in quasi tutti gli articoli si faceva menzione del fatto che l’autrice o l’amica dell’autore era l’unica donna presente. Salvo qualche eccezione, tutti riportavano questo dato che è fisicamente impossibile. Gli spettacoli erano diversi ma non tantissimi, le autrici,si fossero anche divisi equamente gli orari, non potevano essere davvero le uniche donne presenti. Attenzione, che Louis CK abbia un pubblico in prevalenza maschile ci sta, che si voglia far passare il messaggio che solo loro sono statele uniche donne ad avere avuto il coraggio di passare il tempo ad ascoltare un “mostro”, un po’ meno. Io poi ne faccio anche un discorso di principio e di onestà intellettuale: se mi inizi un discorso complesso ma importantissimo su argomenti ancora più importanti con una bugia o una mezza verità, per me, parti male, squalificando il tuo lavoro.

Sotto quasi tutti gli articoli ho poi notato molti commenti che fondamentalmente dicevano: “se già sai che non ti piace Louis CK, perchè vai a vederlo?” oppure “Ma cosa ti aspettavi?”. Personalmente penso che andare a vedere qualcosa o qualcuno che non ci piace, che ha un messaggio che non condividiamo e/o magari contestiamo anche attivamente sia non solo un nostro diritto ma anche una buona occasione per capire meglio. Se non ti piace il messaggio, lo spettacolo o le parole usate da Louis CK, non è sbagliato andarlo a vedere. Soprattutto se ne vuoi scrivere. Certo, al grande pubblico rimarrà sempre il dubbio che si parta prevenuti ma io voglio credere che non sia sempre così.

Certo è che andare a vedere un personaggio così iconico (nel bene e nel male), soprassedendo o facendo finta di non capire lo star system americano che vuole i personaggi sempre più o meno uguali a se stessi, è una mossa un po’ ambigua. Io da una parte capisco chi ha amato il comico prima dello scandalo e quindi gli “faceva passare” battutine qua e là, e adesso, visto anche il “ruolo” che ricopre con il suo lavoro, vorrebbe vedere un miglioramento in quella persona, una redenzione, un esempio che cambiare è possibile. E sarebbe davvero bello. Ma Louis CK che fa battute buoniste non credo potrebbe esistere e, forse, non sarebbe nemmeno credibile.

Il mio articolo potrebbe finire qua. Ho evitato abilmente di parlare di come in tutti gli articoli ci fosse anche la solita critica onnipresente al maschio bianco eterosessuale privilegiato e come questa, fatta sempre in modo indiscriminato, faccia più danni di quelli che invece vorrebbe prevenire. Non lo tocco questo argomento. Però c’è ancora una cosa che mi lascia perplesso…

Tutte queste persone, insieme alle altre di cui non ho letto nulla ma avranno sicuramente scritto, io credo che siano in buona fede. Lo voglio credere. Li seguo, li leggo, li ammiro. Però… C’è un piccolo tarlo che continua a rodermi dentro. Un certo modo che ormai hanno quasi tutti di raccontare e raccontarsi.

In tutti i pezzi c’era davvero tanta autoreferenzialità, tanto usare Louis per parlare di se stessi in modo positivo. “Louis CK è sempre uguale a se stesso, non si può salvare ma voi sì. Io vi posso insegnare, seguitemi, followatemi, comprate i miei prodotti”. Ecco, questo a me fa sorgere molti dubbi. Sicuramente credono tutti in quello che fanno, sicuramente lo fanno tutti per rendere il mondo migliore. Ma forse… Forse rendere il mondo migliore in quanto scopo etico e obbiettivo della propria vita è una visione naif, romantica e sorpassata. Forse si può raggiungere quel risultato guadagnandoci qualcosina. Forse posso guadagnarci qualcosa, alimentare il mio ego con i vostri like e le vostre visualizzazioni e aiutare a rendere il mondo migliore. Forse posso parlare di Louis CK nel modo in cui il mio pubblico si aspetta per aumentarne la viralità, poco importa se in realtà mi sono divertito e devo far finta del contrario.

Forse posso scrivere qualche libro, qualche canzone, diventare un influencer sponsorizzato da qualche brand, poco importa se il mio video su youtube è intervallato ogni 10 minuti dal faccione di Vieri che dice “Shave like a bomber”. Voi non badate a quello, comprate i miei prodotti che alla prossima conferenza, per chi acquista il pacchetto vip, gli faccio addirittura l’autografo. E il mondo sarà un posto migliore, almeno per me e il mio ego.

Ma sicuramente sono io che sbaglio. Perdonatemi.