Secondo me prima di tutto bisognerebbe avere rispetto. Rispetto per quelle persone che vogliono inseguire i propri sogni, che vogliono provare a fare del bene, che vogliono tentare di cambiare il mondo. E per farlo sono disposte a vacare la porta della propria abitazione e, in alcuni casi, anche a mettere a rischio la propria vita.

Non conosco Silvia Romano, ma so che ha 23 anni. E a 23 anni sei ancora pieno di sogni, speranze e ambizioni. Stai attraversando quella fase della vita in cui puoi ancora sperimentare su te stesso, scommettere sulle tue idee in quanto non sei ancora oppresso dalle responsabilità, dal lavoro, dalla necessità di costruirti un futuro. E allora ti butti e provi a fare la cosa più difficile ma più bella di tutte: conoscere il mondo.

Silvia non è andata in Africa a fare un safari. E’ andata a dare una mano agli orfani del luogo. Come direbbe qualcuno, è andata ad aiutarli a casa loro (lo stesso qualcuno che probabilmente ora la sta insultando su Facebook). Non so perché Silvia abbia fatto questa scelta, ma posso facilmente intuirlo. Un’esperienza come quella, lontano da casa e a contatto con realtà più complesse e sfortunate della nostra ti cambia, ti forma, ti fa riflettere e, cosa più importante, ti fa crescere. Ma soprattutto ti fa comprendere come funziona il mondo permettendoti di imparare e, forse, diventare una persona migliore.

Tutti questi insulti rivolti a Silvia Romano che si leggono sui social in questi giorni fanno ribrezzo. Silvia Romano è una ragazza la cui unica colpa è stata quella di avere delle ambizioni, di aver provato a fare del bene, di aver cercato di dare un senso alla propria vita.
E voi, leoni da tastiera, ci avete mai provato a dare un senso alla vostra vita?
Voi che la cosa più estrema che abbiate fatto in gioventù è stata andare a sfasciarvi al Cocoricò.
Voi che la vostra massima ambizione consiste nel trovarvi la domenica pomeriggio a guardare la serie A davanti a una birra o stare ore su Instagram a guardare e condividere foto di tette e culi.
Voi che l’unica protesta che abbiate mai appoggiato è quella dell’esclusione di Cristiano Ronaldo dal pallone d’oro.
Voi che quando siete stati in Kenya siete andati a ballare Danza Kuduro nei villaggi turistici.
Voi che “non ve la siete cercata”, ma magari vi comportate come degli stronzi con vostra moglie, i vostri amici, i vostri vicini di casa.
Voi, che cosa avete fatto per rendere migliore la vostra vita e quella degli altri?
Nessun atto di violenza è mai giustificato. Né il missionario che viene rapito, nè la ragazza che viene violentata perché ha una minigonna. Il “Se l’è cercata” non esiste e chi sostenete una frase come questa dovrebbe tenere a mente che se il mondo è un posto di merda la colpa è anche sua.

Silvia non se l’è cercata, anche se probabilmente sapeva che cosa avrebbe potuto incontrare e, il fatto che abbia agito lo stesso non cambia le cose. È come per un inviato di guerra, che viaggia nei posti peggiori del mondo per raccontare quello che sta succedendo. Una persona che compie una scelta del genere è ben conscia di quello che sta facendo. Sa che non sta andando in vacanza, sa che potrebbe non tornare. Ma la passione per quello fa, la causa che ha deciso di sposare per il bene comune ha un valore superiore alla propria vita. Sono scelte difficili da comprendere e non bisogna necessariamente condividerle e approvarle. Ma bisogna rispettarle.

La colpa di Silvia, così come quella di chiunque si addentri in angoli ostili di questo mondo, è stata quella di avere uno scopo. Siete liberi di non sostenere scelte di questo tipo ma, soprattutto se la vostra vita non sta portando a nulla di utile per altri esseri umani, abbiate la decenza di stare zitti.