L’Italia è il Paese dell’esternalizzazione della colpa. Per dirlo in parole povere: siamo degli scaricabarile.

La tragedia del Ponte Morandi ha messo in luce questa attitudine tipicamente nostrana. Dal Governo in primis, che ha immediatamente scaricato la colpa della catastrofe sulla matrigna Europa, all’ente Autostrade per l’Italia, che da subito ha messo le mani avanti assicurando di aver svolto tutti i controlli necessari affinché il ponte fosse sicuro.

L’Italia è anche il Paese del vittimismo cronico. È il Paese delle casette dei terremotati, dei soldi scomparsi degli sms, dei fondi europei non utilizzati per lo scopo designato, delle mafie, dei calcinacci che uccidono gli studenti nelle scuole, delle alluvioni, dello Spread, dei vincoli europei, della presunta invasione dei migranti. Ora, è anche il Paese dei ponti che crollano. Ma mai per colpa nostra.

Per un’assurda coincidenza, il crollo del Ponte di Genova arriva alla fine di un’estate 2018 segnata da costanti e sterili polemiche. Dall’ormai senza fine emergenza immigrazione, alla questione vaccini. Siamo riusciti a ripescare perfino il tema del crocifisso nei luoghi pubblici. Argomenti che creano dibattito e coinvolgono ogni cittadino nel discorso politico, ma che hanno finora semplicemente distolto l’attenzione dai problemi fondamentali per lo sviluppo del Paese.

In molti hanno visto nel crollo del Ponte di Genova una metafora del destino italiano. Probabilmente, non hanno torto. L’Italia sta vivendo uno dei momenti più bassi della sua storia e il dramma di Genova avrà un impatto emotivo che segnerà la storia di questi anni.

Questo momento deve rappresentare un giro di volta. È necessario che il discorso politico ristabilisca delle priorità e smetta di adagiarsi su proclami da campagna elettorale, che hanno il solo scopo di produrre like e aumentare il livore dei cittadini.

Il timore è, però, che ancora una volta si scelga la strada più facile: la rapida individuazione di un capro espiatorio per sfamare i cittadini assetati di giustizia, senza pretendere una completa disamina delle cause dell’evento. Perché è più appagante credere nelle fake news, che ci rendono la vita più semplice, facendoci pensare ai cani eroi e provocando la nostra rabbia con false notizie di pedaggi per le ambulanze.
In un’Italia che si crogiola nel suo gattopardismo, in cui tutto deve cambiare, affinché tutto resti uguale, interrogarsi seriamente sulle ragioni della morte di 40 e più persone, senza rimpalli di responsabilità, è la parte più difficile.