liberazioneSul 25 aprile abbondano ogni anno gli articoli e i servizi televisivi che denunciano l’ignoranza e l’indifferenza degli italiani nei confronti della ricorrenza di uno degli avvenimenti storici che hanno dato inizio alla storia repubblicana e democratica della nostra nazione. Autorevoli firme del giornalismo italiano, del mondo della cultura e della cosiddetta società civile sottolineano puntualmente la mancanza di consapevolezza, soprattutto da parte dei giovani, dell’importanza della Liberazione per le nostre vite.

Difficile non essere d’accordo, al di là dei toni usati dai singoli autori, con queste analisi. Così come è anche difficile non unirsi agli appelli fatti alle istituzioni pubbliche, in particolare la scuola, per trasmettere alle nuove generazioni i valori che furono alla base della Resistenza e per diffondere una coscienza civile degna di questa nome in un paese tradizionalmente noto per il suo scarso attaccamento alle istituzioni.

Detto questo, non vorrei aggiungere nel mare infinito del web un altro articolo su quanto è grave l’atteggiamento di noi italiani nei confronti del 25 aprile; al contrario vorrei sostenere che proprio l’indifferenza e la scarsa consapevolezza con cui viene vissuta questa ricorrenza possono essere lo spunto per sottolineare almeno un tratto positivo degli ultimi 70 anni della nostra storia: noi oggi, a torto o a ragione (secondo me a torto), viviamo in una condizione materiale in cui possiamo anche permetterci il lusso di ignorare la festa della Liberazione dal nazifascismo.

Dal 1945 ad oggi le tragedie contro cui hanno combattuto i protagonisti della Liberazione hanno cessato di rappresentare un pericolo incombente sulle nostre teste: nel 2015 la dittatura, la deportazione degli ebrei, la guerra, le leggi razziali, l’imperialismo sono degli orribili ricordi appartenenti al passato ed hanno smesso di essere percepiti come una minaccia concreta per il nostro futuro; di conseguenza la celebrazione della festa che ha messo fine a tutte quelle tragedie non viene più sentita come importante o necessaria.Bandiera_italiana

Siamo così abituati alla pace, alla democrazia (seppur imperfetta), all’uguaglianza tra i cittadini, alla libertà di opinione, di stampa e di pensiero che ci concediamo il lusso di essere ingrati e irriconoscenti nei confronti di chi è morto per garantirci tutto questo.

In fondo anche questo è un sintomo della grandezza dell’opera svolta dai partigiani e dai padri costituenti della Repubblica: concederci il lusso dell’ingratitudine. Ma, come accade per tutti i lussi della vita, possiamo decidere di andare controcorrente e rinunciarvi: possiamo scegliere di non adagiarci nell’indifferenza e nell’ignoranza e di celebrare pubblicamente una data che ha posto fine ad un’epoca di guerre e massacri e ha inaugurato una nuova era di pace e prosperità per gli italiani, ammirando l’eroismo e il sacrificio di chi ha liberato l’Italia dal nazifascismo e ci ha regalato la democrazia. La quale, come anche le celebrazioni, ha bisogno del continuo e quotidiano impegno dei cittadini per continuare a sopravvivere. Buona festa della Liberazione a tutti noi.