Il reportage di Ballarò, forse, potrebbe evidenziare che sia giunto il momento di fare alcune serie riflessioni sul tema del 25 Aprile, riflessioni che non sfocino nel panta rei del nulla, ma che possano davvero costituire una serie critica costruttiva al tema.

Si è citata la scuola come causa di questa ignoranza generale sulle nuove leve – che in alcuni casi tante nuove non erano – si è poi parlato giustamente del mondo “societario”, ma nulla è stato detto sulla famiglia.

Ecco, visto che attualmente perversa la polemica sulla distruzione della famiglia e sulla necessità di salvaguardare questa dai crismi demoniaci del divorzio breve e del negozio matrimoniale omosessuale, elevando la famiglia a dimensione centrale e prioritaria della società, forse, proprio in causa di questa ignoranza e di una maggiore e diffusa ignoranza generale le principali responsabilità dovrebbe ricadere su questa “cellula fondamentale” che, presa dai suoi individualismi radicati e moderni, non è più in grado di trasmettere e creare reale rete tra il mondo storico, gli anziani, è quello moderno, le proli.

Ma, ciò detto, le colpe non solo esclusivamente della famiglia in sé quanto anche delle associazioni, ed estensionalmente, dell’associazionismo societario, che non è stato in grado di coltivare e diffondere il sapere, ma semplicemente creare una ricorrenza settoriale, partigiana ed autoreferenziale senza realmente promuovere il sapere diffuso dei valori di libertà, resistenza, antifascismo e di unione, perché sì, la resistenza non è stata solo di sinistra, ma anche cattolica, monarca e dei dissidenti, doveroso è necessario ricordarlo, soprattutto alla maggioranza dei responsabili e degli iscritti Anpi, convinti che solo gli estremisti di sinistra abbiamo combattuto per la libertà, spesso escludendo in parte i socialisti.

È anche in buona parte su queste associazioni che ricade la colpa di tale ignoranza.

In ultima battuta una colpa appartiene anche alla scuola, ma in minima parte, perché da sola, stretta da programmi formativi riformarti al ribasso qualitativo e dall’assenza di una rete nazionali forte con le associazioni ed il mondo politico, (mai sia che si parli di politica a scuola, insegnando a vivere e coltivare l’interesse per la “Civitas”, la religione sì, ma il partito no, va beh altra polemica) difficilmente riesce a creare le situazioni per infondere e trasmettere i sani valori civili e laici che riguardino la resistenza.

Oggi forse, la ricorrenza del 25 Aprile ha più che mai senso, proprio per fare resistenza a questo interessi partigiani e, spesso personali, per tornare a condividere il sapere, le emozioni ed il valore storico e laico del terribile periodo del ventennio e della Rsi.