Avevo 12 anni quel 19 luglio. E non afferrai completamente, guardando le drammatiche immagini lanciate da tutti i tg, la potenza tremenda di quanto era accaduto in quella via di Palermo. Certo, era morto un giudice, e la sua scorta; una cosa bruttissima. Ma sembrava tutto un film di Bruce Willis. L’età non mi permetteva di avere i mezzi per percepire e comprendere il clima che avvolgeva l’Italia in quel periodo terribile della nostra storia. Ero un ragazzino occhialuto che passava le sue giornate scarabocchiando fumetti e inventandosi mondi immaginari e il mondo reale lo lasciavo volentieri ai grandi. A maggio era morto un altro giudice, ancora per una bomba; e anche allora, la mia preoccupazione era proiettata all’imminente esame di quinta elementare. La paura non riguardava la portata dell’offensiva mafiosa, bensì l’avvento di settembre e l’ingresso nel mondo ignoto della scuola media, con tutti quei nuovi compagni sconosciuti e l’addio alla comfort zone delle elementari. Quella sì, una minaccia che mi agitava il sonno, insieme al ‘Bob’ di ‘Twin Peaks’ e al rischio (poi concretizzatisi) che Lentini passasse al Milan.

Successe però una cosa, la settimana dopo via d’Amelio. Mi arrivò nella cassetta della posta il nuovo numero di ‘Topolino’ (allora ero un abbonato). Un numero, in qualche modo, storico, anche se di questo ‘primato’ non troverete traccia su internet. Perché, allegato al giornale, c’era un biglietto con un messaggio della redazione. Faccio una premessa: nel corso della sua lunghissima storia iniziata alla fine degli anni Quaranta, nelle pagine di ‘Topolino’ non ci sono mai stati espliciti riferimenti ad eventi tragici di attualità. Né all’interno dei fumetti, né nelle pagine interne, quelle delle rubriche, dei reportage. Dal buio degli Anni di Piombo all’incubo dell’11 settembre, ‘Topolino’ ha comprensibilmente ‘protetto’ i suoi lettori, alcuni troppo piccoli per poter leggere di certi argomenti ‘da adulti’ in mezzo alle storie dei loro personaggi preferiti.

Ebbene, nel biglietto di cui dicevo, per la prima volta, ‘Topolino’ fece un’eccezione, affondando i guanti gialli nella realtà. Che in quell’estate 1992 era una realtà durissima. Sono passati 26 anni, ho scordato persino quello che ho mangiato ieri a cena e il colore dei calzini che indosso adesso, eppure ricordo ancora le parole di quel foglietto (pure il colore: giallo). ‘La redazione si stringe intorno a tutti voi lettori in questo momento così difficile per il nostro Paese’. Rimasi di stucco. In quel momento, in quel pigro pomeriggio di ozio sotto il solleone in cortile, compresi forse per la prima volta che là fuori c’erano dei nemici di cui aver paura. Nemici veri, che non venivano sbattuti in gattabuia da Topolino dopo poche pagine. Crescendo, naturalmente, ho potuto approfondire i retroscena di quegli eventi tragici che avrebbero segnato indelebilmente gli anni successivi del nostro Paese, fungendo da spartiacque tra un prima e un dopo.

26 anni dopo, non so quanto il tema mafia dica ai 12enni di oggi, che ahimé non comprano più ‘Topolino’ come allora, o più in generale agli adolescenti. Anche perché nel frattempo la piaga della criminalità organizzata è radicalmente mutata, adattandosi ai tempi e insinuandosi nel tessuto della società con capacità camaleontica, come ben racconta ‘Gomorra’. Il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fortunatamente, è ancora vivo nella memoria e almeno per oggi sulle nostre bacheche social, tra un ‘nessuno può decidere per la mia vita’ di una no-Vax e un insulto ai soldi della Ferragni farà capolino qualche loro frase celebre. Ricordarle non fa mai male, per non disperdere la memoria di quel tempo che fu, per certi versi, irripetibile. Perché, anche se il ‘condividi sei indignato’ non era stato ancora inventato, la morte dei due giudici ebbe se non altro il positivo effetto di ricompattare la nazione, come spesso ci accade nei momenti bui. Il sacrificio dei due eroi dell’antimafia agitò le coscienze degli italiani, facendo riaffiorare in loro un sussulto di orgoglio civile, riscoprendo il desiderio di legalità.

Ecco. Visto che oggi, luglio 2018, da come ci raccontano l’Italia è sotto l’attacco di forze oscure straniere pronte ad invaderci, alcuni rappresentanti delle istituzioni odierne potrebbero tenere sul comodino i volumi che analizzano la storia di quegli anni, segnati da quella che davvero un’emergenza. Vera. Una minaccia concreta da combattere, che spargeva sangue, lasciava morti nelle strade, faceva titolare a un giornale ‘Palermo come Beirut’ (come effettivamente sia stata combattuta, quella minaccia, negli anni successivi, è argomento che potrebbe riempire decine di libri e del quale si dibatterà probabilmente per sempre). Ecco, per trarre qualche buon consiglio ogni tanto servirebbe davvero buttarci un occhio, a questi libri. Magari, per carità, dopo essersi rilassati con una puntata di ‘Amici’, va benissimo.