Boston Celtics Larry Bird, 1985 NBA Playoffs game 2 vs the Detroit Pistons

“Tranquilli, sto solo dando un’occhiata in giro per vedere chi arriverà secondo”.

Con queste parole Larry Joe Bird si presentò nello spogliatoio durante l’All-Star Weekend del lontano 1986, poco prima che iniziasse la gara del tiro da tre punti. Parrebbe una mossa arrogante e azzardata, ma la storia del basket statunitense racconta che quel giorno ad alzare il primo premio al cielo fu proprio Bird, insieme alla consapevolezza di essere uno dei migliori tiratori che l’NBA abbia mai visto.

Parlare della sua vita o tentare di comporre una sua breve biografia sarebbe come tentare di racchiudere l’Oceano Pacifico dentro un bicchiere d’acqua, dunque mi limiterò a raccontare alcuni dei fatti più interessanti della carriera del bianco bifolco di French Lick, piccolo paesino sperduto in mezzo ai boschi dell’Indiana.

Da buon villico, non ha mai amato i riflettori o un grande numero di persone intorno a sé. Tutto ciò era invece perfettamente rappresentato dall’Indiana University a Bloomington. Già da giovane Bird aveva mostrato grandi doti cestistiche, soprattutto dal momento in cui l’uomo che poi divenne il suo mentore sportivo non gli disse che se dentro ad un canestro riuscivano ad entrare due palloni contemporaneamente, quel piccolo rosso silenzioso doveva riuscire ad infilarne facilmente almeno uno.

Silenzioso e freddo, al contrario del suo miglior nemico Magic Johnson. Ma il suicidio del padre e le strette regole della piccola cittadina tra i boschi dell’Indiana formarono per sempre il carattere di Larry Bird. La sua devozione al lavoro e all’allenamento non ha eguali ancora adesso, era sempre il primo a mettere i piedi sul parquet incrociato del meraviglioso Madison Square Garden di Boston.

Nonostante questo suo carattere riservato, all’occasione mostrava un lato da leader puro, capace di condurre la propria squadra al titolo per ben tre stagioni NBA, ognuna di queste contraddistinte dal premio MVP per lui. La sua grettezza non lo fermava dal riferirsi direttamente ai suoi compagni chiamandoli “signorine” per via di una partita mal giocata, ma ciò bastava per portare i Celtics dei magici anni 80 a dei livelli immensi insieme ai loro eterni rivali, i Los Angeles Lakers capitanati dalla nemesi del bifolco.

Larry Bird può essere tranquillamente considerato una leggenda per un semplice ma incredibile motivo. È risaputo che nel mondo dello sport gli atleti di colori sono sempre riusciti a sovrastare i loro colleghi bianchi per atletismo, grinta e tecnica. Ma tra il 1979 e il 1992, per la prima volta questa supremazia nera fu messa in discussione da un uomo dalla carnagione bianca come il latte e poi soprannominato “The Great White Hope”. Bird riusciva a controbattere l’atletismo degli avversari con una meccanica di tiro dalla percentuale altissima e dalla tecnica impeccabile, riuscendo nel tempo ad essere eletto per ben due anni consecutivi MVP della Regular Season, a vincere per altri tre anni consecutivi la gara di tiro dalla linea dei tre punti e ad essere inserito nella leggendaria Hall of Fame di Springfield.nba

Numeri, punti e partite che di certo nessun suo avversario mai dimenticherà, anche se probabilmente gli altri giocatori che hanno avuto a che fare con lui vi parlerebbero più facilmente dell’arte in cui sicuramente Larry Bird eccelleva sopra chiunque: il trash-talking. Per il bifolco di French Lick ogni occasione era buona per lanciare frecciatine o frasi d’impatto agli avversari, spesso con esito positivo per lui. Perché in America vige un detto, “Se apri bocca, poi devi essere in grado di dimostrare con i fatti quello che hai detto”, e Bird era la rappresentazione umana di questo proverbio.

Volete degli esempi? Eccovi serviti. 25 dicembre, partita natalizia. Prima della gara contro gli Indiana Pacers, Bird disse all’avversario Chuck Person che gli voleva fare un regalo di Natale. Mentre Person si trovava in panchina, Bird fece un tiro da tre punti dalla linea di bordo campo proprio di fronte al giocatore dei Pacers. Immediatamente dopo aver eseguito il tiro, Bird gli urlò “Merry fucking Christmas!” per poi lasciare che la palla accarezzasse la retina del canestro come solo lui sapeva fare.

Partita tesissima contro la squadra di Seattle, i SuperSonics. A pari punteggio, Bird disse esattamente da dove avrebbe eseguito il tiro della vittoria a Xavier McDaniel, ala dei Supersonics che lo stava marcando. Dopo un timeout e pochi movimenti sul parquet, Bird si posizionò nel punto esatto che aveva indicato a McDaniel, si fermò, si girò ed eseguì il tiro in faccia a Xavier. Superfluo dire l’esito del tiro.

La lista di esempi risulta essere quasi infinita, adatta ad un giocatore del suo calibro. Proprio oggi, nel giorno del suo cinquantanovesimo compleanno ho voluto presentarlo così, senza mezzi termini e senza peli sulla lingua. Esattamente come quel bifolco taciturno nato nel 1956 nella sperduta Indiana.