Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere considerato un uomo?”

Forse a Bob Dylan non piace tanto l’idea di essere definito “poeta”, al punto di non essersi mai presentato a ritirare il Nobel per la letteratura nel 2016, ma è inutile negare che i testi delle sue canzoni, accompagnati dalle note della sua chitarra e armonica, lascino quel qualcosa in più tipico delle poesie. Blowin’ in the wind è stato il mio cavallo di battaglia durante gli anni dell’adolescenza, la canzone da ascoltare durante i momenti di sconforto e da cui prendere spunto quando avevo bisogno di cambiare prospettiva e modo di vedere le cose.

In questa canzone del’63 Dylan fa certamente riferimento alla situazione politica degli Stati Uniti, lanciando così il suo messaggio di pace in uno scenario di guerra aperta col Vietnam, ma io ho sempre voluto pensare che Bob abbia lasciato in realtà un significato aperto, di libera interpretazione. E quindi per me Blowin in the wind era ed è ancora un richiamo ad accettare che tutto passa e che tutti, prima o poi, cresciamo e che per raggiungere i nostri obiettivi dobbiamo percorrere delle strade che non sempre ci portano dritti al punto prestabilito, ma che anzi prima ci fanno conoscere parecchi ostacoli.

Questa canzone per me è un inno a non incaponirsi sulle cause perse, sulle lotte contro i mulini a vento, sulle questioni di principio quando non si sa dove sbattere la testa, quando non si è pronti ad accettare e, soprattutto, ad ascoltare quelle risposte che non vogliamo sentire. È un’inno a predisporci di più all’accettazione di sé, dei propri limiti e delle proprie capacità, senza smettere mai di cercare quella risposta che, amici miei, sta soffiando nel vento.