Nel corso della sua ultrasettantennale storia, ‘Topolino’ ha molte volte deliziato i suoi lettori, giovanissimi e non, con divertenti gadget allegati alla rivista. Per ovvie ragioni anagrafiche, quelli a cui il sottoscritto è maggiormente affezionato risalgono alle estati comprese tra la fine degli anni Ottanta e i primissimi anni Novanta. Più che il gadget in sé, mi mancano le sensazioni che accompagnavano l’attesa dell’uscita: la curiosità, innanzitutto. L’abilissima campagna di marketing di ‘Topolino’ (sviluppata non solo sulle pagine della rivista, ma anche tramite tv, quotidiani, altri giornali, radio) era incentrata sulla costruzione dell’Evento, o meglio sulla marcia di avvicinamento all’Evento, il grande evento che avrebbe cambiato (in meglio) l’estate di noi ragazzini divisi tra i primi videogiochi e le partite di pallone in cortile. E l’identità del gadget, nemmeno a dirlo, veniva svelata solo all’ultimo. E ovviamente, non è che avevi il gadget tutto in una volta, eh no; era diviso in quattro parti, una per uscita (‘Topolino’ è settimanale). Quindi, per avere il gadget completo, serviva un mese. Mica poco, per noi ragazzini impazienti, capaci di divorare un Cucciolone in dieci secondi netti. Ricordo con calda nostalgia il primo gadget che iniziai a collezionare. Correva l’estate del 1989, e ‘Topolino’ lanciò l’Orologio Ecologico, un gioiellino che avrebbe mandato in brodo di giuggiole Greta Thunberg: la cassa in plastica ecosostenibile, il cinturino in sughero (il settimanale Disney ha sempre avuto a cuore il tema dell’ecologia). Ricordo che mi si scaricò in fretta per motivi oscuri e ci rimasi male per settimane (però ho scoperto da poco che su eBay qualche anima pia lo ha messo in vendita: forse posso recuperare il tempo perduto). L’anno successivo, il 1990, con l’Italia appena uscita dalle Notte Magiche, a partire da metà luglio scattò il momento della Macchina Fotografica Ecologica, interamente realizzata in Mater-Bi, la plastica ricavata dal granoturco che allora veniva indicata come il materiale del futuro (ciao core). Tanta emozione nell’attesa dei numeri e nel montaggio finale, ma nessuna foto realizzata all’attivo: avevate dei dubbi? Quella del 1991 fu invece l’estate del Topobinocolo. In quell’occasione ‘Topolino’ si superò, proponendo ai lettori un gadget multiuso: lente capace di fungere anche da binocolo, bussola e torcia. In pratica, il Nirvana dei piccoli boyscout.E arriviamo all’estate del 1992, che coincise con il lancio nelle edicole del ‘Topojolly’, o il ‘Portatutto dappertutto’, come recitava lo slogan: nientemeno che uno zainetto-marsupio composto da diversi scompartimenti. Ma fu con l’estate successiva che si entrò nella leggenda. E per ‘Topolino’ fu da record. Il gadget pensato per le vacanze del 1993, il ‘Topowalkie’, permise al settimanale di toccare, per la prima e unica volta nella sua storia, la tiratura di oltre un milione di copie vendute: un successo clamoroso, ma non inatteso. Parlando di walkie talkie, era evidente che se ci volevi giocare dovevi spingere qualche amico a comprarlo e quindi era facile prevedere il tutto esaurito nelle edicole. Comunque: una volta completato, contenendo a fatica l’adrenalina di chi si aspettava di poter intercettare le frequenze radio della polizia – il massimo dei videogiochi di cui disponevo allora erano i Gig Tiger e per me quell’aggeggio rappresentava un salto nell’iperspazio tecnologico – arrivò puntuale la delusione. Con il mio bel Topowalkie color rosso non riuscii a parlare con nessuno: nemmeno con mia cugina che era nella stanza a fianco. Solo fruscii incomprensibili e niente più. E fu in quel momento che tra il sottoscritto e i gadget topolineschi qualcosa si incrinò, irrimediabilmente. A loro avevo dato tanta fiducia, che era però rimasta ripagata solo in parte. Iniziai a non sentire più il brivido dell’attesa per quel piccolo, grande evento estivo. Tanto che del gadget lanciato nel luglio 1994, il ‘Topokit’, ho poche immagini in testa. Offuscato, nei miei ricordi, dal maledetto rigore di Baggio nella finale con il Brasile, temo. Ero cresciuto ed era arrivato il momento di confrontarsi con la durissima realtà: il calcio, il tifo e le sue pochissime gioie.