Ma ve li ricordate i tempi in cui non era davvero estate finché non iniziava il Festivalbar?

Sembrava una cosa da nulla, così scontata, eppure nessuno si sentiva davvero in vacanza finché, finita la scuola, non iniziavano a dare la pubblicità che preannunciava l’inizio del programma musicale più amato da tutti.

Che poi diciamocelo, spesso gli artisti in gara non erano poi chissà che fenomeni, tanti sono state delle vere e proprie meteore – che in ogni caso hanno tirato fuori dei tormentoni che ancora oggi ricordiamo – eppure le serate passate a guardarli cantare uno dopo l’altro, con le finestre aperte e l’aria estiva che entrava in casa, senza l’ansia di dover andare a dormire presto perché il giorno dopo c’era lezione, le ricordiamo tutti con un sorriso.

Su quel palco abbiamo visto nascere cantanti e gruppi come Tiziano Ferro, Paola e Chiara o i Lunapop (e che fitta al cuore pensare che all’epoca Cremonini aveva 20 anni, mentre ora ne ha appena festeggiati 40), abbiamo visto presentarsi capisaldi degli anni ’90 come gli 883, vecchie glorie come Ligabue e Vasco Rossi, abbiamo visto cantanti che sono poi spariti e nessuno sa più che fine abbiano fatto come Luca Dirisio, Valeria Rossi e Paolo Meneguzzi, ma abbiamo anche visto esibirsi cantanti internazionali come Anastacia, tutti divisi tra CD rosso e CD blu, con l’inconfondibile girasole in copertina.

Un motivo dietro questo ricordare con affetto programmi simili c’è: il Festivalbar è un simbolo. È il simbolo di quelle abitudini che davamo per scontate, ma che ci piacevano. È il simbolo di quegli anni spensierati e sereni in cui ancora non incombevano su di noi doveri e responsabilità. È il simbolo di tutto ciò che ci faceva stare bene con poco e che non tornerà più.

Per questo ci manca tanto quel girasole sullo schermo. Per questo, allo stesso tempo, non è giusto chiedere che ci ridiano indietro il Festivalbar, perché non sarebbe più la stessa cosa. Meglio continuare a ricordarlo con un sorriso e, per i più nostalgici, con una lacrimuccia e pensare che chi non sa di cosa stiamo parlando non sa cosa si è perso.