Se ami la musica di canzoni ne ascolti tante, ho sempre pensato che spesso siano esse ad incontrare te e mai il contrario, come quando stai passando un periodo particolare e un bel giorno prendi un disco che magari hai in casa da una vita ma non lo hai mai ascoltato, e ad un certo punto parte un pezzo che racconta proprio quello che stai vivendo e ti domandi come mai non ti fossi mai accorto di quel disco e come mai quella canzone arrivava nelle tue orecchie solo in quel preciso istante.

Mi è capitato molto spesso, però oggi voglio parlare di una canzone che ritengo importante non tanto per questo fenomeno, ma perché mi ricorda i primi tempi in cui ho iniziato a cantare nella mia prima band.

Eravamo 4 amici usciti dalle superiori, la maggior parte di noi si era iscritto all’università e si era cominciato ad uscire insieme perché in quel periodo nessuno di noi aveva un gruppo di amici consolidato, e da buoni nerd iniziammo a vederci tra noi per una birra il sabato e dire un po’ di cazzate.

Poi come spesso succede la vita universitaria ti porta a conoscere altra gente e di lì a poco quel gruppetto di 4 persone era diventata una compagnia che spesso non riusciva a trovare un locale con un tavolo che la contenesse tutta. E allora le uscite in comitiva e poi le vacanze d’estate tutte insieme.

E’ da una di queste che tutto ebbe inizio, col mio amico Lorenzo che portava la chitarra per poi organizzarci di andare in spiaggia la sera con borsate di bottiglie per bere, cazzeggiare e magari suonare un po’. Lorenzo già da tempo mi diceva che aveva messo insieme una band, che tuttavia non stava andando molto avanti perché tentavano di fare Progressive rock ma onestamente non riuscivano a starci dietro.

Sta di fatto che in una di quelle serate in spiaggia Lore prese la chitarra ed iniziò a suonare, nella compagnia tutti erano più o meno stonati, e allora alla fine mi trovavo sempre a cantare da solo insieme a pochi altri, tanto che dopo un po’ di settimane fu proprio Lorenzo che mi disse “senti ma se mettessi di nuovo insieme la band tu te la sentiresti di cantare con noi?”. Io gli dissi di sì a condizione che non mi spaccassero le palle col progressive rock che era un genere che mi aveva sempre annoiato a morte.

E fu così che dopo un po’ di tempo mi trovai nella tavernetta di un nostro amico comune che in quel momento era il secondo chitarrista di questa ancora ipotetica band, per iniziare ad imbastire qualche pezzo e vedere cosa ne sarebbe venuto fuori. In quel momento non avevamo nemmeno il batterista quindi figuratevi cosa poteva nascere musicalmente parlando, e tra i tanti pezzi che volevamo fare Lorenzo mi fece ascoltare un brano di una band che non conoscevo, una ballata che si poteva provare anche solamente con voce e chitarra e che in quel momento era perfetta per iniziare a suonare insieme ed acquisire un po’ di confidenza musicale tra noi.

Questa canzone era Map of the world dei Marillion, una band britannica di rock progressivo fondata nel 1979 che aveva riscosso un certo successo nell’ambiente del prog inglese di quegli anni. Io non li avevo mai sentiti ma quella canzone, nonostante non fosse per nulla facile da cantare mi piacque fin da subito e divenne poi col tempo il primo pezzo con cui attaccavamo nei concerti (non moltissimi bisogna dirlo) che facemmo quando la band iniziò a camminare.

Ma quelli erano gli anni dove bastava poco per divertirsi, e dopo qualche prova casalinga rompemmo gli indugi ed iniziammo a cercare l’ultimo elemento che ci mancava per completare il gruppo ossia un batterista e mai avremmo pensato che a bussare alla nostra porta arrivasse un altro tipo che col tempo è diventato un amico importante ossia il vecchio Seba, tanto che nonostante siano passate parecchie primavere da allora suona tuttora insieme a me, con qualche anno di più sulle spalle, ma la voglia di continuare a cazzeggiare insieme almeno per un paio d’ore alla settimana. A quel punto gli Acer (sì il quello era il nome della band) erano pronti, Lore, Marco, Stefano, Seba e il sottoscritto erano pronti a rovinare gli apparati uditivi di tutto il mondo.

Sono passati più di 15 anni da allora, tantissime cose sono cambiate, tuttavia ripenso sempre con affetto a quei momenti, quando suonare era anche un modo per fuggire dai tuoi problemi, dalle tue ansie, da quello che non ti piaceva della tua vita e che riuscivi a ritrovare in un gruppo d’amici che oltre ad uscire con te nel weekend, condivideva la passione per la musica e la voglia di fare casino con le distorsioni delle chitarre.

Map of the world ogni volta che l’ascolto mi fa ritornare a quei momenti, alle prove nella stanza della casa di Lorenzo a Baldissero d’Alba su una collinetta, stanza naturalmente priva di qualsivoglia forma di insonorizzazione, e soltanto il fatto di essere piuttosto isolati dalle zone abitate credo che ci abbia salvato dall’arrivo dei carabinieri, le cene prima delle prove con tanto di provviste gentilmente fornite dalle nostre rispettive madri, le forniture famiglia di bottiglie da 50 cl di Finkbrau la mitica birra del Lildl che ti apriva la strada per l’alcolismo a prezzi assolutamente popolari, tanto che la nostre spese, con i pochissimi soldi guadagnati dai pochi concerti fatti, erano destinati 30% per l’impianto mentre il resto era destinato alla birra (non siamo mai riusciti a capire per quale ragione finisse sempre così in fretta).

Eravamo costretti ad andare un’ora prima per scaldare la casa, e spesso nei mesi invernali quando si andava sotto zero ho cantato con la giacca addosso, mentre d’estate si sudava parecchio e spesso gli zampironi non erano sufficienti per combattere le zanzare, ma ci si divertiva molto, ci sentivamo parte di qualcosa e le ore passavano veloci.

Suonando ho conosciuto tanta gente, la maggior parte della quale è divenuta parte della mia vita, amici veri con cui magari non suono più ma con i quali condivido tante cose, nonostante si sia cresciuti, molti di loro siano diventati mariti, mogli, padri o madri, alcuni di loro sono andati a lavorare in paesi lontani, ma grazie a quegli anni si sono creati dei rapporti che hanno saputo superare il tempo che passa e la vita che cambia e spesso la musica o magari anche solo una canzone ha la capacità di ricordarti tutto questo e di riportarti per un attimo a quei tempi, quando erano sufficienti una stanza, un paio di chitarre, alcuni litri di birra e voglia di passare del tempo insieme per sentirsi felici