10488176_10204326834640446_4582735007378998591_nIl 27 marzo 2011, mentre gli aerei della Nato bombardavano la Libia, Zerai ricevette una chiamata da un telefono satellitare. L’uomo dall’altro capo diceva di trovarsi su un gommone con altre 71 persone, le scorte di acqua e cibo erano quasi finite, così come il carburante. Zerai allora si occupò di telefonare al Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma per avere le coordinate della barca.

Meno di un’ora dopo, il centro diramò una chiamata alle sedi della Nato e a tutte le imbarcazioni della zona. La barca era a metà strada tra la Libia e Lampedusa. Quando Zerai richiamò l’uomo che l’aveva contattato per avere sue notizie, il telefono non squillò più. Quindici giorni dopo seppe cosa era accaduto: un sopravvissuto raccontò che il gommone era stato colpito da una tempesta, solo 11 dei 72 passeggeri erano ancora vivi. Il superstite riferì a Zerai che i militari si erano avvicinanti alla barca tre volte mentre era in mare, senza fare nulla. Il caso è conosciuto come “la barca lasciata a morire”. Quando Zerai parla di questo episodio si arrabbia ancora: “Voglio guardare negli occhi quelli che li hanno lasciati morire. Perché? Voglio dirgli: quelli che vedete nel Mediterraneo sono esseri umani come voi, non sono oggetti senza vita.”

Mussie Zerai è un prete cattolico di origine eritrea che come missione salva vite umane e il caso citato sopra è solo uno tra tanti dei quali si è occupato. Il suo telefono squilla ininterrottamente ogni giorno. Le telefonate arrivano da Svezia, Norvegia, Eritrea, Sudan e Italia, in particolare Lampedusa. Gli africani diretti in Europa si passano il suo numero di cellulare per chiamarlo in caso di emergenza. Le barche in difficoltà chiamano Zerai con il telefono satellitare, lui prende nota delle coordinate e le comunica alle autorità italiane per organizzare le operazioni di soccorso. Secondo la guardia costiera italiana, le telefonate di Zerai hanno permesso di salvare almeno cinquemila vite.

Ha illustrato i problemi dell’emigrazione dall’Africa a ministri italiani, commissari dell’Unione europea e a due papi. In cambio ha ricevuto solidarietà, ma pochi cambiamenti politici. La situazione infatti continua a peggiorare: i migranti sbarcati in Italia nei primi tre mesi del 2014 sono stati 10 volte di più che nello stesso periodo dell’anno precedente.

Dopo il terribile naufragio del 3 ottobre, durante il quale sono morte 111 persone e più di 200 sono ancora disperse, Zerai si è chiesto se una tragedia di quelle proporzioni avrebbe finalmente suscitato un reazione: “Ogni volta è lo  stesso. Tra qualche mese tutti avranno dimenticato. Tranne noi: noi ricordiamo sempre. Non è possibile accettare queste cose come se fossero normali”.